Via libera della Bce a Del Vecchio: in Mediobanca può superare il 10%

Il fondatore di Luxottica si dichiara «investitore finanziario». Le ripercussioni nelle Generali vero gioiello della corona

TRIESTE Leonardo Del Vecchio ottiene il via libera della Banca centrale europea per arrivare al 20% di Mediobanca. Francoforte, che non ha fatto comunicazioni al riguardo ma ha spedito una lettera al soggetto interessato Delfin, apre così la strada al fondatore di Luxottica che nella sua richiesta si dichiara «investitore finanziario» e si impegna a non esprimere nessuna lista per il rinnovo del cda di Mediobanca nell’assemblea del prossimo 28 ottobre. Nessuna intenzione ostile verso il management guidato da Alberto Nagel che per la prima volta nei suoi 74 anni di vita si ritrova però con un singolo azionista che può superare il 10%. In questo modo l'85enne fondatore di Luxottica, definendo l’investimento di natura esclusivamente finanziaria e senza ambizioni di govenance, ha avuto semaforo verde.

Ma nell’ascesa di Del Vecchio gli analisti vedono in controluce la volontà di blindare Mediobanca ma soprattutto il suo scrigno più prezioso, le Generali. Del Vecchio, che possiede il 30,2% di Essilor Luxottica, il colosso mondiale dell'ottica nato nel 2018 dalla fusione tra la società delle lenti francese e il leader tricolore dell'occhialeria, è infatti anche un socio storico a Trieste. L’industriale di Agordo negli anni non ha mai fatto mistero di preferire un Leone più “pesante” in Europa e meno vulnerabile a possibili scalate. Un tema sensibile considerato che il governo ha ragionato di recente sulla necessità di esercitare una Golden power su banche e assicurazioni. Del Vecchio, dopo l’ok di Francoforte, ora può incrementare il suo 9,89% di Mediobanca che ieri ha guadagnato in borsa il 3,2% a 7,47 euro.

Il titolo Generali ha guadagnato lo 0,79% a quota 13,40 euro. «Mediobanca e Generali rappresentano un pezzo strategico del nostro sistema economico e hanno bisogno di stabilità; per questo il mio obiettivo è contribuire a creare un azionariato stabile che aiuti le società a crescere e avere successo nel mondo», ha detto più volte l’imprenditore più ricco d’Italia secondo Forbes. Fonti finanziarie sottolineano che Piazzetta Cuccia da sempre si confronta con gli altri soci sulle strategie del Leone di Trieste, con un dialogo che finora ha coinvolto Delfin e gli altri azionisti. La cordata italiana che governa le Generali (Caltagirone, lo stesso Del Vecchio, la famiglia Benetton, i De Agostini) pesa per oltre il 15% nel capitale del Leone mentre Mediobanca (che oggi capitalizza poco più di 5 miliardi) possiede il 13%. Ma proprio la partecipazione nel Leone di Trieste rischia secondo gli analisti di sollevare la questione di un possibile conflitto di interessi di Delfin, presente con forza sia nella controllante che nella controllata.

L’attivismo di Del Vecchio è iniziato nell’ottobre scorso quando ha iniziato a punzecchiare il management di Mediobanca: prima ha detto di aspettarsi «un nuovo piano industriale che non basi i risultati di Mediobanca solo su Generali e Compass ma progetti un futuro da banca di investimenti», poi ha invitato la banca a «non sedersi sugli allori» e a crescere «con acquisizioni come hanno fatto Intesa e Lvmh». Passano meno di due mesi e, la prima settimana di novembre, Jean Pierre Mustier, ad di Unicredit, smantella la storica partecipazione dell’istituto in Mediobanca, vendendo la propria quota di oltre l’8%, che ne faceva il primo socio singolo. Oggi la nuova Mediobanca è sempre più una pubblic company e del Vecchio, diventato nel frattempo primo azionista, ha promosso il nuovo piano quadriennale del Ceo Alberto Nagel. Gli obiettivi «vanno nella direzione auspicata», ha detto, aggiungendo di «apprezzare lo sforzo del management».—

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