Crediti deteriorati ridotti a un terzo in 4 anni, le categorie: ma ora c'è il rischio regole Eba

In Veneto sono scesi da 32,8 a 10,4 miliardi. Allarme per la stretta sugli scoperti in conto corrente e lo stop moratorie

PADOVA. Si sono ridotti a un terzo, in circa 4 anni, i prestiti deteriorati in Veneto. Un andamento, quello tra marzo 2017 e marzo 2020 che si conferma anche nei primi 6 mesi della pandemia, tra marzo e settembre 2020.

Questo andamento virtuoso rischia, però, una brusca inversione di tendenza a seguito delle nuove norme che l'Eba, l'autorità bancaria europea, aveva definito tra 2016 e 2017 e che sono entrate in vigore con l'inizio del 2021, anche a dispetto di una congiuntura economia molto diversa da quella che gli stessi legislatori avevano modo di prevedere a suo tempo.

Per il sistema bancario le novità più significative riguardano sia i criteri per identificare giornalmente le esposizioni past due (scadute e sconfinanti) che la disciplina per il ritorno in bonis di controparti inadempienti. Ad aggiungersi però anche una rinnovata modalità di calcolo della ridotta obbligazione finanziaria del cliente da mettere in default.

Criteri stringenti che preoccupano gli istituti bancari e non piacciono alle categorie economiche, preoccupate di vedere molti dei propri associati colpiti da provvedimenti drastici anche per una svista: di fatto uno scoperto in conto corrente anche solo di 100 euro per 90 giorni rischia di essere condizione sufficiente per la messa in stato di default.Il rischio, che tuttavia Banca d'Italia non condivide, è quello di registrare a breve un nuovo incremento delle sofferenze (alcune stime per gli artigiani arrivano ad +15%) a causa proprio di queste norme.

E tuttavia il fenomeno che ha portato i prestiti deteriorati dalla ragguardevole cifra di 32,8 miliardi di euro di marzo 2017 ai 10,9 miliardi di marzo 2020 per proseguire con un'ulteriore contrazione di circa 500 milioni a settembre 2020 (10, 4 miliardi di euro) viene spiegato dalla divisione di ricerca economica territoriale di Venezia della Banca d'Italia con due diversi fenomeni. Il primo è relativo a un processo di cessione di questi crediti a strutture terze che ha visto una fortissima accelerazione proprio tra 2017 e 2019.

Il secondo riguarda un generale miglioramento dell'economia del territorio tali da portare il tasso di deterioramento del credito, la misura cioè della difficoltà di onorare i prestiti richiesti da parte delle imprese, da circa il 9% del 2014 all'1, 9 del dicembre 2019. Un indicatore rimasto immutato anche nel pieno della pandemia a fine giugno 2020.

«Nel 2019, in Veneto» spiegava Banca d'Italia nel suo report regionale di giugno 2020 «l'ammontare delle cessioni si è ragguagliato al 22,4% dello stock delle sofferenze lorde in essere all'inizio dell'anno. Gli stralci delle posizioni in sofferenza per cui le perdite sono giudicate definitive sono state pari al 10,5% delle sofferenze lorde di inizio 2019».

Le cause di questa stabilità afferiscono a tre diversi ordini di fattori: da una parte le azioni dirette del governo ad alleggerire i flussi di cassa in uscita delle imprese tramite l'introduzione di una Cig Covid più che quintuplicata nelle sue coperture tra 2019 e 2020 e con l'attivazione di moratorie su mutui e prestiti, dall'altra l'intervento della Bce atto sia a dare liquidità pressoché illimitata al sistema bancario che a stabilizzare il costo dei debiti nazionali tramite l'acquisto (sul mercato secondario) di gradi stock di titoli di stato.

Ad aggiungersi una politica dei ristori molto discussa e l'introduzione di prestiti agevolati con garanzia statale (da parte del Fondo di Garanzia del Medio Credito Centrale) e con preammortamento (il periodo che intercorre tra l'ottenimento del denaro e l'inizio della restituzione rateale) significativo.

Un fenomeno quest'ultimo che a novembre 2020 aveva garantito al sistema economico regionale 12 miliardi euro di crediti garantiti a circa 120 mila imprese venete. Una cifra ragguardevole se si considera che l'intero ammontare dei prestiti alle imprese in regione non superava, alla stessa data, i 76 miliardi di euro. Un'operazione riuscita, quella a garanzia della liquidità di emergenza, se è vero che, sempre a novembre 2020, i depositi delle imprese erano cresciuti del 30% circa rispetto a dicembre 2019 arrivando a 48, 8 miliardi euro dai 37 miliardi circa dell'inizio dell'anno scorso. --

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