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La flat tax in Veneto penalizzerebbe sette cittadini su dieci tra lavoratori dipendenti e pensionati

È quanto emerge dall’elaborazione dei dati delle dichiarazioni dei redditi percepiti nel 2020 presentate da 362 mila cittadini nel 2021 attraverso i 150 sportelli Cisl

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In Veneto sette cittadini su dieci (tra lavoratori dipendenti e pensionati) rischierebbero di veder salire la tassazione sui loro redditi se passasse la proposta di applicazione di una “tassa piatta” (cosiddetta “flat tax”) al 15%, in sostituzione delle attuali aliquote e scaglioni Irpef, proposta avanzata da alcune parti politiche in questa campagna elettorale.

È quanto emerge dall’elaborazione dei dati delle dichiarazioni dei redditi percepiti nel 2020 presentate da 362mila cittadine e cittadini veneti nel 2021 attraverso i 150 sportelli di Cisl, disseminati in tutte le province del territorio, che porta alla luce alcuni aspetti preoccupanti.

«Dal nostro osservatorio risulta evidente come sarebbero le persone più deboli da un punto di vista socioeconomico a essere penalizzate, vedendosi imposta una tassazione maggiore nel caso di un’applicazione di tassa piatta. Insomma il prezzo più alto ancora una volta sarebbe pagato da lavoratori e pensionati a reddito più basso» sottolinea Gianfranco Refosco, segretario generale di Cisl Veneto, che continua: «Un tema, quello fiscale, che da tempo Cisl sollecita come centrale incalzando la politica sulla necessità di una riforma complessiva, e che ora nella sua “Agenda sociale” chiede sia messo al centro del dibattito di questa campagna elettorale in un’ottica di maggiore giustizia».

Il campione dei 362.490 cittadini analizzato da Caf Cisl Veneto rappresenta una quota pari al 21% della platea dei contribuenti della regione che nel 2021 hanno presentato il loro modello 730 per i redditi percepiti nel 2020. Di loro il 38% sono pensionati (138.298, di cui 71.964 donne ossia il 52%) e il restante 62% (224.192) sono “contribuenti attivi”, nello specifico lavoratori dipendenti. Rispetto a questi ultimi la metà sono donne (112.904) e il 12% (27.297) sono giovani con meno di 30 anni.

Con l’intenzione di misurare l’impatto dell’eventuale applicazione di una tassa piatta in termini di tassazione, i dati Caf Cisl Veneto sono stati elaborati raggruppando i contribuenti in fasce di reddito e determinando per ognuna l’“aliquota reale media” di imposta sul loro reddito, percentuale calcolata in base all’importo di Irpef realmente pagato dal contribuente al netto di detrazioni e deduzioni.

Spiega Stefania Pasian, direttore di Caf Cisl Veneto: «È importante anzitutto evidenziare che se da un lato l’aliquota media reale del campione complessivo si attesta al 15,95%, dall’altro la pressione fiscale sui redditi da lavoro e da pensione risulta più “leggera” se analizziamo, già nella loro globalità, i contribuenti delle categorie ritenute più fragili». La fotografia di Cisl Veneto restituisce, infatti, per le donne lavoratrici un’aliquota media reale imposta sul reddito pari al 14,04%, per i pensionati al 15,48%, e ancora per i giovani lavoratori under 30 al 13,61%.

Dall’analisi, poi, emerge che a registrare un’aliquota media reale inferiore al 15% – appunto l’aliquota di tassazione piatta proposta in alcuni programmi elettorali e attualmente applicata alle partite Iva in regime forfettario – rispetto al campione sono complessivamente 259.579 contribuenti: ciò significa che a rischiare di veder salire la tassazione in caso di applicazione di una flat tax con aliquota al 15% sarebbe addirittura il 71,6% dei contribuenti totali, ossia coloro che hanno dichiarato un reddito annuo inferiore a 25mila euro.

E ancora, se si scende più nel dettaglio prendendo in considerazione la sola fascia di reddito fino a 15mila euro, che rappresenta un terzo del campione totale (ossia 120.297 contribuenti), i dati ci dicono che la relativa aliquota media reale tocca oggi appena la soglia del 4,84%. Si tratta di un segmento di contribuenti composto per la maggior parte da donne – precisamente 90.631 (ossia oltre il 75,3% del totale contribuenti di questa fascia di reddito) – 49.868 pensionati (cioè il 41,4% del segmento: di questi il 76,8% sono donne), e 14.044 giovani di età inferiore ai 30 anni (l’11,7% del totale contribuenti con il medesimo reddito).

«La riforma dell’Irpef è una richiesta di Cisl da molti anni – conclude il segretario –, e va fatta per alleggerire il carico fiscale di lavoratori e pensionati, che sono di gran lunga i maggiori contribuenti per le entrate fiscali dello Stato. Riteniamo che il criterio della progressività dell’imposta, previsto anche dalla nostra Costituzione, vada ribadito e rafforzato in qualunque proposta di riforma delle imposte sul reddito. E in particolare la riforma deve tutelare lavoratori e pensionati con redditi bassi. Soprattutto donne, anziani e giovani andrebbero favoriti da una riforma fiscale, e non certo penalizzati, come rischia di avvenire con l’applicazione secca di una tassa piatta».

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