Banche, Orcel snobba il risiko: «Unicredit Italia per crescere»

Il ceo rompe gli indugi e vara il nuovo assetto basato su semplificazione e territori. «Le acquisizioni solo un acceleratore, la chiave è focalizzarsi sul nostro business»

MILANO. Le acquisizioni – Mps o Banco Bpm – non sono una priorità, almeno per ora. Lo è, invece, il presidio del mercato nazionale, che conserva un buon potenziale nonostante il basso tasso di crescita degli ultimi anni. Si può sintetizzare così il ragionamento che ha portato alla nascita Unicredit Italia, presentata dal management dell’istituto come «una geografia autonoma all’interno del gruppo, dotata di tutte le leve necessarie per supportare e soddisfare al meglio le specificità dei territori e le diverse esigenze locali». Questo «a conferma dell'importanza cruciale del Paese in cui risiedono le radici, l’essenza e lo spirito da cui è nato il gruppo Unicredit».

La nuova realtà è guidata da Niccolò Ubertalli, mentre per il ruolo di regional manager per l’area Nord Est, che include Veneto (272 filiali e 2.500 clienti), Trentino Alto-Adige e Friuli Venezia Giulia (75 filiali e 400 dipendenti), viene confermata Luisella Altare.

Con la nascita della nuova struttura e la decisione in parallelo di semplificare la struttura decisionale eliminando alcuni doppioni e rimuovendo ogni processo intermedio che rallenti l’attività, il nuovo ceo Andrea Orcel imprime un cambio di rotta importante rispetto alla vocazione internazionale sulla quale aveva spinto con decisione il predecessore Jean Pierre Mustier. Tanto da far ipotizzare la possibilità di un’aggregazione internazionale, con la francese Societe Generale che appariva in pole position. Sin dalla scelta di Orcel e di Pier Carlo Padoan (presidente) si è compreso che il mercato italiano sarebbe tornato centrale. Da qui le voci su possibili acquisizioni, con Mps e Banco Bpm indicate come possibili prede.

Con il lancio di Unicredit Italia, il management indica un’altra strada: a oggi la priorità è valorizzare la struttura esistente, cercando di accelerare sulla redditività. Del resto stiamo parlando del secondo gruppo bancario italiano dopo Intesa Sanpaolo, con una presenza radicata in tutte le province della Penisola. Insomma c’è del valore da far emergere prima di pensare alle aggregazioni, che comunque restano sullo sfondo in uno scenario che tende a premiare le grandi dimensioni, condizione essenziale per generare importanti economie di scala. «Le opportunità esterne rappresentano solo un acceleratore, ma è focalizzandoci sul nostro business, semplificandolo, ottimizzando e ridefinendo le nostre strutture che potremo veramente mettere i nostri clienti al centro di ciò che facciamo», spiega Orcel in una lettera inviata al personale. Precisando che l’obiettivo è «creare un business che possa competere con i migliori player del mondo» e che «con il tempo, possa diventare il migliore di tutti».

Un auspicio accompagnato da un invito ai collaboratori a serrare le file. «Questi cambiamenti sono soltanto l’inizio: il nostro viaggio è in costante evoluzione e i cambiamenti sono parte di un riassetto generale che ci siamo impegnati a portare a termine», si legge nella missiva. «Aspettatevi ulteriori evoluzioni mentre perfezioniamo e diffondiamo la nuova visione per il nostro business; vorrei quindi chiedervi fiducia, pazienza e autonomia mentre affrontiamo insieme questo periodo intenso ed emozionante».