La primavera calda del credito, UniCredit è lo snodo del risiko

Da Banco Bpm a Bper, da Mps a Mediobanca le banche italiane attendono l’ascesa di Orcel. Con il nuovo vertice di Piazza Gae Aulenti si darà inizio alla stagione delle operazioni di fusione

PADOVA - Sarà un aprile caldissimo per le banche italiane.

L’attesa è tutta per il perno che avvierà la partenza del risiko, l’ascesa al vertice di UniCredit di Andrea Orcel, in occasione dell’assemblea del 15 di Aprile di Piazza Gae Aulenti.

I movimenti di UniCredit sulle possibili prede innescheranno infatti un effetto a catena su tutti i dossier che stanno circolando, da Bper a BancoBpm, da Mps fino al più suggestivo degli scenari, quello che coinvolge Mediobanca.

Andiamo con ordine, Deutsche Bank in un report di oltre un mese fa aveva raccontato come il settore bancario italiano non aveva sottoperfomato il settore, ipnotizzando tutte le parti interessate.

C’è il problema dei crediti deteriorati che monteranno una volta che le misure di supporto verranno meno e soprattutto nel momento in cui l’economia mostrerà le cicatrici lasciate dal Covid.

Ma come dice la banca tedesca la buona notizia «è che le banche italiane sono entrate nella crisi del Covid-19 con rapporti di crediti deteriorati minimi (ridotto di tre quarti negli ultimi cinque anni) e coefficienti patrimoniali elevati».

L’altro dato è quello relativo alle operazioni straordinarie, cambiando equilibri e spostando pesi.

Un indizio di quello che potrebbe avvenire è in tutti i movimenti preparatori cui si sta assistendo.

L’ultimo in ordine temporale è l’aumento dei tedeschi di Allianz nella partecipazione in UniCredit.

L’aquila di Monaco secondo quanto emerge dalle comunicazioni Consob sulle partecipazioni rilevanti è salita al 3,112% del capitale di Piazza Gae Aulenti diventando il terzo azionista dell'istituto.

Allianz è uno degli azionisti storici della banca. UniCredit vede ora così composto il suo parterre di soci: il fondo americano BlackRock con il 5,07% seguito da Capital Research (Usa) con il 5%.

Al terzo posto la compagnia tedesca seguita dalla norvegese Norges al 3% e da Atic al 2% ( società in cui Mubadala, il fondo sovrano degli Emirati Arabi, ha girato lo storico pacchetto di azioni).

Primo azionista italiano è Leonardo Del Vecchio con l'1,92%, seguito dalle fondazioni CariVerona all'1,79% e CariTorino al'1,64%.

Orcel una volta insediato dovrà presentare un piano industriale e dire cosa intende fare con i dossier che aspettano risposte.

A cominciare da Mps. Ma il banchiere, noto a tutti per aver seguito la cessione delle ex Antonveneta da Santander proprio a Mps, potrebbe invece decidere di assorbire BancoBpm rafforzando il ruolo di UniCredit come secondo polo del credito italiano.

Oppure potrebbe andare verso un’altra direzione con una fusione con Mediobanca. E a quel punto tutto lo scacchiere della finanza italiana verrebbe ridisegnato.

Piazzetta Cuccia ha il 13 per cento di Generali, il suo primo azionista è Leonardo Del Vecchio con la sua Delfin che tiene circa il 13 per cento del capitale ed è autorizzato da Bce a salire fino al 20 per cento.

Del Vecchio ha anche il circa 5 per cento di Generali.

In Mediobanca ha fatto la sua comparsa anche Francesco Gaetano Caltagirone con un primo pacchetto dell’1 per cento e potrebbe arrivare al 5 per cento, il costruttore romano che è pure azionista con il 5 per cento del Leone.

Se questo è il centro della possibile nuova galassia ci sono i movimenti degli altri pianeti, che non sono meno importanti. L’appeal speculativo più elevato è per il BancoBpm, che è in aria di M&A da tempo.

Deutsche Bank la definisce come «la banca che può sbloccare la maggior quantità di capitale nel contesto di una aggregazione aziendale» per l’impatto strategico che può avere l’acquisizione della sua quota di mercato del 7%, con filiali concentrate soprattutto nel Nord Italia. Il parterre dei soci del Banco vede due patti di consultazione.

Da una parte Ggg Spa (che fa capo al mantovano Girondi, fondatore della Ufi Filters, che detiene già il 4,9% della banca), l’imprenditore Sandro Veronesi con Calzedonia Holding (circa 1,5%), e Dario Tommasi, a capo dell’omonima famiglia di imprenditori vitivinicoli veronesi (1% circa).

Gli azionisti detengono 101.262.932 azioni, pari al 6,683%.

Poi c’è il patto delle fondazioni che complessivamente riunisce il 5,5% del capitale dell'istituto guidato da Giuseppe Castagna, partecipano la Fondazione Crt, la Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca, la Fondazione Cassa di Risparmio di Trento e Rovereto, la Fondazione Cassa di Risparmio di Alessandria e la Fondazione Enpam, la cassa previdenziale dei medici.

La promessa sposa su cui si è maggiormente speculato è Bper e in molti avevano visto nella sostituzione al vertice di Alessandro Vandelli una possibile accelerazione sul dossier.

Al suo posto arriverà Piero Montani, già alla guida di Bpm e Carige.

Ma Carlo Cimbri, numero uno di Unipol, primo azionista della banca, in un'intervista al Sole 24 Ore ha raffreddato gli animi. Affermando che l'ipotesi rimane affascinante ma non «l'opzione principale».

E ancora «A mio parere un'eventuale fusione con Banco Bpm non è un'ipotesi che la banca può vagliare ora».—

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