Il paradosso dell'era Covid: perchè l’economia precipita e il mercato finanziario continua a salire?

Il mercato nel suo complesso sta ritenendo non così grave l’impatto economico dei dati e della pandemia o più semplicemente che stia valutando il numero di stimoli delle banche centrali come in grado di compensare in maniera più che sufficiente gli effetti derivanti dalla crisi sanitaria

Com’è possibile, molti si chiedono, che i dati economici siano pessimi, che l’incertezza aumenti, che il mondo non abbia superato il problema legato al Covid19 e nonostante tutto i mercati continuino a salire?

Com’è possibile che con la seconda ondata, con i contagi in aumento in tutto il mondo, con lo spettro di nuovi lockdown in Europa gli indici azionari continuino a far registrare performance positive?

La risposta a questa domanda ha origini lontane, agli inizi del 1900 per la precisione, il periodo in cui Francis Galton un grande scienziato inglese si recò ad una fiera locale di bestiame ed assistette con sgomento ad una cosa che non si aspettava. La folla, composta da più di 800 individui, riuscì ad indovinare il peso di un bue con uno scarto di un solo chilogrammo.

Questo evento segnò profondamente Galton che iniziò ad investigare l’accaduto gettando le basi di un concetto che verrà poi definito intelligenza collettiva. Un concetto che può essere riassunto nel modo seguente: la capacità di giudizio della folla è collettivamente superiore a quella di ogni singolo individuo.

Come si spiega?

La spiegazione risiede nell’errore previsivo medio della folla che è pari a quello medio individuale meno la diversità previsiva. Ciò significa che la diversità di composizione della folla è anche la sua forza, più essa è disomogenea in termini di individui che la compongono più sarà alta la diversità previsiva e quindi più basso l’errore previsivo.

In altre parole: la folla sarà sempre in grado di predire in maniera più accurata dell’individuo medio che la compone e la diversità di composizione e quindi di previsione è anche la sua forza. Questo significa che in sistemi complessi come lo sono i mercati in cui vi è normalmente grande differenza di composizione degli individui il mercato nel complesso raramente sbaglia il giudizio di quello che accade o la previsione di quello che accadrà in futuro.

Significa anche, nel contesto attuale, che il mercato nel suo complesso stia ritenendo non così grave l’impatto economico dei dati e della pandemia o più semplicemente che stia valutando il numero di stimoli delle banche centrali come in grado di compensare in maniera più che sufficiente il calo derivante dai fattori di cui sopra.

Una nota di cautela deve essere posta sulla frase precedente, nei mercati normalmente vi è grande differenza di composizione. Sottolineo il normalmente perché su questo tema esiste anche un’antitesi alla tesi di Galton pubblicata per la prima volta in un famoso libro del 1841 intitolato “Extraordinary Popular Delusions & the Madness of Crowds”. In questo caso si sostiene che le folle siano particolarmente predisposte a comportamenti folli e irrazionali in quanto gli individui si influenzano gli uni con gli altri.

Ma quindi quale delle due ipotesi e valida: le folle sono sagge o folli?

E i mercati finanziari: quando sono nel giusto e quando si stanno spingendo verso l’irrazionalità?

La risposta risiede nella base del principio di Galton: la diversità di composizione della folla.

Più vi è diversità di composizione e di opinione e più la folla è saggia, più si comporta in maniera omogenea e più diviene “folle”.

E questo si traduce nei mercati che sono normalmente corretti nel valutare ma a volte hanno comportamenti irrazionali come gli operatori che li compongono. Quello che li distingue è ancora una volta la differenza di opinione. Quando tutti sembrano essere d’accordo su un punto allora è il momento di stare all’erta: il grado di saggezza della folla sta diminuendo drasticamente. 

 

Renato Viero

CFA RV Capital Partners

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