La Borsa crede ai Benetton in minoranza in Autostrade

Dopo l'ulteriore "avviso" da parte del governo ad Autostrade a breve è attesa una nuova proposta che tuteli l’interesse pubblico, affermano fonti. Diversamente la revoca delle concessioni sarà inevitabile. È questo, in sostanza, l’orientamento emerso dopo l’incontro che si è tenuto al ministero dei Trasporti tra i vertici di Aspi e Atlantia e i capi di gabinetto di Mef e Mit

TREVISO. Benetton pronti a cedere la maggioranza di Autostrade. La Borsa ci crede e riporta su il titolo di dopo il pesante calo di ieri. Il titolo controllato dalla società della famiglia Benetton sale dell’2,40% a quota 13,45 euro per azione. Ieri è arrivato un ulteriore "avviso" da parte del governo ad Autostrade: o nel week-end arriverà una nuovo proposta che tuteli l’interesse pubblico, oppure la revoca delle concessioni sarà inevitabile. 

È questo, in sostanza, l’orientamento emerso dopo l’incontro che si è tenuto al ministero dei Trasporti tra i vertici di Aspi e Atlantia e i capi di gabinetto di Mef e Mit. Riunione che si è tenuta in una giornata in cui il M5s è tornato in pressing per fermare la concessione, mentre per quanto riguarda il controllo su Aspi da parte dei Benetton una fonte a conoscenza del dossier sottolinea come la famiglia di Ponzano Veneto sia disponibile a scendere sotto il 50%, sebbene dipenda anche dalla nuova struttura societaria che si verrebbe a creare.

Intanto oggi è emersa la notizia che l'amministratore delegato di Aspi Roberto Tomasi sarebbe indagato per la vicende delle barriere fono assorbenti posto sulla rete autostradale italiana. L'ad «non aveva competenza sulle barriere fono-assorbenti» e «prendeva parte al comitato grandi opere per presentare altri progetti». Ha chiarito Autostrade per l'Italia in una nota in merito alle notizie di stampa pubblicate questa mattina.un cui si dà conto delle indagini.

Roberto Tomasi, attuale amministratore delegato di Autostrade, è stato iscritto sul registro degli indagati nell'inchiesta sui pannelli fonoassorbenti sistemati sulla rete autostradale italiana, non in quanto ad, ma per la presenza nel comitato nuove opere, l'organo tecnico che valutava gli investimenti di Aspi prima che fossero sottoposti al consiglio di amministrazione dell'azienda per essere finanziati, riferiscono oggi Repubblica e Secolo XIX.

Il comitato aveva deciso l'acquisto di una maxi partita per circa 30 milioni di pannelli anti rumore da posizionarsi ai lati dell'autostrada che poi, secondo l'accusa, si sono dimostrati pericolosi. Per questo alla fine del 2019 il sostituto procuratore Walter Cotugno aveva notificato un avviso di garanzia a tutti i membri del gruppo. Il fascicolo è aperto per frode nelle pubbliche forniture e attentato alla sicurezza dei trasporti, secondo il Secolo XIX.

L'iscrizione degli indagati è definita dagli inquirenti «un atto dovuto» per dare la possibilità ai manager di chiarire la propria posizione e a gennaio Tomasi, dopo aver ricevuto l'avviso di garanzia, è stato sentito dal pm come persona sottoposta a indagini, ricorda anche il quotidiano ligure, e ha scelto di rispondere per chiarire la sua posizione e replicare agli addebiti. Dopo l'interrogatorio, riferisce in particolare il Secolo XIX, la posizione del manager di Autostrade si è alleggerita.

In base alle indiscrezioni sulle indagini ha fornito spiegazioni «esaustive» ed è possibile che nei suoi confronti sia formulata nei prossimi mesi una richiesta di archiviazione. Nel fascicolo che coinvolge Tomasi, riporta invece Repubblica, si ipotizza anche la violazione al contratto di concessione firmato tra Autostrade e lo Stato.