La diserzione all'assemblea di Generali e il messaggio a Mediobanca, ecco perché dello strappo di Caltagirone

Uno strappo in contrasto con il tono distensivo usato da Gabriele Galateri nell’intervista pubblicata ieri da questo giornale. Il presidente aveva avuto parole di apprezzamento per i soci e minimizzato le tensioni in cda. «Una differenza di vedute su dossier complessi nei consigli delle grandi imprese può succedere», aveva sottolineato Galateri

MILANO. Il gong è scattato ieri a mezzogiorno. Alla scadenza fissata per il deposito delle azioni, condizione essenziale per prendere parte all’assemblea odierna di Generali, il nome di Francesco Gaetano Caltagirone non figurava. Così l’imprenditore romano, secondo azionista (con il 5,63%, dietro a Mediobanca con il 12,93%) e vicepresidente del Leone, non sarà presente all’appuntamento societario più importante dell’anno, che si svolgerà oggi a Trieste a Palazzo Barlaam, con gli azionisti collegati in videoconferenza causa Covid.

Uno strappo in contrasto con il tono distensivo usato da Gabriele Galateri nell’intervista pubblicata ieri da questo giornale. Il presidente aveva avuto parole di apprezzamento per i soci e minimizzato le tensioni in cda. «Una differenza di vedute su dossier complessi nei consigli delle grandi imprese può succedere», aveva sottolineato Galateri. «Il mio impegno personale è quello di aiutare questo gruppo, il management e il consiglio di cui fanno parte persone di grande qualità ed esperienza, a svilupparsi e a crescere».

In realtà le tensioni covavano da tempo, con Caltagirone e di Leonardo Del Vecchio (terzo azionista con il 4,82%) che già un anno fa avevano mostrato più di qualche dubbio verso l’investimento in Cattolica Assicurazioni.

Contrarietà

I due imprenditori avevano poi espresso la propria contrarietà quando era stata ventilata la possibile cessione del pacchetto di controllo di Banca Generali a Mediobanca. Così l’ipotesi era finita in soffitta, a differenza di quanto accaduto a inizio 2021, quando nel cda vi è stato un braccio di ferro in merito all’avvio di trattative in esclusiva per un’acquisizione in Malesia.

Un’operazione di piccolo calibro (300 milioni di euro) per il colosso triestino, approvata a maggioranza, con l’opposizione dei rappresentanti dei due soci di peso. Un braccio di ferro che evidentemente ha esacerbato gli animi. Sullo sfondo ci sono sempre le voci sul futuro di Generali, con i soci italiani (compresi i Benetton con il 3,97%) interessati a difendere il tricolore da possibili azioni ostili di gruppi esteri.

Sta di fatto che, in merito alla partecipazione assembleare, il costruttore romano ha preso una strada diversa da quella di mr.Luxottica, il quale invece ha depositato le proprie azioni. Del resto, l’imprenditore agordino ufficialmente ha fin qui tenuto un basso profilo sulla vicenda, sottolineando a più riprese il proprio sostegno al management fino a che i dati continueranno a essere positivi. Del Vecchio, che è sotto osservazione da parte della Bce per le sue mosse su Mediobanca (nel cui azionariato è da poco entrato anche Caltagirone), da tempo ha rinunciato alla vis polemica anche nei confronti del management di Piazzetta Cuccia.

Il bilancio 2020 che gli azionisti saranno chiamati ad approvare si è chiuso con un risultato operativo record a 5,2 miliardi di euro (+0,3% sul 2019), il combined ratio (indicatore di redditività) in miglioramento del 3,5% e l’utile netto in calo del 34,7%, ma con la contrazione limitata al 12,7% senza considerare le voci straordinarie. Mentre sul fronte dei premi il dato è cresciuto dello 0,5%, arrivando a 70,7 miliardi di euro.

Risultati che hanno convinto il cda a proporre all’assise odierna la distribuzione di un dividendo da 1,47 euro per azione, pagabile in due tranche: la prima a maggio da 1,01 euro, la seconda in autunno da 0,46 euro. Quest’ultima è un recupero della cedola 2019 congelata dalle autorità europee allo scoppio della pandemia, per la quale si attende uno sblocco a breve.

Conseguenze sul board

Tornando alla mossa di Caltagirone, la scelta di disertare l’assemblea – che appare un messaggio verso Mediobanca prima ancora che verso il management - non potrà che avere conseguenze ulteriori nel board, che si appresta a vivere l’ultimo anno di mandato.

La partita del rinnovo entrerà nel vivo già dopo l’estate e sarà anche condizionata dalle nuove regole, che affidano al cda uscente il diritto di presentare la lista per il rinnovo. Donnet appare intenzionato a ricandidarsi e la fiducia da parte di Piazzetta Cuccia non è in discussione, ma resta da capire come evolveranno gli equilibri fino alla primavera prossima. —

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