Autostrade, ore decisive sulla revoca ma per i Benetton non si torna indietro

I cda di Autostrade per l'Italia e della controllante Atlantia sono stati convocati per martedì 29. È quanto risulta a Radiocor. I due board saranno chiamati a discutere le repliche da inviare al Governo: il giorno successivo, cioè il 30 settembre, scade infatti il termine fissato dallo stesso esecutivo per ricevere risposte che consentano di portare avanti il riassetto di Aspi con la cessione del controllo a Cassa Depositi e Prestiti.

In alternativa, il Governo tornerebbe a prendere in seria considerazione l'ipotesi della revoca della concessione, che avrebbe effetti devastanti su Aspi, a livello finanziario ed occupazionale, e di riflesso sulla controllante Atlantia.

Torna dunque spinoso il rapporto tra la holding controllata dalla famiglia Benetton che tiene l’88% dei Autostrade e l’esecutivo. Ma rispetto al passato c’è un dato incontrovertibile, la dinasty trevigiana ha già dichiarato, con un comunicato del 5 di agosto che, una volta fatto lo spin off di Autostrade da Atlantia, loro usciranno. In quel comunicato di inizio agosto avevano affermato chiaramente che  la quota in Aspi attribuibile ad
Edizione «dopo l'eventuale scissione non sarà considerata strategica e quindi verrà posta in vendita a condizioni di mercato entro 18 mesi». E nulla da allora è cambiato a Ponzano Veneto in tal senso. Nessuna marcia indietro.

La famiglia si è compattata (come dimostra il nuovo corso della holding con il nuovo cda cui è stato un mandato triennale e la ricerca di un nuovo capo azienda) ha preso atto che il governo li vuole fuori e loro si faranno da parte. Questa vicenda riguarda dunque gli altri azionisti di Atlantia e quindi il resto del 70% del capitale che dovrà  votare le modalità di separazione da Autostrade in una assemblea convocata per il 30 ottobre. In mezzo però c’è la scadenza dell’ultimatum del governo che è tornato a minacciare la revoca.

Il fatto che a capo di Atlantia ci sia un manager nato e cresciuto in Edizione, cioè Carlo Bertazzo, non cambia che Atlantia è e resta un soggetto quotato, con una folta platea di investitori istituzionali che hanno già manifestato apertamente di volere che la procedura di distacco di Aspi da Autostrade avvenga con o crismi del mercato.

Il cda della holding come noto ha previsto  Il processo prevede o la vendita dell’intera quota dell’88% del capitale di ASPI tramite processo competitivo o, in alternativa, scissione parziale e proporzionale e conferimento di, rispettivamente, il 55% e il 33% del capitale sociale di ASPI nella neo-costituita Autostrade Concessioni e Costruzioni S.p.A. da quotarsi in Borsa con l’uscita di Atlantia dal suo capitale.

Secondo fonti vicine al dossier Atlantia non intende chiudere all’ingresso della Cdp. Cassa potrebbe rientrare in entrambi i binari. Nel caso voglia fare un aumento di capitale, può farlo sul nuovo veicolo, oppure potrebbe prendere il 33% del nuovo veicolo che Atlantia al momento ha mantenuto. Quel 33% è una "porta aperta" a Cdp o ad altri investitori. Il problema non è ovviamente il doppio binario ma la manleva su potenziali contenziosi futuri, su questo la holding non può cedere, perché è una condizione non contemplata in operazioni con grandi operatori infrastrutturali.

Nella dura lettera inviata dall’esecutivo nella notte tra mercoledì e giovedì della scorsa settimana si sottolineava la necessità che nell'atto transattivo inviato dal Ministero dei Trasporti alle società il 2 settembre restasse l'articolo 10, che di fatto vincola l'efficacia dell'atto stesso (con la chiusura della procedura di revoca e l'ok al Pef) alla cessione della maggioranza di Aspi a Cdp: un punto contestato prima da Aspi e poi da Atlantia e dai suoi soci poichè di fatto le impedisce di disimpegnarsi dalla controllata attraverso procedure di mercato, ovvero il doppio binario deliberato dal cda della holding giovedì scorso.

L'articolo 10 è oggetto di un intenso confronto tra le parti ormai da alcune settimane ed è sicuramente uno dei temi più caldi sul tavolo insieme con quello della manleva, su cui le distanze da Atlantia e Cdp sembrano al momento incolmabili.