Generali vuole tutta Cattolica: opa totalitaria sulla compagnia veronese

Riconosciuto un premio sugli attuali corsi di Borsa del 15,3 per cento. Le azioni oggetto dell’offerta valgono complessivamente oltre 811 milioni, cifra al netto dei titoli già in possesso del Leone

VERONA. Zampata del Leone su Cattolica. Le Generali lanciano un’Offerta pubblica di acquisto volontaria totalitaria sulla compagnia a un prezzo di 6,75 euro per azione che mira a delistare l’assicurazione veronese dalla Borsa. L’offerta prevede un premio del 15,3% rispetto al prezzo di Borsa di venerdì e di oltre il 40% sugli ultimi sei mesi. L'esborso massimo sarebbe così di 1,176 miliardi.

La decisione del Ceo Donnet, si spiega a Trieste, è la naturale evoluzione della partnership strategica avviata con Cattolica (di cui Generali detiene il 23,672% dopo avere sottoscritto un aumento di capitale da 300 milioni) e culminata nella trasformazione in Spa. Una integrazione che consente al gruppo triestino di consolidare il primo posto in Italia con oltre 25,6 miliardi di premi complessivi e conquistando il primato nel Danni. L’Opa del Leone ha fatto schizzare in Borsa il titolo Cattolica del 15,11% a 6,96 euro al di sopra del valore dell’offerta messa sul piatto dalle Generali. Tra le condizioni di efficacia dell'Offerta c'è il raggiungimento di almeno il 66,67% del capitale. Fra i soci di Cattolica spicca Warren Buffet con una quota del 9% e per il guru della finanza Usa si prospetterebbe una limitata minusvalenza.

Da Trieste si precisa che il delisting di Cattolica (il marchio resterà) favorisce «gli obiettivi di integrazione, di creazione di sinergie e di crescita» dei due gruppi. Nessuna intenzione aggressiva da Generali che garantisce «la tutela dell’identità di Cattolica e il suo legame con il territorio». Il gruppo di Donnet calcola sinergie da costi operativi a regime per oltre 80 milioni all'anno. Benefici che deriveranno da economie di scala e aumento della capacità produttiva. I costi di integrazione di Cattolica sono stimati complessivamente in circa 150-200 milioni al lordo delle imposte, da sostenere nei prossimi quattro anni.

E qui il Leone fa valere una lunga esperienza di integrazione di compagnie in Italia a partire dall’Ina, sulla quale fu lanciata l’ultima grande offerta delle Generali nel 1999, fino alla Toro acquisita dal gruppo De Agostini nel 2006.

La decisione all’interno del board è stata unanime. L’Opa su Cattolica avrebbe messo d’accordo le diverse anime fra i soci peraltro da diverso tempo impegnati in uno scontro sulla governance a Trieste in largo anticipo rispetto al rinnovo del consiglio nell’aprile del prossimo anno. A favore anche il vice presidente, Francesco Gaetano Caltagirone, negli ultimi mesi critico sulla gestione del gruppo triestino fino al punto di non presentarsi all’assemblea che a fine aprile aveva approvato il bilancio annuale.

Nel caso di Cattolica il costruttore romano aveva espresso rilievi non sull’operazione in sè bensì sulle modalità di comunicazione al consiglio. Donnet, che di recente ha ottenuto la cittadinanza italiana e ieri la nomina a Cavaliere del Lavoro, ha insomma calato l’asso, dopo avere presentato una trimestrale con un utile operativo da record per 1,6 miliardi. L’Opa su Cattolica potrebbe essere la risposta ai grandi soci che da tempo chiedono un cambio di passo. Le Generali negli ultimi anni hanno puntato 1,8 miliardi sulle acquisizioni, compresi gli acquisti nel risparmio gestito.

Ieri il gruppo ha anche annunciato di avere completato l’acquisizione degli asset di Axa in Grecia, in partnership con Alpha Bank, dopo il via libera delle autorità Antitrust. I top manager di Generali stanno intanto preparando il nuovo piano strategico che verrà presentato fra la fine dell’anno e l’inizio del 2022. Il gruppo triestino ha 2,3 miliardi da spendere in nuove acquisizioni che nella visione del Ceo dovranno essere valutate «con disciplina». L’ultima grande offerta delle Generali risale al 1999 con il lancio di un’Opa sull’Ina. Per gli storici non fu amichevole l’Opa da 16 miliardi di vecchie lire lanciata a fine anni Novanta dalle Generali sulla compagnia francese Agf. La disfida si concluse con una spartizione fra Trieste e Monaco: Allianz si tenne Agf, il Leone si "mangiò" la tedesca Amb.

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