Dallo scontro con il Banco al Leone, l'ad Ferraresi racconta tutte le sfide di Cattolica: "Torneremo al dividendo"

L'amministratore delegato del gruppo assicurativo veronese: «Tavolo con il Banco Bpmper trovare una soluzione soddisfacente dopo la nostra richiesta di 500 milioni di danni»

«Penso che il 2021 sarà un anno di rinascita. Dobbiamo affrontare i cambiamenti, senza paura di quello che verrà. Nel 2020 siamo stati in grado di rispondere a tutte le difficoltà, mi verrebbe da dire che il Covid è stato l'ultimo dei nostri problemi. Ci siamo rafforzati, abbiamo dimostrato di essere solidi e grazie all'alleanza con Generali, primo azionista con quota del 24,4% del capitale, possiamo giocare un ruolo da protagonisti».

Carlo Ferraresi, classe 1966, amministratore delegato di Cattolica, risponde al telefono dalle tenute del gruppo, duemila ettari di verde a Ca' Tron, dove nascerà a breve un polo innovativo basato su agricoltura, sanità ed energia green. Sull'agenda del top manager c'è una data cerchiata in rosso: l'1 aprile la compagnia assicurativa veronese si trasformerà in Spa.

«Un passaggio automatico - dice Ferraresi - che ci garantirà una struttura azionaria e di governance in grado di consentirci un percorso di sviluppo e crescita». In un panorama in rapidissima evoluzione, spiega, l'obiettivo è tornare alla distribuzione del dividendo. «Dovremmo riuscire a raggiungere il più alto risultato operativo della nostra storia, nella parte alta della forchetta comunicata a metà febbraio, tra i 350 e 375 milioni di euro. La decisione, però, dipenderà dalle indicazioni dell'Ivass, che ha chiesto prudenza. Ci adegueremo alle indicazioni del regolatore».

Ferraresi, oltre ad un rafforzamento del capitale, che cosa porteranno le Generali?

«Stiamo lavorando ad alcuni temi importanti, industriali e commerciali. L'alleanza ci permetterà di condividere investimenti e progetti attorno a quattro pilastri: l'asset management, le riassicurazioni, l'Internet of Things e il business legato alla salute. Ci aspettiamo opportunità e benefici diretti, sia per loro sia per noi. Accelereremo sul welfare aziendale e comunque resteremo ben radicati sul territorio».

Con Banco Bpm è battaglia legale. Avete chiesto alla banca 500 milioni dopo che l'istituto di credito ha deciso di esercitare l'opzione d'acquisto sul 65% delle joint-venture Vera Vita e Vera Assicurazioni. Secondo la banca, l'acquisizione del 24,46% del capitale di Cattolica da parte di Generali, implica un cambio di controllo. Come ne uscirete?

«Innanzitutto, mi auguro che con Banco Bpm si riesca a sedersi a un tavolo e a trovare un modo per discutere il tema, individuando le soluzioni migliori. Detto questo, riteniamo che la loro posizione non sia corretta: non ci sono ragioni per immaginare un cambio di controllo. Generali non controlla in alcun modo Cattolica. È chiaro che la partnership non ci ha dato le soddisfazioni che ci attendevamo, motivo in più per chiarirsi con loro. Siamo comunque persone civili: ci si siede e si discute».

La pandemia ha cambiato il business delle assicurazioni?

«C'è stato un forte calo dei consumi e un aumento del risparmio. Le persone hanno paura, si preparano ad affrontare rischi ancora non delineati. Una soluzione potrebbe essere "coprirsi" tramite le compagnie assicurative, in modo chiaro ed efficiente. Per quanto riguarda le polizze, da un po' stiamo assistendo a un cambio di paradigma: c'è una maggior esigenza di proteggere la casa, vissuta in modo diverso, e sta cambiando anche la mobilità».

Per il 2021 si aspetta un'accelerazione di fusioni e acquisizioni?

«Nel mondo finanziario, in particolare in quello assicurativo, si sono sviluppati tre trend: aumento della solvency, tassi bassi e tecnologia digitale. Condizioni che richiedono forti investimenti, e portano a cercare sinergie che si tradurranno in nuove aggregazioni».

Vale lo stesso per le banche?

«In questo caso la redditività è sempre più difficile, è per questo che gli istituti devono aggregarsi e si sono spostati verso le assicurazioni. Faccio difficoltà a pensare che nel medio periodo, nel nostro Paese, ci siano più di tre grandi poli bancari, sul modello francese».

Che cosa comporta lo scioglimento della joint venture con Ubi per Lombarda Vita?

«La partnership scadeva a giugno 2021. Ubi ha anticipato di qualche mese l'esercizio di una sua call. La chiusura anticipata ci garantirà una plusvalenza tra i 100 e i 110 milioni».

Nel 2021 torna il dividendo?

«Io sono ad da un anno e due mesi. Abbiamo assistito a una flessione della raccolta premi ma anche a una riduzione dei sinistri. Tutto questo ci permetterà di raggiungere il risultato operativo più alto della nostra storia. E questo anche grazie ai nostri dipendenti, alla rete distributiva e agli agenti. Per quanto riguarda l'utile, abbiamo dovuto fare delle svalutazioni figlie del passato, ma il nostro compito è far sì che la compagnia possa distribuire dividendi, e così faremo. Ovviamente sarà decisiva l'indicazione dell'Ivass e dei regolatori europei, che hanno chiesto prudenza. Ci aspettiamo una indicazione comune a tutti i Paesi, in modo da non creare distorsioni del mercato».--

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