Cerved, febbre da minibond per 1700 pmi: 7 miliardi in formato "green"

L’analisi, dedicata al potenziale di mercato delle nuove emissioni (il doppio dell’attuale)è stata presentata da Cerved Rating Agency al Private Debt Investors Forum. L’agenzia ha anche confermato le stime sul rischio di default delle aziende italiane: in caso di ulteriori lockdown, 1 su 6 (15,5%) potrebbe fallire

MILANO. Sarebbero poco meno di 1.700 nella fascia di fatturato tra i 5 e i 500 milioni di euro, con un potenziale di emissione al momento inespresso di 11 miliardi di euro, le imprese italiane “affidabili” (con un rating Investment Grade di Cerved Rating Agency) in grado di emettere minibond, con una netta prevalenza nel Nord Ovest e nel Nord Est dello Stivale.

Di queste, 1.151 potrebbero emettere minibond “verdi”, per un potenziale totale di emissioni green di 7,2 miliardi di euro. Ciò a fronte di un mercato dei minibond che, secondo i dati forniti dall’Osservatorio Minibond della School of Management del Politecnico di Milano, a fine 2019 ammontava a 5,5 miliardi di euro. Sono i principali risultati di un’analisi realizzata da Cerved Rating Agency, leader nel settore Credit Rating e Rating ESG con oltre 30.000 rating assegnati alle imprese italiane ogni anno, illustrata questa mattina durante la prima edizione del Private Debt Investors Forum, evento online organizzato proprio dall’agenzia e dedicato al mercato del Private Debt a cui hanno preso parte rappresentanti di Anthilia Capital Partners SGR, Borsa Italiana, Cassa Depositi e Prestiti, Consob, Frigiolini & Partners Merchant, Mediobanca, SACE e Unicredit.

Al centro del dibattito, le potenzialità ancora inespresse del segmento dei minibond/basket bond, la reale opportunità offerta dai recenti programmi governativi, la concreta consistenza delle aspettative generate dalla “finanza sostenibile”.

Particolare attenzione è stata dedicata ai minibond green/sustainable: “Anche in virtù dei recenti indirizzi politico-economici delineati dal Green New Deal europeo e da Next Generation EU - commenta Fabrizio Negri, amministratore delegato di Cerved Rating Agency - le aspettative sulla nascita di un mercato di strumenti di debito qualificabili come minibond green/sustainable sono elevate. Cerved Rating Agency, che è attiva anche nel segmento dei Rating ESG, stima che il potenziale di mercato per i minibond green sia di 7,2 miliardi di euro. E un pool di potenziali emittenti, sottoposto a intervista, ha dichiarato per il 97% di essere interessato allo strumento, per il finanziamento di progetti in tema di circular economy e di efficientamento energetico”.

L’analisi di Cerved Rating Agency è stata condotta applicando una serie di criteri di selezione tra i quali la struttura finanziaria, i tassi di crescita del fatturato, il rating, così da prefigurare un rimborso puntuale del debito. L’emittente “ideale” di minibond è dunque una società con un rating di Cerved Rating Agency maggiore o uguale a B1.2 e un fatturato compreso tra 5 e 500 milioni di euro; le 1.686 imprese identificate sono ubicate prevalentemente nel Nord Ovest (692 aziende, per un potenziale di emissione di 5,1 miliardi di euro) e nel Nord Est (566 aziende, per 3,4 miliardi), poi nel Centro (252, per 1,6 miliardi), nel Sud (148, per 0,8 miliardi) e nelle Isole (28, per 0,1 miliardi).

L’importo dell’emissione è stato calcolato considerando un “taglio” medio non superiore al 15% del fatturato. Quanto ai minibond green, anche le 1.151 emittenti “ideali” si concentrerebbero tra Nord Ovest (461 aziende per 3,2 miliardi di euro di potenziali emissioni) e Nord Est (417, per 2,4 miliardi), mentre in misura assai minore si troverebbero al Centro (164 aziende per 1,1 miliardi), al Sud (91 aziende per 0,4 miliardi) e nelle Isole (18 aziende per 0,1 miliardi).

Per identificarle ci si è basati sulla Tassonomia UE e sull’appartenenza dei potenziali emittenti a settori cosiddetti “transitional”, cioè quelli che contribuiscono alla mitigazione del cambiamento climatico. Il Forum ha anche dato l’occasione a Cerved Rating Agency di confermare le previsioni di default delle imprese italiane enunciate a maggio, quando però lo scenario peggiore, quello che includeva ulteriori lockdown, era considerato improbabile: il 15,5% delle aziende italiane, cioè 1 su 6, rischia di fallire nel 2021 se continueranno le chiusure, mentre in uno scenario intermedio la percentuale si fermerebbe al 9,9%, del tutto in linea con le previsioni di maggio. Si consideri che a febbraio il dato reale delle aziende fallite era 4,5%, mentre a settembre si è passati al 5%, con un aumento dell’11%.