A Nordest 20 miliardi di crediti deteriorati

Veneto al 4° posto nella classifica delle regioni; il Fvg all’ultimo. La richiesta della Fabi: «Il Governo metta imprese e famiglie nelle condizioni di poter ripartire»

UDINE. Di quasi 97 miliardi di euro di crediti deteriorati, una ventina si trovano nella “pancia” degli istituti bancari e fanno riferimento a imprese del Nordest.

La mappa del rischio l’ha stilata il sindacato Fabi che indica il Nord del Paese come la macro area in cui si concerta la metà di questa cifra, e invita «il Governo a mettere in condizione i soggetti di poter ripartire – dichiara il segretario Mario Sileoni – . Dove ci sono più imprese, la crisi economica dovuta anche al Covid ha colpito di più. Un argomento che sta noi a cuore, e ne abbiamo fatto una battaglia, è l'approvazione della norma che consente di allungare le scadenze per rimborsare i prestiti per l'acquisto delle abitazioni finite all'asta».

Lando Mario Sileoni

In vetta nella classifica delle regioni con più sofferenze di sono Lombardia (24%), Lazio (13%), Emilia-Romagna (9%), Veneto (8%) e Toscana (6,7%); Trentino-Alto Adige (2%), l'Umbria (1,9%) e Liguria (1,8%) quelle meno esposte.

Il Friuli Venezia Giulia è in coda con l’1,5%.

Il debito è concentrato maggiormente in cinque regioni e con una distribuzione territoriale che copre per più della metà il Nord Ovest e il Centro, per il 20% il Nordest e per la restante parte è suddiviso tra Centro (24%) e Sud (14%).

La fotografia dei crediti deteriorati si sovrappone alla geografia economica italiana: c’è equilibrio tra la ripartizione delle sofferenze e le aree del Paese che producono di più.

Ad eccezione dei prestiti scaduti, in tutte le altre due categorie del rischio di credito (sofferenze e inadempienze probabili) il settore produttivo italiano vanta maggiori rischi rispetto alle famiglie, anche se più marcati in alcune aree rispetto ad altre. Solo il 27% dei complessivi 96,9 miliardi di euro è in capo alle famiglie (14,4 miliardi) mentre oltre il 70% dei volumi appartiene alle aziende (71,1 miliardi), che dimostrano di essere i debitori maggiormente in difficoltà nei confronti delle banche.