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Unioncamere, imprese a guida straniera in aumento in Fvg: sono oltre 12 mila

Un fenomeno che ormai è strutturale anche in regione La rincorsa non ferma il declino di quelle create da italiani

Maura Delle Case
Aggiornato alle 2 minuti di lettura

Lo stock di imprese tanto a livello nazionale che regionale è ormai da anni in costante contrazione, un trend che appare difficilmente invertibile, ma che in qualche misura è attenuato dall’imprenditoria di origini straniere che è ormai, da tempo, un dato strutturale del Paese. E del Friuli Venezia Giulia.

In regione infatti un’impresa su dieci, a fine 2022, è guidata da una prevalenza di soci o amministratori nati al di fuori dei confini nazionali: su un totale di 97.944 imprese, quelle a guida straniera sono - al 31 dicembre - 12.864, il 13,1%, 85.080 quelle di italiani. Un peso superiore di 3 punti percentuali rispetto a quello nazionale, dove le imprese di stranieri rappresentano il 10% dello stock complessivo, cresciute negli ultimi 5 anni - dal 2018 al 2022 - di 45.617 unità (+7,6%), bilanciando come detto, solo parzialmente, la decrescita delle imprese di connazionali, -126.013 nel periodo (-2,3%).

Guardando agli ultimi 5 anni, in regione la dinamica delle imprese a guida straniera non è dissimile da quella nazionale: crescono di 803 unità, avanzando di 6,7 punti percentuali, mentre quelle di italiani segnano un -6,1%, che in valore assoluto equivale a 4.691 aziende perse. È quanto emerge dai dati del Registro delle imprese delle Camere di Commercio riferiti al periodo 2018-2022 elaborati da Unioncamere-InfoCamere sulla base di Movimprese, l’analisi statistica sull’andamento della demografia delle imprese italiane.

Zoomando sulle provincie, in Fvg è Trieste quella in cui la natalità delle imprese di stranieri è più florida. In area giuliana infatti la variazione negli ultimi 5 anni vede compiere alle aziende con soci o amministratori nati all’estero un balzo in avanti del +15,3%, +406 imprese, contro una decrescita di quelle guidate da italiani del -6,8%, pari a 992 realtà in meno. Anche a Pordenone la dinamica è spinta: le realtà di stranieri crescono di 284 unità (+9,8%), per contro le italiane decrescono “solo“ di 4,4 punti percentuali.

Al contrario, Udine è la provincia in cui l’andamento dello stock di imprese guidate da stranieri si rivela meno brillante: la variazione tra il 2018 e il 2022 è di appena +58 imprese (+1,1%) ben lontana dal bilanciare anche solo in parte l’emorragia di imprese di italiani, -2.747 (-6,1%). Gorizia infine vede le imprese guidate da stranieri crescere di 55 unità (+4,1%), quelle italiane decrescere di 808 (-9%).

Per quanto riguarda le forme giuridiche, tra i due universi (imprese di stranieri e imprese di italiani) restano ancora profonde differenze strutturali. La forma largamente prevalente è quella dell’impresa individuale, che quelle degli stranieri si attesta al 74,1%, mentre tra le attività degli italiani è ormai scesa da anni sotto la soglia del 50%.

Seguono le società di capitali, decisamente più numerose tra le iniziative di italiani (dove superano la quota del 32%) che tra quelle di stranieri (dove si ferma al 18,4%). A livello settori, si registra un effetto bilanciamento nelle costruzioni, dove le imprese di italiani perdono a livello nazionale quasi 12mila unità mentre le straniere aumentano di oltre 19mila, e nelle altre attività di servizi, in cui le imprese di italiani si riducono di 1.411 unità mentre le straniere crescono di quasi 6.800.

Laddove entrambe si riducono, come nel commercio, le straniere mostrano una resilienza nettamente più marcata: la riduzione delle imprese di italiani è del -6,3%, quella delle imprese straniere del -2,5%. In agricoltura e nelle attività manifatturiere le straniere crescono ma non abbastanza da compensare la diminuzione di quelle italiane.—

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