Cattolica-Generali, il fronte del "no" fa ricorso

L'atto, notificato anche alla compagnia triestina, è rivolto alla sezione imprese del tribunale di Venezia e chiede la sospensione, in via cautelare, della delibera dell'assemblea che il 27 giugno ha approvato l'aumento di capitale da 500 milioni con limitazione del diritto di opzione, ed anche la sua nullità

PADOVA - Il fronte dei soci di Cattolica contrari all'accordo con Generali, che comporterà la trasformazione in spa della cooperativa veronese, ha notificato alla compagnia l'atto di citazione con cui intende bloccare l'ingresso del Leone di Trieste, destinato a salire al 24,4% del capitale di Cattolica.

Alla sezione specializzata in materia di impresa del Tribunale di Venezia i soci hanno chiesto, in via cautelare, di sospendere la delibera dell'assemblea che lo scorso 27 giugno ha approvato l'aumento di capitale da 500 milioni con limitazione del diritto di opzione e, in via principale, di dichiarare nulla o, comunque, annullare e dichiarare invalida la delibera.

L'atto è stato sottoscritto da una ventina di soci che rappresentano diverse associazioni, con l'appoggio della Curia di Verona (tra i firmatari figura il presidente dell'Istituto diocesano per il sostentamento del clero, monsignor Giorgio Benedetti) , di esponenti dell'imprenditoria locale e di alcuni sindaci della provincia veronese.

L'obiettivo dei ricorrenti è ottenere una sospensiva della delibera dell'aumento, colpita a loro dire da «innumerevoli vizi», così da consentire al Tribunale di verificarne la legittimità prima che ne venga data esecuzione - a valle dell'assemblea del 31 luglio chiamata a deliberare sulla trasformazione in Spa - rendendola non più impugnabile.

I soci contestano un'informativa inadeguata, una tardiva e scarsa comunicazione che ha impattato il voto, e una limitazione del diritto di opzione non adeguatamente motivata.