Dai Mondiali di Cortina alla finanza, Alessandro Benetton: le sfide non aspettano

La società da lui fondata entra nella meccanica di precisione e adesso ha partecipazioni in 22 aziende con vendite aggregate per 1,6 miliardi. Un track record invidiabile nel settore industriale dove le ultime 10 cessioni hanno fatto registrare un multiplo medio 3x. Significa cioè che il private equity internazionale riesce sostanzialmente a triplicare il valore delle aziende in cui investe

TREVISO. Se c'è un aspetto nella vita di Alessandro Benetton che non è mai mancato è stato il dinamismo. L'amore per gli sport estremi, lo sci alpino, il kite surf, l'arrampicata sportiva, la passione per le sfide, come quella vinta dei Mondiali di Cortina: riportare la perla delle Dolomiti alla allure di un tempo. In palcoscenici globali. Infine, l'amore smisurato per la finanza, la sua 21 Invest, azienda da lui fondata che era poco più che un ragazzo, razionalità e passione, il business e 21, i grammi dell'anima.

Non stupisce che in un momento storico che porta innanzi a sé la fragilità, l'inconsistenza, la paura anche, che sono i tratti caratteristici dell'epoca del Covid, un uomo d'affari come Alessandro Benetton cerchi nuove sfide. Non stia ad aspettare che l'onda passi, ma tenti, anche un po' poeticamente, con la sua idea di impresa, di affrontarla. Avviene così che la sua 21 Invest chiuda a ventiquattrore di distanza, l'una dall'altra, due operazioni. La cessione di un'azienda, la Poligof, comunicata mercoledì.

E l'acquisizione di una nuova realtà manifatturiera, la friulana Aussafer Due.Nel corso del periodo di investimento, Poligof ha registrato una crescita continua e duratura, aumentando i volumi venduti oltre il 50% ed incrementando la quota export dal 70% a circa il 90% dei ricavi. Allo stesso tempo, l'occupazione è raddoppiata e ad oggi l'azienda attiva nella produzione e commercializzazione di prodotti per il settore igienico-sanitario conta su un organico di circa 400 dipendenti.

Nonostante la pandemia, Poligof ha continuato a beneficiare di un trend positivo con gli impianti di produzione italiani attivi a ritmi sostanzialmente normali e lo stabilimento in Russia in crescita di circa il 50%, raggiungendo così nel corso dell'anno la piena capacità produttiva. Tanto che nel 2020 i ricavi attesi sono superiori a 120 milioni di euro. Ieri è stata la volta dell'impresa Aussafer Due, operatore italiano leader nella lavorazione dei metalli ad alta tecnologia con 30 milioni di euro di fatturato.

Nata negli anni '60 dalla visione imprenditoriale della famiglia Citossi e con sede a San Giorgio di Nogaro, in provincia di Udine, Aussafer è specializzata nella lavorazione di metalli e lamiere per applicazioni industriali, con un focus sull'elettromeccanica e nel taglio laser. L'azienda si distingue a livello europeo per essere uno dei pochi player ad avere un know how specifico per operare nei settori dell'elettromeccanica e dell'idroelettrico. Mercati che si sono dimostrati particolarmente resilienti .«Aussaffer è una realtà industriale del territorio che rispecchia le caratteristiche di una buona e sana azienda del nostro Paese» ha commentato Alessandro Benetton presidente e fondatore di 21 Invest.

La 21 invest ha attualmente in portafoglio 22 aziende, vendite aggregate per 1,6 miliardi di euro, 10.000 impiegati, 106 investimenti in 28 anni, e track importante nel settore industriale dove le ultime 10 cessioni hanno fatto registrare un multiplo medio 3x. Significa cioè che il private equity internazionale riesce sostanzialmente a triplicare il valore delle aziende in cui investe.

Non avviene per caso che alcuni dei più studiati casi di successo del settore escano proprio dal portafoglio di 21 Invest. Vale per Farnese Vini, nel periodo di investimento (2013-2016) la 21 Invest ha portati i ricavi e i margini con una crescita annua del 16%, raggiungendo una quota di export superiore al 95%, oltre che vendere più di 100 diverse etichette in più di 80 paesi in tutto il mondo.

Oppure Forno d'Asolo (periodo di investimento 2014 -2018) ha registrato una crescita straordinaria, potenziando la rete distributiva e penetrando nuove aree inesplorate in Italia attraverso la realizzazione di 11 nuove piattaforme distributive dalla data d'investimento e servendo oltre 36.000 clienti. Grazie a queste azioni mirate, Forno d'Asolo dal 2014 al 2018 è cresciuta nella voce ricavi del 15% annuo diventando un'azienda di riferimento nel panorama italiano dell'industria alimentare. --