Crac Veneto Banca, doccia fredda: Intesa è esclusa dai risarcimenti

Processo a Consoli, il gup ammette come responsabile civile solo la popolare in liquidazione: delusione tra legali ed ex soci

TREVISO. Banca Intesa Sanpaolo è stata esclusa come responsabile civile dal processo contro l'ex a.d. di Veneto Banca Vincenzo Consoli, accusato dei reati di ostacolo alla vigilanza, falso in prospetto e aggiotaggio.

È stata invece chiamata in causa Veneto Banca in liquidazione: ciò significa che in questa sede non arriveranno i risarcimenti per i circa 1500 soci che si sono costituiti parte civile nel procedimento. Una doccia fredda per chi, tra risparmiatori e legali, sperava nel coinvolgimento dell'istituto che ha rilevato l'ex popolare montebellunese come, a inizio 2018, aveva stabilito con un'ordinanza il gup del tribunale di Roma Lorenzo Ferri, prima che il processo venisse trasferito a Treviso.

Con quell'ordinanza il giudice romano aveva autorizzato le parti civili a chiamare in causa Intesa Sanpaolo, escludendo invece Veneto Banca, sulla base del presupposto che il contratto di cessione, sancito dal decreto legge 99 del 2017, avesse efficacia tra le parti, ma non potesse escludere la responsabilità della good bank nei confronti dei terzi danneggiati, ovvero degli azionisti.

Pertanto gli accordi tra i due istituti, con riferimento alle vittime del tracollo, valevano per i rapporti interni e non impediscono di chiamare Intesa a rispondere.Così invece non è stato per il giudice trevigiano Gianluigi Zulian, diversamente da quanto richiesto dagli avvocati in aula che rappresentavano i risparmiatori. Zulian ha ritenuto costituzionale il decreto legge 99 del 25 giugno 2017 con il quale di fatto si solleva Intesa dall'onere di assorbire i debiti contratti dall'ex popolare.

I motivi il gup Zulian li ha spiegati in un lungo e articolato dispositivo, letto al termine dell'udienza, nel pomeriggio di ieri, nel quale ha, tra l'altro, rilevato come tra Consoli e l'istituto torinese non ci sia mai stato un rapporto organico.È andata dunque delusa la speranza dei legali degli ex soci e risparmiatori di vedere Intesa nelle vesti di responsabile civile anche perché i ristori sarebbero diventati concreti per la "solvibilità" dell'istituto.

L'avvocato Paolo Polato dell'Adusbef (con una fetta di 200 costituzioni di parte civile) non nasconde la propria amarezza: «Abbiamo sempre combattuto - dice Polato - perché venisse dichiarato incostituzionale il decreto legislativo 99 del 2017 che esclude la responsabilità di Banca Intesa nei confronti dei danneggiati da Veneto Banca ma purtroppo anche oggi la nostra speranza è andata delusa come del resto lo era stato a Vicenza ed in altri procedimenti in sede civile sparsi per l'Italia.

Solo il gup di Roma aveva emesso un provvedimento coraggioso. Ora per noi questo diventa un processo di principio anche se di fatto le speranze di rimborso sono ridotte». L'avvocato Matteo Moschini che rappresenta diverse centinaia di parti civili lancia un appello a Banca Intesa: «Con la decisione di oggi - dice - ci aspettiamo che Intesa Sanpaolo distribuisca i 100 milioni di euro a suo tempo stanziati per andare a ristorare, seppur parzialmente, i risparmiatori traditi dalle Popolari Venete che versano in condizione di maggior disagio finanziario».

«Tutto ciò significa - precisa l'avvocato Luigi Fadalti - che i risarcimenti non arriveranno. Bisogna anche tenere conto che questo è un processo destinato a morire di prescrizione che maturerà, in questo caso, a ottobre del 2021».Nel frattempo, con l'ombra della prescrizione che incombe, il gup Zulian ha fissato una scaletta con altre cinque udienze. La prossima quando interverranno i legali di Veneto Banca Lca sulla chiamata in causa come responsabile civile sarà il 30 gennaio. Poi altre quattro: il 6 e il 20 febbraio e il 6 e il 20 marzo. --

© RIPRODUZIONE RISERVATA