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«Veneto, l’autonomia resterà un sogno»: gli artigiani non ci credono più

Sondaggio di Confartigianato a una settimana dal voto: cinque anni trascorsi inutilmente dal referendum hanno minato la fiducia

Nicola Brillo
3 minuti di lettura

Gli artigiani veneti non credono che si arriverà mai all’autonomia del Veneto. Ad una settimana dal voto Confartigianato Imprese Veneto ha realizzato un sondaggio tra i propri associati e il risultato è sconfortante su questo fronte. Cinque anni trascorsi inutilmente dal referendum, hanno minato la fiducia sull’ottenimento dell’autonomia differenziata: solo il 5% ritiene che verrà sicuramente realizzata (53,6% ha risposto non verrà mai attuata, il 32% solo in parte). L’associazione regionale degli artigiani è stata tra i “sostenitori” della richiesta al governo dell’autonomia, commissionando studi e ricerche sul tema.

LE TRE PRIORITA’

Dal referendum sull’autonomia del Veneto ad oggi è accaduto di tutto e gli artigiani devo far fronte a problemi ben più gravi. Il sondaggio indica quali siano le priorità che il nuovo governo dovrà affrontare da subito. I primi tre provvedimenti da prendere nei primi 100 giorni sono: la riduzione del costo dell’energia, della pressione fiscale e delle materie prime.

Roberto Boschetto

 

Tra le soluzioni proposte dagli artigiani veneti c’è l’imposizione di un price cap a livello Ue e il sostegno agli investimenti in energie rinnovabili come pannelli e comunità energetiche. Solo al terzo posto l’azzeramento degli oneri di sistema. Sulla situazione economica dei prossimi mesi per la regione veneto i piccoli imprenditori sono pessimisti ma, quando si parla della loro azienda, 3 su 10 ritengono che non cambierà nulla e altrettanti che peggiorerà ma poco.

RIPARTIRE DALL’AUTONOMIA

“Il nuovo governo deve ripartire dal disegno di legge sull’autonomia elaborato dal ministro Gelmini - afferma Roberto Boschetto Presidente di Confartigianato Imprese Veneto - Da troppo tempo manca un vero confronto sui contenuti dell’articolo 116 della costituzione. Le ulteriori forme di autonomia, trasferimenti da Stato a Regioni di competenze elencate nell’articolo 117 della Costituzione, sono previste senza alterare i costi per lo Stato ma introducendo forme di ulteriore efficienza. L’autonomia territoriale va vista come “metodo” di responsabilizzazione della “governance sociale” nell’uso delle risorse umane, ambientali ed economiche. Il Paese lo deve a tutti coloro che hanno perso ormai ogni speranza dopo 5 anni dal referendum”.

Sono oltre 388mila le aziende artigiane in Veneto, rappresentano il 99,2% del tessuto produttivo regionale e danno lavoro a oltre 1 milione di persone (63,5% degli occupati). Sono le piccole e medie imprese sotto i 50 addetti che oggi hanno necessità di tornare al centro degli interventi per rilanciare la competitività. E due terzi degli intervistati ritiene sia stato un errore la fine anticipata della legislatura. Anche l’adesione alla Nato e la vocazione europeista viene indicata come priorità da oltre 2 imprenditori su 10. In riferimento alla legge elettorale, è promossa la riduzione dei parlamentari.

PNRR

Seconda priorità degli artigiani è la conferma di tutti gli obiettivi del Pnrr e delle riforme ad esso collegate: giustizia, appalti e fisco. Quest’ultima in particolare deve portare ad un fisco semplice e leggero, inscindibile dall’efficientamento della macchina burocratica.

“Nel nostro Paese - sottolinea il presidente - persiste un’elevata pressione fiscale. Il confronto internazionale evidenzia che per quest’anno il carico fiscale previsto è pari al 43,3% del Pil, superiore di 1,8 punti al 41,5% della media dell’Eurozona. Chiediamo inoltre di ridurre il «peso delle imposte percepito» da imprese e professionisti, a causa dell’attuale sistema di pagamento dei saldi e degli acconti. Si prevedano, ad esempio, dei sistemi di «salvaguardia» che, nei casi di consistente surplus di profitto rispetto all’anno precedente, smorzino il carico fiscale finanziariamente percepito, prevedendone almeno una diluizione nel tempo o una diversa cadenza nei versamenti. Evitare inoltre che l’esclusione dall’Irap per imprese individuali e professionisti si tramuti in una sovraimposta Irpef. L’ente pubblico deve poi evitare di richiedere al cittadino informazioni già possedute dalla P.A.”.

CARO BOLLETTE

In tema di risparmio energetico un intervistato su 2 ha messo in preventivo di utilizzare meno illuminazione, aria condizionata e riscaldamento e 2 su 10 prevedono un indebitamento con le banche. “È poi fondamentale trovare un’intesa europea sul “price cap”, puntare all’autoproduzione energetica per mettere al riparo il sistema produttivo dalle oscillazioni del mercato e dalle speculazioni - aggiunge Boschetto -. Per questo, servono incentivi per le imprese che vogliono installare pannelli fotovoltaici sui tetti dei loro capannoni”.

Confartigianto Imprese Veneto chiede che il nuovo governo continui con le azioni calmieratrici già messe in campo da Draghi. In particolare chiedono l’azzeramento degli oneri generali di sistema ai valori odierni della bolletta dell’energia elettrica. Servirebbe prevedere un credito d’imposta reale del 50%, ma calcolato su tutto il 2022. Infine intervenire sulla composizione tariffaria con una misura strutturale di riduzione degli oneri generali in bolletta e il loro finanziamento mediante altre forme di gettito.

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