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In arrivo un gelo polare sull’economia del Nordest

Le previsioni di Ben, la Bussola dell’economia del Nordest, sulla congiuntura economica e le previsioni per la fine dell’anno. Il conflitto in Ucraina che non accenna a terminare, il costo dell’energia, l’inflazione, le preoccupazioni per la probabile instabilità di governo sono i fattori che rendono le prospettive assai incerte

Daniele Marini
Aggiornato alle 2 minuti di lettura
(ansa)

C’era una volta l’«autunno caldo» dove la ripresa delle attività lavorative, dopo le ferie estive, era accompagnata da rivendicazioni e proteste. Oggi siamo di fronte a un «autunno freddo» e quello che si prospetta per la fine dell’anno diventerà «polare». Poco meno di un anno addietro il vento della ripresa soffiava forte, benché alcune avvisaglie sulla crisi delle materie prime e gli approvvigionamenti si stessero appalesando. Poi lo scoppio della guerra russo-ucraina, la crisi energetica e quella ambientale hanno peggiorato drasticamente le condizioni. Così, di trimestre in trimestre le previsioni economiche sono state progressivamente riviste al ribasso. Le opinioni di un ampio gruppo di testimoni privilegiati interpellati da Community Research&Analysis per i Quotidiani del gruppo GNN, con il sostegno del Banco BPM, con BEN – Bussola dell’Economia del Nordest, sulla congiuntura economica e sulle proiezioni per la fine dell’anno non lasciano ben sperare.

Le valutazioni sull’andamento attuale dell’economia, anche per le regioni del Nordest, pur registrando valori meno negativi rispetto ai contesti nazionali e internazionali, in quest’ultima rilevazione presentano per la prima volta un’indicazione sfavorevole. La crescita economica ha decisamente perso d’intensità. Tant’è che la misura sintetica del saldo di opinione (differenza fra crescita e flessione), precipita progressivamente dal +80,3 della fine 2021 al -3,9 attuale.

(ansa)

Assai più negativo è il giudizio sulla situazione nazionale ed europea, al punto che le indicazioni di flessione superano la metà dei rispondenti e i saldi portano un segno negativo: rispettivamente -26,1 e -29,5, misure ancor più negative rispetto al trimestre precedente. A livello globale la situazione appare problematica, ma in misura decisamente inferiore, al punto che il saldo anch’esso negativo si attesta a -5,2, analogamente a tre mesi addietro. Dunque, per imprenditori e manager del Nordest anche il sistema produttivo locale risente nettamente delle difficoltà generali e sembra perdere lo smalto dei mesi precedenti, sebbene in misura inferiore al resto del paese e dell’Europa. Di conseguenza, il saldo dell’indice IPER (Indice di Performance) che sintetizza l’insieme delle diverse indicazioni, scende a -18,1 arretrando ulteriormente dal -7,4 da maggio scorso. Chi guida imprese in Veneto (-18,5) ha un’opinione preoccupata in misura analoga a quella dei colleghi friul-giuliani (-19,8), benché quest’ultimi presentino una più marcata polarizzazione fra chi intravede una crescita e chi un declino. Sono invece più marcate – in senso negativo – le opinioni di chi opera nelle costruzioni (-50,0) e nei servizi (-20,0).

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 (ansa)

Per la fine del 2022, imprenditori e manager del Nordest prevedono l’arrivo di una «gelata» sull’economia, con un’accelerazione negativa. Il conflitto bellico alle porte dell’Europa che non accenna a terminare, il costo dell’energia schizzato a livelli inimmaginabili, l’inflazione in crescita, le preoccupazioni per la probabile instabilità che si determinerà dopo le elezioni nazionali nella formazione di un governo e la sua collocazione internazionale: sono tutti fattori che rendono le prospettive assai incerte. Soprattutto per l’ambito regionale e nazionale. Infatti, le previsioni sono fortemente peggiorate per il Nordest e l’Italia con il saldo di opinione che si colloca, rispettivamente, a -65,2 e -64,6, toccando i livelli più bassi in assoluto. Diverso appare il destino per l’Europa (-26,7) attestandosi a un livello leggermente migliorativo rispetto al trimestre precedente (-28,5), ma preoccupa fortemente l’andamento dell’economia mondiale (-53,9). In ogni caso, tutti i livelli territoriali hanno segni marcatamente negativi. Come in precedenza, anche la misura di sintesi dell’Indice sul Futuro (IF) cala da -22,0 di maggio scorso, all’attuale -53,9. Le valutazioni, ancorché molto negative, sono più preoccupate fra i friul-guliani (-66,2) rispetto ai veneti (-51,2), oltre che vedere chi opera nell’agricoltura (-83,3) e nelle costruzioni (-62,5) le maggiori criticità di prospettiva.

Che l’instabilità sia la forma della «nuova normalità» è ben testimoniata dalle previsioni di uscita dalla attuale situazione di crisi. Nessuno più ritiene siamo già usciti dalle difficoltà e una quota marginale intravede segnali di ripresa (4,0%), opinione che col passare dei trimestri scema progressivamente. Semmai l’uscita dal tunnel delle difficoltà viene gradualmente allontanata nel tempo. Se a novembre dello scorso anno poco più di un terzo degli interpellati (37,1%) riteneva ci volesse un anno o più per riprendere un percorso di crescita, oggi quel novero oltrepassa la metà (55,4%).

Incertezza, instabilità, volatilità, velocità: sono i tratti che connotano le nuove condizioni in cui imprese e famiglie si trovano ad agire. Sono i criteri che segnano la nostra «nuova normalità» e celano difficoltà, ma anche opportunità. Bisogna attrezzarsi per affrontare le sfide e cogliere le occasioni.

nordesteconomia@gedinewsnetwork.it

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