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Il riso veneto, scende la produzione per siccità ed aumento dei prezzi

Il prezzo del risone, il chicco allo stato grezzo, è raddoppiato, mentre concimi ed energia sono più che triplicati. Renato Leoni, Presidente del Consorzio del Vialone nano IGP: “Costretti a ridurre la produzione del 10 per cento”

Mimmo Vita
Aggiornato alle 3 minuti di lettura

Domenica si è chiusa la 54^ Fiera del riso di Isola della Scala (VR), la patria del Vialone nano veronese IGP, una kermesse che quest’anno, dopo due di Covidstop, ha registrato circa mezzo milione di presenze in quasi tre settimane di apertura.

Un successo che dimostra, oltre la voglia di “normalità” che attraversa tutti gli strati sociali, la grande attrazione esercitata dal chicco bianco sull’immaginario gastronomico popolare. Del resto, in questa area della bassa veronese, poco meno di 2200 sono gli ettari coltivati a riso, dei quali oltre 1400 IGP, per un totale produttivo di 7150 tonn., la metà delle quali a marchio IGP. Interessanti anche i dati presentati proprio a Isola della Scala dal nuovo Osservatorio italiano dedicato ai consumi: il riso si assume quasi esclusivamente in casa.

Solo il 14,1% degli italiani lo mangia al ristorante almeno una volta alla settimana, anche se per gli chef è il piatto più social. La varietà maggiormente conosciuta è il basmati, ma il Nano Vialone spicca nel Triveneto. Curosità: gli under 24, di fatto i millenials, conoscono pochissimo il mondo risicolo ma sono i più grandi consumatori di sushi, realizzato con chicchi prodotti per lo più in Italia.

Gli altri numeri del riso italiano non disegnano scenari tanto confortanti. Come scrive l’Ente Nazionale Risi, solo in Lombardia sono stati 23 mila gli ettari di risaia bruciata dalla siccità: praticamente oltre il 10% di quanto destinato alla coltivazione. E purtroppo non è finita qui: si stanno elaborando i dati per quantificare i danni anche in Piemonte, anche qui non meno del 10%.

Va detto poi che già in primavera si era capito che l’annata risicola 2022 sarebbe stata “difficile”. Le semine registravano infatti un calo dei terreni messi in produzione, fatto dovuto ai sempre maggiori costi di gestione agronomica ed all’impennata del prezzo dei cereali (frumento, mais, ma anche soia, meno impegnativi sul piano delle spese e della gestione in campo…), a questo punto ben più remunerativi.

Rispetto al clima, Renato Leoni, Presidente del Consorzio del Vialone nano IGP segnala però che la siccità non ha avuto effetti disastrosi nella bassa veronese perché l’IGP, nei 24 comuni dell’areale della denominazione, cresce grazie alle acque di risorgiva provenienti dai monti Lessini, che contribuiscono a garantire la qualità del prodotto. Ma la vera difficoltà viene dai prezzi, sostiene.

“Se è vero che quello del risone, il riso allo stato grezzo, a q.le è cresciuto - ora è sui 120 €, raddoppiato dall’anno scorso -, tutto, concimi, energia, ecc., per noi è triplicato. Ed un alto prezzo disinvoglia l’acquirente, col rischio di farci perdere quote di mercato. Ecco perché abbiamo avuto un calo degli ettari investiti a riso di quasi il 10%”.

Dal vicentino Adriano Zanella, Presidente del riso IGP del Delta del Po, 30 aziende consorziate nel 2021, medesima lamentela ma con alcune differenze sostanziali. Qui le varietà a dimora sono per metà degli ettari Carnaroli, quindi Arborio, Baldo, Volano e Caravaggio. Anche nelle provincie della denominazione, Rovigo e Ferrara, c’è stato un calo della produzione a partire dagli ettari investiti, passati dai 1135 del 2021 ai quasi 900 odierni, oltre il -20%.

“Un –20% che quest’anno abbiamo avuto anche nelle rese, continua Zanella. Vede, nel Delta del Po, in una strana alchimia, le acque dolci del grande fiume si mescolano alle salate del mare Adriatico. È questa una delle caratteristiche che fa grande il nostro riso, ricordo coltivato in queste terre dal 1475, prima della scoperta dell’America… Anche noi abbiamo subìto un disamoramento dei produttori per gli alti costi di gestione, ma nel Delta il vero problema si chiama acqua. E non per la siccità, il Po ne ha portata sempre e noi comunque ci siamo sempre dati disponibili ad autocaricarcela coi nostri mezzi, le pompe dei trattori, prima che finisse comunque in Adriatico. Ricordo che noi coltiviamo il nostro riso mediamente 3 metri sotto il livello del mare. Ma il Consorzio di bonifica pianura di Ferrara ci carica dei costi che sono più del doppio di quelli veneti, mediamente maggiori anch’essi di quelli del Nord Italia (70-80€/ha), quindi paghiamo questo servizio anche tre volte quello dei nostri competitor”.

Il geometra Zanella con laurea honoris causa in ingegneria, si infervora su questo tema. “E guardi che noi siamo attenti alla sostenibilità. Abbiamo appena ricevuto un premio dalla Camera di Commercio di Venezia-Rovigo per le perfomance su innovazione e progresso economico dei nostri progetti con l’Università per il riso biologico, l’utilizzo di macchine di precisione per la trebbiatura e gli spargiconcime. Col satellite individuiamo le zone più magre/grasse, e ottimizziamo, distribuiamo il fertilizzante dove e quanto serve; macchine inventate da noi, a gestione sostenibile, anche per il risparmio di acqua fino a 600m3/ha. Tutto questo per un riso di qualità e la salvaguardia dell’ambiente.”

Per completezza, la storia del riso veneto non è tutta qui, perché vanno segnalate due importanti enclave in provincia di Vicenza e di Venezia. A Grumolo delle Abbadesse (VI) pochi anni dopo il Mille, il vescovo di Vicenza Liudigerio I° concede alle suore in feudo le terre, confidando nella tradizionale loro operosità. Così, eliminate le boscaglie e aperti canali di bonifica, nel cinquecento, un’ottantina di ettari vengono destinati alla coltura del riso, introdotto dagli Arabi in Sicilia nel IX secolo ma affermatosi soprattutto nelle terre della pianura padana bonificate dai Benedettini. L’Associazione dei produttori del riso di Grumolo delle Abbadesse garantisce il disciplinare di produzione e lavorazione.

A Eraclea invece, in area di bonifica tra Torre di Fine e Brian, l’azienda La Fagiana, riprendendo con tecniche moderne una vocazione antica, coltiva riso Carnaroli e Vialone nano.

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