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Confindustria Veneto Est, Pavin: «Mi aspetto altre fusioni»

Il past president della ex territoriale di Padova e numero uno di Sirmax «La Confindustria regionale deve continuare nel suo ruolo di indirizzo»

Roberta Paolini
Aggiornato alle 1 minuto di lettura

Le fusioni tra associazioni? Una evoluzione naturale. Il loro compito? Contare di più come attività di lobby.

Massimo Pavin, presidente e amministratore delegato di Sirmax, past president della territoriale dell’Aquilotto di Padova analizza la fusione che ha dato vita alla seconda territoriale del sistema confindustriale italiano: Confindustria Veneto Est.

Pavin come giudica questo traguardo per le territoriali coinvolte?

«La vedo sotto un profilo aziendalista. Io ho sempre pensato l’associazione con il suo ruolo di lobby: la controparte della classe politica per sostenere una visione di politica industriale corretta. La seconda funzione è quella dei servizi associativi utili soprattutto per aziende medio piccole che non riescono ad averne. Avere un’area più vasta, omogenea serve, dunque, a pesare all’interno dell’associazione, consente per un traino economico dell'Italia come è quello del nord est, di portare esigenze e di farle sposare dalla confindustria centrale. Dalla massa associativa discendono poi efficienza e sinergie, come quando si fanno le fusioni aziendali si ottengono, infatti, economie di scala, costi inferiori e migliori efficienze».

Cosa portano più sinergie efficienza sui costi?

«Quando acquisisci quote di mercato e diventi più grande puoi utilizzare la forza lavora in modo più efficiente, i fatturati crescono, i costi di struttura si ottimizzano, e aumentano anche gli utili. Come associazione se i tuoi utili diventano più elevati o li reinvesti per fare azioni di lobby oppure le utilizzi per ridurre le quote associative. Io non tifo per ridurre le quote associative, ma per investire queste risorse per spingere sulle azioni di lobby. Lo ha detto bene ieri la presidente Giorgia Meloni nel fare l’interesse del mondo economico si fa l’interesse del paese».

Come si proseguirà in Veneto secondo lei. Altre territoriali si uniranno?

«Il Veneto devi metterlo un po’ tutto insieme. Forse Verona è la territoriale più vicina al mondo lombardo, Bergamo e Brescia; per Vicenza e Belluno credo sia solo questione di tempo. Come le dimensioni delle aziende aumentano così aumentano anche le associazioni».

In questo contesto ha ancora senso una Confindustria regionale?

«Quando c’è omogeneità in termini di economia e di interessi la dimensione deve diventare sistema aperto. Questa è una cosa che in Veneto abbiamo iniziato io e Vardanega, poi hanno continuato Finco e Piovesana e ora Destro e Marinese. La Confindustria regionale man mano che si va avanti sarà un tutt’uno con le territoriali, ma deve continuare ad avere un ruolo di indirizzo favorendo i percorsi di aggregazione».

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