Del Vecchio continua a scalare Mediobanca: la sua Delfin è al 15,4%. E si rafforza in Generali

Leonardo Del Vecchio

La quota del 2% ceduta da Fininvest acquisita dal patron di Essilux. Nuova mossa nella complessa partita intorno alla compagnia di Trieste

MILANO. Leonardo Del Vecchio avanza in Mediobanca. La Delfin, scrigno che custodisce le partecipazioni del patron di EssiLux, è salita al 15,4% del capitale di Piazzetta Cuccia. Lo si legge negli aggiornamenti delle partecipazioni rilevanti della Consob. Il pacchetto che ha consentito di ascendere ancora nel capitale è relativo alla quota del 2% che Finivest ha alienato, con un'operazione sul mercato dei blocchi per 174 milioni attraverso il broker Unicredit, poi acquisita, lo stesso giorno, cioè il 17 maggio, dalla holding che fa capo all’impero di Del Vecchio. La finanziaria lussemburghese fa un ulteriore passo verso il 20% di Piazzetta Cuccia, livello per il quale ha già in tasca l'autorizzazione della Bce.

L’uscita della famiglia Berlusconi, arrivata in due tappe nel 2007 e 2008 come azionista del patto di sindacato poi andato in soffitta, assottiglia ancora di più il patto di consultazione. Un patto light che dopo il "liberi tutti" dell'ultimo rinnovo, non vincola più i soci a mantenere le azioni in portafoglio, né ad offrirle in prelazione agli altri partecipanti. L'accordo è ancora in piedi, ma fortemente depotenziato sommando ora circa il 10,6 per cento, con la quota maggiore, pari a più o meno il 3%, in mano alla famiglia Doris, azionista di Banca Mediolanum (socio è pure Fininvest) che negli anni ruggenti del berlusconismo aveva anche accarezzato qualche idea di sviluppo che coinvolgesse proprio Piazzetta Cuccia.

Altre epoche ed altri protagonisti. Perché il protagonista dell’oggi è Mister Luxottica, 86 anni da compiere il 22 di maggio. Il suo ingresso in Mediobanca, lo ha detto e ribadito in più circostanze, è di natura finanziaria, è un investitore stabile e di lungo periodo. Ma ciò che sta avvenendo attorno a Mediobanca ed alla sua principale partecipazione Generali desta interesse.

L’istituto guidato da Alberto Nagel si ritrova ad affrontare il rinnovato pressing di Francesco Gaetano Caltagirone sulla governance del Leone. Come noto nei giorni scorsi l’imprenditore romano, vicepresidente vicario, azionista di rilievo della compagnia triestina e intenzionato a crescere anche nel capitale di Piazzetta Cuccia, con una mail inviata agli altri consiglieri ha chiesto un confronto approfondito sul sistema di governo di Generali. Tra le idee proposte ci sono l'introduzione di un comitato esecutivo e di un direttore generale e più poteri al presidente. Si tratta, di fatto, di arginare i poteri del futuro ad, che potrebbe essere ancora Philippe Donnet se sarà il cda uscente, che secondo lo statuto decide a maggioranza, a proporre per la prima volta la lista del nuovo board da portare all'assemblea del prossimo aprile. I giochi si apriranno verosimilmente non prima dell'estate, ma la sfida lanciata da Caltagirone all'indirizzo di Mediobanca, dove è entrato con l'1% nel capitale con l’intenzione di portarsi al 5 per cento, non risulta sgradita a Del Vecchio che per ora ha assunto la posa dell’osservatore.

Osserva anche un altro azionista forte sia del Leone che di Mediobanca, cioè Edizione dei Benetton, per ora totalmente assorbita dalla vendita di Autostrade e dal futuro di Atlantia. Ma il capitale si muove, e se si muove quello prima o poi inizierà a muoversi anche altro. —