La seconda vita di Giovanni Bossi, la sua Cherry 106 e Banco delle Tre Venezie verso la fusione

L'accordo prevede la fusione per incorporazione di Cherry106 nell' istituto di credito padovano. Per effetto della fusione il manager triestino diventerà il nuovo azionista di riferimento della Banca

PADOVA. “Nonostante la crisi pandemica, il territorio resta sano e ricco di interessanti realtà imprenditoriali. Riteniamo che dotarlo di una banca di riferimento potrà accelerarne la ripresa”. Così Giovanni Bossi, raggiunto telefonicamente poco dopo l’annuncio che Banco delle Tre Venezie e Cherry 106 si fonderanno.

Il primo è un istituto che ha iniziato a operare nel 2008, focalizzato sull’attività bancaria al servizio delle imprese e degli imprenditori; il secondo è stato fondata nel 2019 da Bossi (a lungo timoniere di Banca Ifis) e altri manager specializzati nella gestione dei crediti deteriorati.

I due consigli di amministrazione hanno approvato l’accordo quadro che disciplina termini, impegni e condizioni dell’operazione. In particolare, è prevista la fusione per incorporazione di Cherry106 Spa, intermediario finanziario che fa capo allo stesso Bossi, nell’istituto di credito padovano.

Per effetto della fusione il manager triestino diventerà, oltre che amministratore delegato, anche il nuovo azionista di riferimento dell’aggregazione con il 35% della nuova realtà. Che nascerà con l’emissione di nuove azioni ordinarie di Btv, pari al 51% del capitale sociale, che andranno agli azionisti di Cherry 106. Ovviamente il tutto a valle del via libera da parte della Banca d’Italia e della Banca centrale europea, dopo di che sarà possibile procedere con le assemblee che saranno chiamate ad approvare la fusione e le modifiche statutarie connesse.

La sensazione è che l’intero percorso possa concludersi entro l’estate o, al massimo, all’inizio dell’autunno. “Mettiamo insieme personale (75 del Banco e una cinquantina di Cherry, ndr), competenze e tecnologie per integrare l’attività bancaria per le imprese e la gestione dei crediti non performanti”, sottolinea Bossi. Che considera riduttiva la definizione di “banca digitale”, molto in voga in questo periodo.

“A mio avviso la tecnologia è un abilitatore, ma a fare la differenza è la capacità di fare banca al servizio del territorio e in modo profittevole”, aggiunge. Soddisfazione per l’intesa viene espressa anche da Gabriele Piccolo, presidente del Banco delle Tre Venezie.

“Sono stati 12 anni vissuti intensamente in cui abbiamo vissuto la crisi economico/finanziaria peggiore del dopoguerra e la pandemia più cruenta della storia, ma siamo sopravvissuti al contrario di tante altre realtà bancarie che non ce l’hanno fatta”, sottolinea ripercorrendo la storia del Banco.

“Con questa operazione, che preserva le competenze maturate ed il personale, ma introduce nuovi modelli di business oltre un elevato contenuto tecnologico, inizia la seconda vita del Banco che confidiamo sarà in grado di generare un importante incremento di valore per gli azionisti e per il territorio”.