Intervista a Marchi: «Finint in campo per Banca Profilo, ed entro primavera 2022 la Borsa»

Enrico Marchi, presidente di Finint

Il presidente della banca di Conegliano: «Per Civibank un aumento di capitale per farne un perno del sistema economico nordestino»

Enrico Marchi, imprenditore che sempre sottolinea con orgoglio le proprie radici a Conegliano, si è messo in testa più di qualche obiettivo ambizioso. A partire dai dati di bilancio 2020 della sua Finint, per la quale chiama "un ruolo da investment bank di profilo nazionale". A proposito di profilo, il presidente di Banca Finint ha depositato una offerta per Banca Profilo. E comunque punta alla quotazione «entro la primavera '22».

E non rinuncia a dire la sua su Cattolica. E programma di ricostruire in Civibank la banca commerciale del Nordest. Ma andiamo con ordine.

Partiamo da Civibank, di cui Banca Finint è advisor finanziario.

«Parliamo dell'ultima banca commerciale indipendente del territorio. Riteniamo abbia grandi spazi per crescere sia in Veneto che in Friuli Venezia Giulia e in Trentino Alto Adige, candidandosi a essere un perno per il sistema economico nordestino. Nell'aumento di capitale vogliamo coinvolgere primarie figure imprenditoriali e soggetti istituzionali. Bello sarebbe se le tre Regioni del Triveneto, tramite le loro società finanziarie, sottoscrivessero anche solo in forma simbolica questa operazione, che può essere autenticamente un'operazione di sistema. I tempi sono legati alla trasformazione di Civibank in società per azioni, che penso sarà materia della prossima assemblea».

Altro dossier complesso assai della finanza a Nord-Est riguarda Cattolica, che non ha trovato pace nemmeno dopo l'ingresso di Generali tra i soci.

«Non dobbiamo replicare quanto accadde con la Banca Cattolica, che ha rappresentato di fatto la prima pietra per la costruzione della odierna Banca Intesa di cui nulla però è poi rimasto in Veneto. Una macroregione come il Triveneto, che rappresenta il 15% del Pil italiano, non può essere deprivata di ogni presidio finanziario. Sarebbe molto importante e opportuno che, accanto a un socio autorevole come Generali, ci fossero anche espressioni del territorio come Fondazioni, family offices, investitori istituzionali per rivitalizzare una compagnia assicurativa che è un asset fondamentale soprattutto a Nord-Est».

Sul dossier vigilano Ivass e Consob. Ma che siano in formazione due alternative cordate per dare un secondo pilastro nell'azionariato della Compagnia veronese è un rumor ricorrente.

«Noi siamo concentrati ora sull'acquisizione di Banca Profilo. Non so se andrà in porto, ma puntiamo a ottenere due risultati: accelerare la nostra crescita e anticipare la quotazione in Borsa».

E se non dovesse andare in porto l'operazione con Banca Profilo?

«Andremo avanti con il progetto di quotazione con aumento di capitale, funzionale a dotare la banca delle risorse necessarie per consolidare la leadership su scala nazionale nelle cartolarizzazioni, minibond e finanza strutturata e sviluppare il wealth management. Se non dovessimo acquisire Banca Profilo e procedere poi alla fusione, potremmo ragionare su una quotazione nella primavera del '22 a pandemia conclusa e alle prese dunque con il grande tema: far ripartire l'economia italiana. Ci saremo».

Che previsioni formula rispetto al meteo economico?

«Passata la pandemia, il sistema delle imprese sarà investito da un'onda di cambiamento. Per alcuni saranno momenti difficili, per i più forti ci saranno opportunità di crescere. E noi vogliamo praticare una finanza non fine a se stessa, bensì una finanza che sia strumento di sviluppo, per far crescere i territori e le aziende aiutandole nell'accesso ai mercati dei capitali. Vogliamo crescere a ritmi più intensi, oltre che nel campo dove abbiamo la leadership, e cioè sulle cartolarizzazioni, su wealth e asset management, in cui realizzeremo acquisizioni mirate».

Ma quali sostegni siete in grado di offrire alle imprese, e specie alle piccole e medie, per reggere lo tsunami?

«A loro offriamo finanza equilibrata e consulenza per fusioni, acquisizioni o dismissioni. Siamo leader nei mini bond e basket bond. Entrambi questi strumenti sono un primo passo per accedere al mercato dei capitali e dunque per la modernizzazione delle imprese nordestine, con incluso possibile sbocco finale in borsa».

Se dovesse indicare una operazione esemplare in questo senso?

«Senz'altro l'operazione Viveracqua Hydrobond, primissima operazione di sistema finalizzata al finanziamento di opere infrastrutturali in un settore strategico come quello del sistema idrico integrato in Italia. L'operazione inaugurale è stata realizzata nel 2014 per 150 milioni di euro, replicata nel 2016 per 77 milioni e nel 2020 per ulteriori 248 milioni. Parliamo di oltre 1.200 milioni, di cui 540 già realizzati e 700 milioni di nuove opere in pipeline in Veneto per migliorare e aumentare la capacità e l'efficienza del sistema idrico integrato a livello di acquedotti, fognatura e depurazione. Una operazione piaciuta molto anche agli investitori esteri. I singoli consorzi pubblici non avrebbero mai avuto accesso a queste masse di risorse a queste condizioni. Mi viene poi in mente la vicenda della vicentina Sicit, quotata con una Spac nel segmento Aim nel '19, poi passata al listino principale transitata arrivando a capitalizzare 260 milioni. Partiva dalla necessità di risolvere un problema, come i residui di lavorazione delle concerie. Con un brevetto per la trasformazione in fertilizzanti degli scarti organici, diviene una storia esemplare».

Ma perché lei sottolinea il fatto che Finint è una banca d'affari di Conegliano?

«Sapete qual è il secondo centro finanziario degli Stati Uniti? Charlotte in North Carolina. Warren Buffet dice che stare a Omaha lo ha aiutato a non pensare a in modo conformista come a New York. Il punto è il progetto. Importante che tre banchieri veneti di profilo nazionale come Fabio Innocenzi, Giovanni Perissinotto e Massimo Mazzega, dopo essersi confrontati con esperienze in gruppi primari su scala italiana e internazionale, siano oggi coinvolti in una partita a beneficio del territorio. Rafforzeremo ancora il team con altri manager di standing nazionale, per costruire una banca di banchieri con relazioni e esperienze complementari. Insieme dimostreremo all'imprenditoria, dagli avamposti di Trieste e Bolzano, ma anche lungo la pedemontana da Verona a Udine, che la "sana finanza" sarà fondamentale per recuperare dalla catastrofe della pandemia». --

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