La Borsa piace meno a Nordest, le aziende preferiscono i fondi

Sicit e Carraro verso l’addio a Piazza Affari. Massimo Zanetti Beverage ha fatto da apripista. Mantiene interesse il listino dedicato alle piccole e medie imprese

PADOVA. Sicit e Carraro verso l’addio a Piazza Affari. Una scelta che ricalca quella fatta negli ultimi tempi da altre realtà del territorio, da Massimo Zanetti Beverage Group a Luxottica (all’esito della fusione con i francesi di Essilor) e che con ogni probabilità fare anche Cattolica Assicurazioni, all’esito dell’Opa lanciata dal gruppo Generali. Questo a fronte di nuove quotazioni che negli ultimi tempi hanno riguardato quasi esclusivamente l’Aim, il listino della Borsa Italiana dedicato alle piccole e medie imprese.

Segno evidente di un raffreddamento verso il mercato delle quotazioni sebbene da tempo si sottolinei l’importanza di accedere al mercato dei capitali per aumentare le dimensioni aziendali, e per questa strada affrontare i mercati globali. Una necessità resa più evidente dall’ultimo anno e mezzo alle prese con la pandemia, che ha stravolto le dinamiche della domanda e che oggi impone ingenti investimenti per reindirizzare le strategie verso le aree del mondo e i segmenti di business che stanno trainando la ripresa. Tornando all’attualità, le adesioni all’Opa lanciata da CircolarBidCo sulle azioni di Sicit (biostimolanti per l’agricoltura) si sono attestate all’84,38%, mentre il veicolo facente capo al fondo Nb Renaissance e a Intesa Holding puntava al 95% del capitale per realizzare il delisting dei titoli.

Il rialzo del prezzo annunciato a inizio settimana, da 15,45 euro a 16,8 euro, ha impresso un’accelerata alle adesioni, ma senza raggiungere il livello auspicato dagli offerenti. A questo punto occorrerà attendere le mosse di CircolarBidCo, che potrebbe rinunciare alla condizione di raggiungere il 95% del capitale, procedendo comunque al delisting tramite la fusione per incorporazione. Addio alla Borsa ormai certo, invece per Carraro, con Fly – veicolo della famiglia omonima – che ha superato la soglia del 95% del capitale attraverso l’Opa lanciata sulle azioni ordinarie della società di Campodarsego. In un’intervista a questo giornale l’imprenditore Enrico Carraro ha spiegato che il delisting è legato alla necessità di “riorganizzare le attività per rilanciare l’azienda”. Quindi ha precisato: “Ci prendiamo del tempo per rimettere in ordine le cose e rifocalizzare un gruppo che finora ha seguito tanti settori del business”. motivazioni citate in passato da altri imprenditori che hanno compiuto lo stesso passo. Chi sceglie di quotarsi, di fatto si dichiara disponibile ad accettare le regole scritte e non che governano la Borsa. E non sempre la convenienza permane nel tempo.

La necessità di generare risultati su base trimestrale è percepita da alcune aziende come eccessivamente pressante, soprattutto quando si tratta di ristrutturare il business, e poi c’è il tema della valorizzazione di mercato, ritenuta da alcuni imprenditori insoddisfacente rispetto ai fondamentali. Da qui la scelta di riacquistare le quote in un primo momento collocate sul mercato o di farsi affiancare da un fondo di private equity, con il quale definire un programma pluriennale di riorganizzazione e rilancio delle attività.

Questi operatori negli ultimi anni hanno allungato il proprio orizzonte d'investimento, evitando così interventi radicali in breve tempo, anche se l'ingresso di un investitore istituzionale nel capitale, anziché optare per una partecipazione parcellizzata come nel caso della Borsa, costringe l'imprenditore a condividere le scelte strategiche. Due opzioni, la Borsa e i fondi, che in alcuni casi possono costituire altrettanti step di sviluppo nel percorso di crescita imprenditoriale.