I giovani Benetton al fronte Atlantia: pressing sui manager per vendere Aspi

L'uscita di Sabrina dal cda della holding è il segnale di un malessere condiviso dai rami della dynasty. E non si può escludere un voto di sfiducia in assemblea. Intanto fra i possibili compratori spunta Peres

TREVISO. E se i Benetton in assemblea sfiduciassero i vertici di Atlantia? Potrebbe accadere. Extrema ratio. Ma potrebbe accadere, sebbene possa apparire un testacoda che l'azionista di maggioranza relativa metta sotto accusa un top management senza dubbio Made in Ponzano Veneto.

Le brusche dimissioni di Sabrina Benetton dal board di Atlantia, primario gruppo mondiale nel campo delle infrastrutture, sono indizio di un malessere profondo nei rami familiari dei quattro fondatori Luciano, Giuliana, Gilberto e Carlo (gli ultimi due deceduti nel 2018).

Occorre considerare il tono inusuale usato da Sabrina nella sua lettera di addio al board in cui era stata rinnovata nell'ottobre 2019. La figlia di Gilberto ritiene la decisione inevitabile «anche alla luce degli accadimenti (recenti e meno recenti) relativi alla controllata Autostrade per l'Italia e al disagio, anche reciproco».A parte la sottolineatura che il disagio è «reciproco», le ragioni del malessere sono anche «recenti».

A Sabrina di «recente» non va assolutamente la conduzione della trattativa su Aspi. Troppo lenta. Poco rispettosa della controparte, che sarebbe il governo per interposta Cassa depositi e prestiti.Vero che la figlia di Gilberto ha sofferto in maniera tutt'affatto particolare tensioni e strappi su Atlantia, perché proprio su questa società suo padre ha impresso la propria leadership.

Ma il disagio rispetto alla lentezza con cui Atlantia sta voltando pagina è condiviso pure dagli altri tre rami della famiglia. Nel Cda della cassaforte Edizione, nel segno di una ritrovata unità, siedono Christian e Franca, accanto a Alessandro e a Ermanno Boffa, marito di Sabrina.

Facile osservare che Valentina Martinelli, top manager di Edizione in cda di Atlantia dal marzo dello scorso anno, è rimasta al suo posto. Sarebbe a dire che le dimissioni di Sabrina non indicano ipso facto la linea della finanziaria di Ponzano Veneto. Ma la famiglia guarda con crescente insoddisfazione alla rotta tenuta in Atlantia dal presidente Fabio Cerchiai e dall'amministratore delegato Carlo Bertazzo.

Situazione quasi paradossale, considerato che il primo è stato presidente di Edizione per tre anni dal 2016 e il secondo a Villa Minelli ha passato un quarto di secolo fino al 2020. Ma i Benetton sono esasperati, vogliono uscire dalle sabbie mobili di Aspi. Dal tema dei tempi è scaturita la lettera firmata un mese fa da Enrico Laghi, con cui il presidente di Edizione sollecitava Atlantia a una positiva conclusione della trattativa con la cordata formata da Cdp, Macquarie e Blackstone. Il gran negoziatore Laghi, invitava il board a esperire ogni strada per l'accordo, pur nell'interesse di tutti gli stakeholders.

Quando scriveva di valutare «potenziali problematiche» nell'evenienza di un fallito accordo, evocava la mancata approvazione del Piano economico finanziario di Aspi da parte del governo e, dunque, lo stallo operativo della società. Abituato a navigare per mari in tempesta, Laghi ha interpretato il malessere dei Benetton. Contribuisce alla paralisi il nodo della valutazione di Aspi: poco sopra i 9 miliardi per Cdp, fino a 12 per alcuni fondi di investimento presenti nel capitale di Atlantia (in particolare Tci con il 10%). I Benetton non intendono stressare il braccio di ferro sul prezzo.

Con ogni probabilità, la sintesi verrà dalla prossima assemblea di Atlantia, convocata per il 28 aprile. Cerchiai e Bertazzo allora porteranno davanti agli azionisti la proposta di Cdp, con tutti gli aggiornamenti nel frattempo intervenuti. Su quel palcoscenico, se non sarà alle viste lo sblocco di una stasi che dura da quasi tre anni, i Benetton potrebbero chiedere il cambio dei vertici della loro più importante partecipata.

Scontro eventuale di esito incerto: Cerchiai fu eletto presidente con il 75% dei voti, ergo ben oltre la quota in mano a Edizione.Alla voce colpo di scena potenziale va collocato anche l'interesse di Florentino Peres per Aspi. Il presidente di Acs è il socio di minoranza di Atlantia - ma per una sola azione - nella subholding Abertis, che al gruppo italiano ha portato in dote reti autostradali in Spagna, Francia, America del Sud. Fantasia e denaro non mancano a Peres, anche per riprendersi Abertis assieme a Aspi. --

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