Fineco a quota 9 miliardi, Foti: a Nordest molti spazi dopo il crac delle Popolari

L’amministratore delegato punta sulla crescita nel Veneto «Risparmiatori sensibili a una proposta digitale supportata dalla nostra rete di consulenti»

MILANO. «Oggi abbiamo la dimostrazione che i timori di chi vedeva un mondo diviso a metà, con l’alternativa tra digitale e fisico, erano ingiustificati. La tecnologia è una leva straordinaria per consentire il progresso dell’umanità in tutti i settori». Così Alessandro Foti, amministratore delegato di FinecoBank, introduce le strategie dell’istituto che ha nel Triveneto uno dei suoi presidi più forti, 285 consulenti finanziari attivi in 60 Fineco Center, due area manager e un patrimonio della clientela di 9 miliardi di euro. «Questa è un’area tradizionalmente ricca, ma con esperienze brucianti per quel che riguarda il rapporto con le banche del territorio, che anche per questa ragione si mostra più ricettivo verso una proposta di banca evoluta che offre tutti i servizi in digitale e al contempo ha una rete di consulenti per servire la clientela e affiancarla nelle scelte di protezione e valorizzazione del proprio patrimonio».

Proprio ieri FinecoBank ha comunicato i risultati della trimestrale, che si è chiusa con ricavi per 218,2 milioni (in crescita dell’8,4% rispetto allo stesso periodo del 2020) e un utile netto di 94,7 milioni (+2,7%). Nelle scorse settimane si è parlato dell’istituto per la lettera inviata ai clienti in cui li avvisa che per i depositi oltre i 100 mila euro senza mutui né prodotti di risparmio gestito sarebbe potuta scattare la chiusura del conto. «È stata una scelta dettata dalla volontà di avviare un dialogo con i risparmiatori perché è interesse comune non tenere i soldi fermi sul conto corrente, ma vagliare le opportunità di investimento, spesso trascurate per mancanza di tempo o pigrizia. Di certo non chiuderemo i conti correnti», racconta Foti.

La propensione al risparmio è da sempre un punto di forza delle famiglie italiane, ma l’eccesso di risparmio (1.748 miliardi a fine marzo, con una crescita del 20% nell’ultimo anno) rischia di essere controproducente tra costi da sostenere e inflazione in ripresa che erode il valore reale dei depositi. «Abbiamo ampliato l’offerta di risparmio gestito e lo faremo ancora proprio per favorire scelte destinate ad accrescere nel tempo il patrimonio delle famiglie», spiega l’ad della società. «Tra le altre cose abbiamo lanciato il servizio di investimento nei titoli governativi italiani senza commissioni: la banca non ci guadagna nulla, ma i risparmiatori sono invogliati a non lasciare il denaro sui depositi improduttivi».

Tra le novità in arrivo, ulteriori soluzioni per chi vuole investire in chiave sostenibile. Intanto i risultati di questa strategia si vedono già nella trimestrale: i total financial assets a fine marzo hanno toccato quota 97,1 miliardi di euro, con un balzo in avanti del 27,8% nel confronto anno su anno. La raccolta netta gestita è stata positiva per 48 miliardi, il 35,2% in più dei primi tre mesi del 2020. —

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