In evidenza
Sezioni
Quotidiani GNN

Lavoro autonomo e crisi: in 2.400 tra commercianti e artigiani hanno chiuso bottega

Prima il Covid, poi il caro energia ora l’inflazione, e le micro imprese non ce la fanno più. Il bilancio più pesante in Veneto, che da solo registra la scomparsa di oltre due mila attività di lavoro autonomo; il Fvg si ferma a -300. I dati della Cgia

3 minuti di lettura
(ansa)

La situazione rimane difficile e le previsioni non promettono nulla di buono. Gli effetti provocati dall’emergenza sanitaria e dal rincaro delle bollette sono stati pesantissimi. Dal confronto tra la media riferita al 2021 e quella del 2020, in Veneto le due categorie più importanti che caratterizzano il mondo del lavoro autonomo, vale a dire gli artigiani e i commercianti con una posizione aperta presso l’Inps, sono diminuite complessivamente di 2.126 unità, di cui 1.014 commercianti (-0,61%) e 1.112 artigiani (-0,70%).

In Friuli Venezia Giulia la flessione è stata 304 unità di cui solo 17 riferibili all’artigianato, mentre i commercianti scendono di 287 iscritti (-0,84%).

Quella del piccolo commercio è una lenta agonia che dura da anni e sta impoverendo sempre più i centri storici e le periferie di paesi e città, che vedono aumentare a dismisura il numero delle botteghe e dei negozi sfitti. La situazione nell’analisi dell’Ufficio studi della Cgia.

In Veneto - tra titolari, soci e collaboratori familiari - rimangono attivi 156.670 artigiani e 164.768 commercianti.

Tra le province venete, la situazione più critica in termini percentuali si è verificata in provincia di Belluno: tra il 2021 e il 2020 abbiamo registrato il -1,92% di commercianti (in valore assoluto -131) e il -1,43% di artigiani (-89). Male anche Rovigo: -1,44% di artigiani (-107), -0,89% di negozianti (-66). Anche la provincia di Venezia ha subito una decisa contrazione: -0,88% di commercianti (-283) e -0,95% di artigiani (-227). Sempre caratterizzati dal segno negativo, anche gli score delle province di Padova, Vicenza Verona e Treviso.

Per quel che riguarda il Fvg livello provinciale, in termini percentuali la situazione più critica si è verificata in provincia di Udine: tra il 2021 e il 2020 si è verificato il -0,92% di commercianti (in valore assoluto -147) e il -0,83% di artigiani (-141). Male anche Pordenone: -0,20% di artigiani (-19), ma, soprattutto, -1,41% di negozianti (-120). E’ andata decisamente meglio nelle due province giuliane. A Gorizia il numero dei commercianti è sceso di sole 10 unità, mentre il numero di artigiani è aumentato di 30. Anche a Trieste, infine, i commercianti sono scesi di 10 unità, ma lo stock di artigiani è invece cresciuto di ben 113 addetti.

(ansa)

Colpiti i più fragili e gli indifesi

Questi dati dimostrano inequivocabilmente che il deterioramento del quadro economico causato dal Covid in questi ultimi due anni e mezzo ha colpito i lavoratori più fragili, quelli senza alcuna tutela, quelli privi di alcun ammortizzatore sociale; vale a dire la parte più debole del nostro mercato del lavoro. Ovvero, gli artigiani, i piccoli commercianti e in generale le partite Iva, tanti giovani liberi professionisti che a fronte dei ripetuti lockdown e della conseguente caduta dei consumi interni sono stati costretti a gettare definitivamente la spugna.

(ansa)

I rincari delle bollette peggioreranno le cose

L’aumento esponenziale dei prezzi, il caro carburante e quello delle bollette potrebbero peggiorare ulteriormente la situazione economica di tantissime famiglie, soprattutto quelle composte da autonomi. Nel ricordare che anche in Veneto e Fvg il 70 per cento circa degli artigiani e dei commercianti lavora da solo, ovvero non ha né dipendenti né collaboratori familiari, moltissimi stanno pagando due volte lo straordinario aumento registrato in questi ultimi 10 mesi dalle bollette di luce e gas. La prima come utenti domestici e la seconda come micro imprenditori per riscaldare/raffrescare e illuminare le proprie botteghe e negozi. E nonostante le misure di mitigazione introdotte in questi ultimi mesi dal Governo Draghi, i costi energetici sono esplosi, raggiungendo livelli mai visti prima.

Soffre anche la grande distribuzione

La chiusura di tantissime piccole attività economiche è riscontrabile anche a occhio nudo; basta girare a piedi per accorgersi che sono sempre più numerosi i negozi e le botteghe con le saracinesche abbassate 24 ore su 24. Un fenomeno che sta interessando sia i centri storici sia le periferie delle nostre città, gettando nell’abbandono interi isolati, provocando un senso di vuoto e un pericoloso peggioramento della qualità della vita per chi abita in queste realtà. Meno visibile, ma altrettanto preoccupante, sono le chiusure che hanno interessato anche i liberi professionisti, gli avvocati, i commercialisti e i consulenti che svolgevano la propria attività in uffici/studi ubicati all’interno di un condominio. Insomma, le città stanno cambiando volto: con meno negozi e uffici sono meno frequentate, più insicure e con livelli di degrado in aumento. La moria di attività sta colpendo anche coloro che storicamente sono sempre stati in concorrenza con i negozi di vicinato; vale a dire i centri commerciali. Anche la Grande Distribuzione Organizzata (GDO) è in grosse difficoltà e non sono poche le aree commerciali al chiuso che anche in Veneto presentano intere sezioni dell’immobile precluse al pubblico, perché le attività presenti precedentemente hanno abbassato definitivamente le saracinesche.

e.delgiudice@gnn.it

I commenti dei lettori