Civibank, trasformazione in Spa e Benefit per l'ultima Banca Popolare

La presidente Michela Del Piero: "E' arrivato il momento di evolvere per continuare a crescere". Con Mediocredito Trentino "ricerchiamo collaborazioni, non fusioni. E non siamo in vendita". Annunciata l'apertura di nuove filiali in Veneto, Emilia Romagna e Trentino Alto Adige

UDINE - Doppia mossa per Civibank: trasformazione in Spa e in società benefit. «Era un obiettivo accantonato nel 2020 a causa della pandemia, ora è giunto il momento di realizzarlo. Abbiamo percorso un impegnativo cammino che puntava al rafforzamento e a traguardare risultati di bilancio positivi, lo abbiamo compiuto. Adesso è il momento di pianificare un nuovo steep di crescita e di espansione».

È Michela Del Piero, presidente dell’ultima Popolare del Friuli Venezia Giulia, ad annunciare la proposta che sarà all’esame dell’assemblea ordinaria e straordinaria dei soci del 12 e 14 aprile.

Presidente, non una sola trasformazione ma addirittura due: Spa e benefit?

«L’obiettivo della trasformazione in società per azioni era un progetto che avevamo da tempo che immaginavamo di poter concretizzare già nel 2020, poi la pandemia ha influito sui piani, e non solo sui nostri, e lo avevamo accantonato. Ora è il momento di riprenderlo, Civibank ha chiuso l’anno con indicatori molto positivi, il piano strategico è proseguito con risultati migliori delle previsioni, da qui la decisione di procedere».

Il passo successivo?

«L'assemblea dei soci che si svolgerà in forma ordinaria per l’approvazione del bilancio, e in forma straordinaria per la trasformazione in società per azioni e anche in società benefit».

Perché benefit?

«Non è per me un tema secondario, è anche questo un progetto al quale lavoriamo da un certo tempo perché è un’evoluzione moderna di quella che era la logica della banca popolare, una banca per il territorio e vocata al sociale. Saremo, peraltro, la prima banca popolare in Italia a trasformarsi volontariamente in Spa e in società benefit». Diventare Spa, per voi, non è un obbligo, siete fuori dal perimetro della legge del 2015 che impose la trasformazione.

«Certamente, la nostra è una scelta volontaria».

E perché lo fate?

«La forma della società per azioni è quella che può consentirci di crescere ed essere più interessanti per nuovi investitori».

Pensa a grandi investitori?

«Il nostro interesse resta quello di avere molti investitori locali che condividano il nostro ideale di banca. È intuibile che essere azionisti di una banca in cui, al capitale investito corrisponde anche il diritto di voto, diversamente dal voto capitario, rende questo genere di investimento più interessante».

Altre motivazioni?

«Credo che ci consentirà di perseguire meglio gli obiettivi del piano strategico che puntano a far sì che Civibank raggiunga, nel 2023, una crescita significativa anche dimensionale in territori limitrofi al Friuli Venezia Giulia».

Veneto, Trentino Alto Adige...

«Ed Emilia Romagna. La nostra area di interesse resta il Nordest, quindi pensiamo di rafforzare la presenza in Veneto, dopo Vicenza e le due filiali di Montebelluna e Padova che avvieremo quest’anno abbiamo in mente altre città. Puntiamo ad avviare una sede a Trento e contiamo di spingerci anche in Emilia. Orientiamo la crescita in aree caratterizzate da una tipologia di imprese simili alle nostre e in territori che, come è accaduto in Veneto, apprezzano la presenza di una banca come la nostra».

Non teme un sovraffollamento?

«In realtà no, occupiamo uno spazio che è rimasto vuoto: quello di una banca del territorio, una banca di prossimità, che comprende le necessità del piccolo imprenditore e di una famiglia, e che assicura decisioni e risposte celeri, e relazioni».

C’è spazio per una piccola banca autonoma a Nordest?

«Assolutamente sì, e noi vogliamo restare autonomi. Ma è la crescita che ci dà la garanzia di continuare ad esserlo. Il settore bancario è fortemente regolamentato, e per mantenere certi parametri la dimensione è fondamentale. Abbiamo portato avanti un percorso in questi anni volto al rafforzamento interno, abbiamo migliorato tutti gli indici, siamo ritornati ad un utile decoroso che nel futuro prossimo potrà consentire anche la soddisfazione dei soci, ma è evidente che la dimensione non è secondaria, sia per un incremento della redditività, sia per poter stare sul mercato».

Ma Civibank non è sul mercato?

«No».

E sul fronte aggregazioni o possibili fusioni? Le voci su un possibile matrimonio con Mediocredito trentino?

«In verità puntavamo a ricercare collaborazioni, in vista dell’apertura di una sede a Trento, con un istituto locale che avesse caratteristiche affini alle nostre ma complementari. Non abbiamo intenzioni diverse. Del resto una banca come la nostra deve avviare collaborazioni. Lo abbiamo fatto, ad esempio nei settori bancassurance e wealth management, e lo faremo ancora».

Ha un’idea di quale sarà il sentiment dei soci rispetto a questa operazione?

«Il tema della trasformazione in Spa è emerso diverse volte nelle assemblee in passato, ma come tutte le cose vanno fatte nel momento opportuno. Ora che abbiamo concluso la fase di risanamento della banca, siamo abbastanza forti per compiere questo altro passo. Credo quindi che anche gli azionisti possano condividere la scelta. Certo che il passaggio dal voto capitario andrà compreso, ma ritengo che il diventare società benefit ci consentirà di mantenere quei valori di mutualità, socialità, sostenibilità che hanno caratterizzato Civibank sin dalla sua fondazione».

Quale sarà il valore delle azioni della banca, che oggi scambia sul mercato secondario?

«Ci auspichiamo che la bontà dei progetti di crescita, il passaggio a Spa e a società benefit e gli obiettivi di business che ci siamo dati con il piano strategico al 2023 possano riflettersi nel valore delle azioni. Tuttavia, non è un automatismo. È vero invece che una banca solida, con i conti in ordine e obiettivi di crescita, attrae investitori e questo, può influenzare la liquidità del titolo».

Infine un slogan per Civibank benefit?

«La caratteristica di una banca che non è solo soggetto erogatore di finanza ma anche soggetto che crea valore per le persone, per la società e per l'ambiente».-

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