Donnet sul fondo anti-pandemia: «Fronte comune europeo»

Il Ceo del Leone rilancia il suo progetto per le piccole e medie imprese. In attesa del cda del 17 maggio convocato per la trimestrale, prossima occasione di confronto fra i consiglieri

TRIESTE Il Ceo di Generali Philippe Donnet si sposta sul palcoscenico europeo dopo le tensioni assembleari seguite allo strappo del vicepresidente vicario Francesco Gaetano Caltagirone, secondo azionista con il 5,63%.

In attesa del cda del 17 maggio convocato per la trimestrale, prossima occasione di confronto fra i consiglieri, Donnet rilancia il sul suo progetto di fondo anti-pandemia già al centro di una verifica fra il Ceo e il vice presidente della Commissione europea Valdis Dombrovskis.

Il gruppo triestino da quando è esploda la crisi ha creatoo un fondo da 100 milioni di euro, già impiegato, per sostenere le comunità colpite dal Covid 19 dove le Generali operano. Inoltre è stato messo in campo il piano Fenice da 3,5 miliardi per la ripresa delle economie Ue. E infine il progetto Sme Enterprize per valorizzare le Pmi più sostenibili. Donnet sottolinea che le risorse delle compagnie assicurative per sostenere le piccole e medie imprese europee messe in ginocchio dai lockdown e dalla crisi è notevole: «Il settore assicurativo europeo controlla 11mila miliardi di euro di masse gestite e Generali da sola supera i 660 miliardi di euro: abbiamo un’enorme potenza di fuoco, una solida esperienza come investitori istituzionali e un ruolo cruciale da svolgere per supportare la ripresa», scrive in un editoriale su Euractiv, sito di informazione molto competente sulla politica e sulla finanza europea. I rischi della pandemia, nell’opinione del Ceo francese, non possono essere sostenuti solo dal settore assicurativo privato ma serve un fondo a più livelli che coinvolga anche gli stati e le istituzioni europee.

La proposta di Generali consistente così nello sviluppare un fondo anti-pandemia (Pandemic Risk Pool) a più livelli, che riunisca istituzioni europee, Stati membri e le principali compagnie di assicurazione e riassicurazione per creare forme di partenariato pubblico-privato e futuri meccanismi di protezione dai rischi. Allo studio una revisione della Direttiva Solvency II che è uno strumento chiave per liberare capitali e indirizzarli verso progetti in linea con l’agenda politica della Commissione come il Green Deal, l’Unione dei mercati di capitali e, più in generale, gli investimenti a lungo termine che possono supportare la ripresa economica: «Nell’ambito di Solvency II -rilancia Donnet- i Green Bond devono essere considerati una classe di attivi a sè stante, alla luce della loro diversa natura e dei rischi più bassi rispetto ad altre tipologie di obbligazioni.

L’idea è di considerare separatamente gli investimenti in obbligazioni green a lungo termine, con requisiti di capitale decrescenti per periodi di detenzione più lunghi. Ciò scoraggerebbe lo scambio, favorendo un mantenimento in portafoglio più a lungo termine».Gli investimenti sostenibili sono diventati necessari nell’era del rischio. Proprio le Generali tempo fa hanno collocato con successo un secondo green bond (il primo era stato lanciato due anni fa): «Spero che le autorità regolamentari riconoscano al più presto che gli investimenti green e sostenibili possono essere trattati con minore richiesta di capitale a supporto della ripresa economica e della transizione ecologica verde e sostenibile in Europa», ha auspicato di recente in un colloquio con il Piccolo il Cfo Cristiano Borean.