Prima le scintille, ora la pace armata: Generali guarda al cda del 17 maggio

Al board dopo l’assemblea Caltagirone ha ribadito i suoi “no”. Nuovo confronto alla prossima riunione: si parlerà di Malesia

MILANO. Partita a scacchi o scontro aperto? Già nelle prossime settimane si capirà che direzione prenderà lo scontro all’interno del cda di Generali esploso in maniera fragorosa in occasione dell’assemblea di giovedì. L’assenza del secondo azionista (con il 5,63%), nonché vicepresidente del Leone, ha portato all’attenzione generale il malcontento del costruttore romano verso alcune delle scelte strategiche fatte dal management del gruppo triestino e condivise invece dal primo azionista Mediobanca (12,93%).

In particolare, Caltagirone non ha condiviso nella primavera dello scorso anno la scelta di investire in Cattolica Assicurazioni, rilevando il 24,4% della compagnia scaligera, né tanto meno nelle scorse settimane la decisione di avviare trattative in esclusiva per un’acquisizione in Malesia. Una decisione, quest’ultima, passata nel cda a maggioranza e con l’opposizione anche del rappresentante della Delfin (terzo azionista con il 4,82%) di Leonardo Del Vecchio. Mister Luxottica, a sua volta contrario all’affare Cattolica, ha invece preso parte all’assemblea e votato a favore di tutte le proposte presentate dal cda.

Tornando a Caltagirone, la tensione è apparsa evidente anche in occasione del board che si è riunito in videoconferenza subito dopo la fine dell’assise. Il presidente Gabriele Galateri ha esordito stigmatizzando la fuga di notizie alla vigilia dell’assemblea, segnalando le ricadute negative sull’immagine della compagnia. Una presa di posizione che ha spinto il vicepresidente a replicare, spiegando la legittimità della sua assenza in assemblea e assicurando di non essere stato certo lui a far circolare l’informazione fuori dagli organi della compagnia. A quel punto lo stesso Caltagirone ha voluto ribadire i suoi elementi di dissenso nella recente strategia seguita dal management.

Di certo c’è che sono già al lavoro gli sherpa per far calare la tensione ai massimi vertici della compagnia e una prima risposta si avrà il 17 maggio, quando il consiglio d’amministrazione tornerà a riunirsi principalmente per approvare i dati della trimestrale, ma probabilmente anche per fare il punto sulle trattative in Malesia. Compito non facile, ma possibile, dato che non è interesse di nessuno tra gli azionisti dar vita a una battaglia continua che frenerebbe le strategie di crescita del Leone. Anche perché, come sottolineato dal ceo Philippe Donnet, è già il momento di pensare al nuovo piano che dovrà puntare su una maggiore efficienza e sulla crescita nei Paesi a maggiore potenziale inespresso come quello dell’Est Europa.

In cassa Donnet ha due miliardi e mezzo di euro per nuove acquisizioni, che oltre al settore assicurativo potrebbero interessare l’asset management, con uno sguardo attento soprattutto verso boutique specializzate.

Intanto gli analisti sono tornati a esaminare le prospettive del titolo, alla luce dei fatti nuovi emersi in assemblea. Gli esperti di Autonomous hanno confermato il rating “outperform” (la previsione, cioè, è che farà meglio rispetto alla media di mercato) e sottolineato che il gruppo «è ben gestito dall’attuale management team», che mostra «disciplina sul fronte dell’allocazione di capitale». Per Websim è difficile capire oggi se le differenti posizioni porteranno a delle rotture nette. Di certo, sottolineano gli analisti, la posizione del ceo Donnet ne risulta indebolita e la sua conferma alla guida delle società per il prossimo triennio è incerta. Secondo il report, il titolo è “interessante”, con prezzo obiettivo a 18,2 euro, circa il 10% in più del valore attuale.