«Passa da Trieste la regia della ripresa dei Balcani»

Relatori all'Eastern Europe Investment Forum

La comunità finanziaria internazionale all’Eastern Investment Forum. Investimenti Ue per 9 miliardi. Galateri: Next Generation grande opportunità 

TRIESTE. Uno choc senza precedenti. Nel rapporto presentato ieri all’Eastern Europe Investment Forum di Trieste dal professor Safet Kozarevic, che insegna Economia all’università di Tuzla, si descrive il forte impatto della pandemia anche sulle economie dei Balcani occidentali. Paesi come Ucraina e Kosovo sono stati investiti da uno tsunami che ha abbattuto sistemi economici e sanitari già fragili. Per il Fondo Monetario si tratta della recessione più grave nell’area dalla crisi di Lehman Brothers del 2008. L’impatto della pandemia ha provocato una contrazione dei Pil nazionali che vanno dal -9% di Croazia e Montenegro al -10% della Grecia. Tuttavia stime internazionali (a patto che abbia successo la distribuzione dei vaccini) vedono un rimbalzo con il pieno recupero della crescita pre-pandemia entro il 2022.

In tutte queste regioni, come nel resto d’Europa, i governi hanno introdotto restrizioni ad aeroporti e frontiere, scuole, ristoranti, imposto il coprifuoco e vietato i grandi raduni. Queste misure di contenimento hanno provocato un crollo della domanda e dell’offerta interna e interrotto le catene di approvvigionamento che hanno interessato quasi tutti i settori.

Nel secondo trimestre 2020 circa 139.000 lavoratori balcanici hanno perso il lavoro metà dei quali in Albania e Serbia. Come osserva Kozarevic la pandemia ha anche frenato del 30% le migrazioni dall’intera area verso l’Europa. Sul piano monetario i governi hanno reagito allo choc da Covid con gli strumenti classici di politica monetaria e fiscale. Le banche centrali hanno tagliato i tassi ufficiali e protetto la liquidità delle banche e delle istituzioni finanziarie non bancarie, che a loro volta hanno difeso imprese e famiglie dai costi dell’emergenza sanitaria.

La comunità finanziaria internazionale si è collegata ieri con Trieste da Roma e altre città europee e dell’area balcanica, con la regia della Federazione banche assicurazioni e finanza (Febaf), presieduta da poche settimane da Innocenzo Cipolletta, e del Mib Trieste School of Management: «L’area balcanica è strategica per l’Ue e per l’Italia. La ripresa offrirà opportunità nella finanza d’impresa e nella ristrutturazione delle catene globali che sono state colpite», assicura Cipolletta. Banche, assicurazioni e fondi sono in prima fila: «Il Forum di Trieste è una sede permanente per rafforzare il dialogo e cooperazione tra le comunità finanziarie della regione».

Gabriele Galateri di Genola, presidente di Generali

Tredici i paesi rappresentati al Forum (Albania, Bosnia ed Erzegovina, Bulgaria, Croazia, Grecia, Kosovo, Macedonia del Nord, Montenegro, Romania, Serbia, Slovenia, Turchia, Ucraina), quaranta i relatori, oltre duecentocinquanta i partecipanti. L’Italia è, dal punto di vista commerciale, il terzo paese fornitore della regione con una quota di mercato del 9,8% e il secondo cliente col 10,3%. Oltre 900 con più di 40mila addetti e 3,7 miliardi di fatturato le nostre imprese nell’area.

Per il presidente delle Generali, Gabriele Galateri di Genola «stiamo affrontando una crisi senza precedenti che può portare a una nuova fase per le compagnie assicurative, che possono svolgere un ruolo importante nel processo di ripresa economica». Dialogando con il segretario generale di Febaf Paolo Garonna, ha poi definito il Next Generation Ue come «una grande opportunità per molti Paesi di dare stimolo alle proprie economie, contribuendo anche ad una maggiore stabilità del progetto europeo».

Nel 2020 l’Europa ha presentato un piano da 9 miliardi di finanziamenti per connettività sostenibile, capitale umano, competitività, crescita inclusiva e trasformazione verde e digitale. Una capacità di investimento rafforzata grazie a un nuovo strumento di garanzia che mobiliterà fino a 20 miliardi. L’obiettivo è quello di attirare gli investitori stranieri mentre cresce anche l’interesse per l’industria manifatturiera, quella automobilistica, infrastrutture, alimentare e turismo. —