Banche, conti tirati a lucido ora il risiko è pronto a partire

Primo semestre di crescita per gli istituti coinvolti nel prossimo giro di fusioni. Unicredit e Mps tornano redditizie, balzo degli utili per Banco Bpm e Bper

TRIESTE. La ripresa in atto promette di favorire le aggregazioni tra gruppi bancari. Le semestrali da poco pubblicate hanno evidenziato un generale miglioramento dei bilanci per gli istituti, ma soprattutto hanno ridimensionato i fattori di incertezza che costituiscono il principale freno alle offerte d’acquisto.

Perché, se l’M&A è inevitabile per difendere i margini a fronte della competizione crescente (soprattutto da parte dei nuovi operatori bancari, molti dei quali di provenienza tech), è pur vero che la stima dei rischi costituisce un passaggio fondamentale per evitare di prendere cantonate.

Quanto ai numeri, iniziamo dal primo gruppo italiano, Intesa Sanpaolo, che ha chiuso la prima metà del 2021 con un utile netto in crescita di un sesto rispetto allo scorso anno, a quota 3,02 miliardi di euro.

Merito anche del dimezzamento delle rettifiche sui crediti (solo un miliardo) e di commissioni nette in crescita del 13,2% a 4,68 miliardi.

Dopo l’acquisizione di Ubi e la crescita dell’ultimo anno, l’istituto di Cà de’ Sass è arrivato a capitalizzare 45 miliardi di euro e difficilmente sarà protagonista di altre operazioni straordinarie a medio termine.

Ben diverso il discorso di Unicredit, secondo gruppo italiano con un valore di Borsa che è la metà del leader, alle prese con la vicenda Mps. L’ad Andrea Orcel è uscito allo scoperto manifestando il suo interesse per il gruppo senese, ma senza fornire dettagli.

I fronti aperti sono principalmente tre: il perimetro dell’acquisizione (interessano le filiali del Nord, soprattutto quelle del Triveneto dove c’è un forte radicamento che deriva da Antonveneta, poi finita nella pancia di Mps); la somma che lo Stato vorrà mettere sul piatto per favorire il buon esito dell’operazione; il destino del marchio.

Intanto Unicredit ha archiviato la prima metà del 2021 con profitti netti per 1,92 miliardi di euro contro il rosso di 2,28 miliardi di un anno fa e rettifiche crollate del 76% a mezzo miliardo.

Dopo un lungo travaglio è tornata a generare utili anche Mps (202 milioni contro un miliardo di perdite nel primo semestre 2020), con le commissioni nette cresciute dell’8,7% a 754 milioni.

Il terzo big del credito italiano potrebbe nascere dal matrimonio tra Banco Bpm e Bper, di cui si parla da tempo. Il primo capitalizza di più (4,1 miliardi contro 2,8) grazie all’aggregazione tra l’istituto milanese e il Banco Popolare, ma a livello di utile netto ha fatto peggio nel primo semestre: 361 contro 501 milioni di euro.

I vertici tra i due gruppi sono in costante contatto e, se verrà confermata la ripresa economica e non emergeranno rischi particolari sul fronte bancario (ad esempio a causa di inversioni a U da parte della Banca centrale europea), nelle prossime settimane potrebbero esservi sviluppi.

In alternativa Bper potrebbe guardare alla Popolare di Sondrio, della quale il socio forte Unipol detiene il 9%. Il primo semestre dell’istituto valtellinese si è chiuso con utili cresciuti di quasi otto volte a 140 milioni, mentre il recente stress test della Bce gli ha attribuito una solidità patrimoniale seconda solo al Credem. Condizioni che contribuiscono ad accrescerne l’appeal come presa del prossimo risiko bancario.

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