Sicit, Carraro e Cattolica: quando l’addio alla Borsa è difficile

A Piazza Affari è scoppiata la febbre da delisting, più società che se ne vanno dal listino rispetto a quelle che cercano i riflettori del mercato. Un fenomeno che prende sempre più piede nell’era Covid, anche a Nordest. 

PADOVA. A Piazza Affari è scoppiata la febbre da delisting, più società che se ne vanno dal listino rispetto a quelle che cercano i riflettori del mercato. Un fenomeno che prende sempre più piede nell’era Covid, anche a Nordest. 

L’addio alla Borsa, d’altronde, è nell’ordine delle cose, ma non a qualsiasi prezzo. Si può sintetizzare così quanto sta accadendo negli ultimi tempi a diverse aziende di peso dell’imprenditoria nordestina.

Ed è una situazione nella quale le ragioni di chi ha investito in un progetto imprenditoriale non sempre vengono adeguatamente considerate. L’ultimo caso riguarda Sicit, azienda vicentina che trasforma i residui di lavorazione provenienti dalla concia delle pelli in idrolizzati proteici, utilizzati principalmente come biostimolanti per l’agricoltura.

Una soluzione in grado di realizzare una vera economia circolare, che potrebbe consentire una valorizzazione societaria ben al di là dei corsi attuali una volta che si saranno ridotte le incognite che ancora pesano sullo scenario macro.

Questa è la convinzione degli azionisti PromoSprint (9% del capitale) il fondo MOMentum Alternative Investments (1%) hanno bocciato il prezzo dell’offerta pubblica d’acquisto lanciata da Circular BidCo, che fa capo a NB Renaissance Partners e ha l’appoggio del primo azionista Intesa Holding (43%).

La motivazione? Il prezzo di 15,45 euro risulterebbe tutt’altro che adeguato, considerato per altro Syngenta, prima di ritirarsi dalla partita, aveva messo sul tavolo 17,33 euro per azione. Viene fatto notare che l’offerta è stata condotta ai prezzi correnti di Borsa, senza alcun premio per cedere l’azione e senza considerare “in alcun modo il valore intrinseco e le prospettive di crescita” della società. Sta di fatto che negli ultimi giorni il prezzo di Borsa ha ondeggiato intorno a quota 16,50 euro, uno in più da quanto proposto dagli offerenti. In sostanza, il mercato è convinto che i promotori dell’opa debbano alzare l’asticella del prezzo per convincere gli azionisti riottosi ad apportare le proprie azioni.

Sta incontrando qualche difficoltà anche l’opa promossa da Fly (la capogruppo) sulle azioni Carraro, tanto che l’offerta è stata rivista in corsa abbassando la condizione di efficacia dell’operazione al raggiungimento dell’85% del capitale sociale di Carraro, rispetto al 95% inizialmente preventivato.

Prevista anche la possibilità che invece di procedere all’annunciata scissione, si proceda con la fusione fra Fly e Carraro. Intanto per il mercato il prezzo sembra essere quello giusto, dato che le quotazioni da giorno oscillano intorno ai 2,55 euro offerti. Non era stata una passeggiata nemmeno il delisting della Massimo Zanetti Beverage da parte della controllante Mzb Holding, condotta in porto ma con l’opposizione dei consiglieri indipendenti.

Potrebbe non essere finita qui, considerato che a fine estate partirà l’opa di Generali su Cattolica al prezzo di 6,75 euro, mentre il prezzo della compagnia scaligera resta sopra la soglia dei 7 euro.

L’operazione del Leone non è dettata dall’insoddisfazione per la valutazione del mercato, né dalla necessità di ristrutturare l’azienda, ma dalla volontà di integrare le due compagnie in modo da generare il massimo dei benefici in termini di economie di scala e sviluppo commerciale. Come in altri casi, però, potrà andare in porto solo se il prezzo sarà ritenuto giusto da chi ha in mano le azioni. Altrimenti si dovrà rilanciare a un prezzo più elevato.