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Generali, un patto per il welfare priorità nel Pnrr

Il country manager Fancel: «Ecco le Pmi più virtuose» Buoni servizi di protezione sociale incrementano i fatturati

Piercarlo Fiumanò
2 minuti di lettura

Giancarlo Fancel

 

Non solo le grandi aziende, anche le microimprese puntano sul welfare. Oltre il 68% delle Pmi italiane ha superato il livello base di welfare aziendale e raddoppia il numero di quelle meglio attrezzate che passa dal 10,3% del 2016 al 24,7% del 2022. Un buon welfare inoltre incrementa il fatturato: nel 2021 l’utile delle Pmi più attente alla protezione sociale è risultato doppio rispetto a quelle meno virtuose. È quanto emerge dal Rapporto Welfare Index Pmi 2022 di Generali presentato ieri a Roma. «Il welfare aziendale è un fattore strategico per le imprese e una priorità per il Paese, anche per raggiungere gli obiettivi del Pnrr attraverso una partnership tra il settore pubblico e il privato»: così il country manager e Ceo Generali Italia, Giancarlo Fancel. Il rapporto, promosso da Generali Italia, ha coinvolto 6.500 imprese di tutti i settori produttivi e dimensioni: di queste 166 sono del Friuli Venezia Giulia e 957 del Veneto. «Chi ha programmi di welfare evoluti ha maggior successo come impresa, investendo, tra gli altri, in sanità, formazione e inclusione sociale. Le aziende sono in prima linea nel produrre innovazione sociale a fianco delle famiglie e dei territori in cui operano, intercettando i bisogni emergenti, come dimostrano le migliori iniziative sociali delle realtà presenti in questa edizione», ha spiegato ancora Fancel.

In particolare dal Position Paper presentato con il rapporto emerge che la spesa totale del welfare pubblico e privato italiano nel 2021 ammonta a 785 miliardi. L'80% di questo flusso (627 miliardi) è a carico dello Stato. Una quota molto rilevante per 136,6 miliardi (pari al 17,4% del totale) pesa direttamente sulle famiglie in media 5.300 euro per famiglia.

Nel dettaglio in Veneto 17 imprese hanno ottenuto il rating di Welfare Champion; in Friuli Venezia Giulia sono state quattro. La mappa del welfare a Nordest vede il 27,8% delle piccole e medie imprese a un livello alto o molto alto di welfare aziendale. Le aziende con un livello almeno medio sono il 77,1%, contro una quota nazionale del 68,4%. Il 51,2% delle Pmi del Fvg dichiara di voler ampliare la propria offerta di welfare aziendale nell’arco dei prossimi 3-5 anni, a fronte di una media nazionale del 49,2%.

Nel rapporto c’è anche una mappa della vocazione al welfare delle Pmi regionali: il 46,1% hanno ottenuto un livello alto o molto alto nella conciliazione vita-lavoro (contro il 37,1% nazionale) mentre il 46,4% è pronto a valorizzare lo sviluppo del capitale umano. Le aree che raggiungono i livelli più elevati in regione sono le condizioni lavorative e sicurezza (71,8%), welfare di comunità (71,6%), diritti diversità e inclusione (51,1%).

In Veneto secondo l’Index Welfare il 25,5% delle Pmi ha raggiunto un livello alto o molto alto di welfare aziendale, dato sostanzialmente allineato alla media nazionale (24,7%). Le imprese con un livello almeno medio sono il 74,6% (68,4% il dato Italia). Il 52,2% delle Pmi venete dichiara di voler ampliare la propria offerta di welfare aziendale nell’arco dei prossimi 3-5 anni. In quasi tutte le aree del welfare aziendale la quota di imprese con livello elevato (alto o molto alto) è superiore in Veneto rispetto alla media nazionale: dalle condizioni lavorative e sicurezza (72,1%) al welfare di comunità (67,0%) fino al rispetto dei diritti e dell’inclusione (48,6%). Infine ecco i nomi delle aziende welfare-champion in Fvg: sono le udinesi BeanTech srl Commercio e servizi e Dopo Di Noi Società Cooperativa Sociale Terzo Settore; la triestina Ergon Stp srl Studi e servizi professionali e la pordenonese Servizi Cgn srl Società Benefit Commercio e servizi. —

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