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Enrico Carraro: «Dopo Confindustria Veneto Est non ci saranno più altre fusioni»

Il presidente regionale di Confindustria Veneto: «Abbiamo già concluso il percorso delle aggregazioni Belluno ha peculiarità che gestisce meglio da sola, Verona e Vicenza sono ben posizionate. La città metropolitana è un tema che non mi scalda»

Roberta Paolini
Aggiornato alle 2 minuti di lettura

Enrico Carraro, presidente di Confindustria Veneto, si è preso una settimana prima di commentare la fusione tra le territoriali di Padova e Treviso con Venezia e Rovigo. Una decisione dettata dalla necessità di dare una visione a mente fredda di una delle operazioni più significative del sistema dell’Aquilotto che ha dato vita a quella che dal 1° gennaio 2023 sarà la seconda territoriale italiana con 5mila aziende associate.

Presidente Carraro, sullo sfondo della fusione che ha dato vita a Veneto Est c’è il tema della metropoli diffusa che unisce Padova, Treviso e Venezia, ma per ora si tratta solo di una progettualità.

«Questa della metropoli è un’idea che non mi ha mai scaldato. Il Veneto trae le origini del suo successo anche dal policentrismo e dal fatto di non avere un capoluogo che prevale sugli altri. L’idea di far sorgere una metropoli in provetta da questi tre territori non mi appassiona. E ha fatto bene Destro a mettere la marcia su questa fusione in virtù dei servizi, di tutto quello che può essere dato agli associati di questi territori. Anche fornendo dei livelli eccellenti».

Una fusione però rappresenta anche l’unione di un territorio.

«Io sono stato anche parte attiva nella prima fusione, quella tra Treviso e Padova. Ma non c’è mai stata l’idea di unire le due città. L’idea e lo spirito è stata allora come oggi di fare una territoriale più grande a servizio dei proprio associati. E poi non credo che Vicenza, Verona e Belluno – anticipo la sua domanda successiva - andranno verso fusioni. Queste idee, come era stato prima ai tempi di Piovesana e Finco, e ora con Destro e Marinese, devono nascere con un sentimento di riconoscimento dalla base. Ecco perché credo che il Veneto abbia terminato questo percorso con Veneto Est. Non vedo sinceramente dal mio osservatorio la necessità di altre fusioni. Belluno ha le sue peculiarità, che magari riesce a gestire meglio da sola. Vicenza e Verona sono ben posizionate. Il percorso di unificazione secondo me si chiude qui».

Ritiene che dal punto di visto del ruolo di lobby una territoriale di queste dimensione avrà più peso politico?

«In Confindustria contano di più le idee che la dimensione. Se ci sono non è necessario avere per forza dietro una grande territoriale. Il problema cruciale della rappresentatività del Veneto anche nel mondo confindustriale non si misura con le dimensioni della territoriale, ma con la prospettiva. Le idee e la propositività devono essere il giusto obiettivo per Leopoldo Destro e anche per chi ci sarà dopo di lui».

Oggi esistono ancora istanze proprie che appartengono solo al Veneto?

«Ritengo che in questo momento le istanze siano trasversali. I temi li conosciamo tutti: costi energetici che è il problema del momento, poi la produttività e il costo del lavoro. Noi in Veneto abbiamo una questione di attrazione dei giovani lavoratori. Poi sto seguendo con attenzione le vicissitudini di Intel, una straordinaria opportunità per la nostra regione».

Crede che dopo la nascita di Veneto Est avrà ancora senso una Confindustria regionale?

«La Confindustria regionale è l’unico interlocutore delle territoriali con la Regione. È il suo ruolo. Dai più la nascita della seconda territoriale italiana potrebbe essere visto come una perdita di peso del piano regionale. Ma tutte le intenzioni di Veneto Est sono di lavorare con la Confindustria Veneto, anche nella ricerca di una governance che preveda, per le decisioni più importanti, una maggioranza qualificata con l’accordo tra più territoriali. Un meccanismo che serva anche a dare pari dignità dando maggiore evidenza alla politica regionale delle istanze di tutti. Credo che l’interesse sia quello di andare avanti tutti insieme con una politica industriale da Belluno fino a Verona. Per questo credo che questa fusione non abbia compromesso il ruolo che ha avuto e che avrà la Confindustria Veneto».

Il fatto che ora ci sia maggior peso nel sistema può tirare la volata ad una candidatura veneta per il dopo Bonomi nel 2024?

«Non basta essere i più grandi, bisogna lavorare anche con i più piccoli. Per aspirare alla guida ci deve essere non solo un Veneto unito, ma che sa anche unire. Comunque, al momento, questa ipotesi non è ancora entrata nelle nostre discussioni».

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