Generali, Caltagirone e Del Vecchio firmano un patto di sindacato

Obiettivo: una “più profittevole gestione della compagnia”. I due imprenditori hanno vincolato all’accordo la totalità delle azioni del Leone detenute, pari al 10,948% del capitale sociale di Generali

TRIESTE. Francesco Gaetano Caltagirone e Leonardo Del Vecchio hanno stipulato un patto di consultazione in vista dell’assemblea delle Generali, che la prossima primavera sarà chiamata ad approvare il bilancio del Leone e a rinnovarne il Cda.

Al patto, i due imprenditori hanno vincolato “la totalità delle azioni Generali detenute” che sono pari, complessivamente, al 10,948% del capitale sociale.

L’accordo arriva dopo giorni di arrotondamenti delle rispettive partecipazioni societarie, operazioni che hanno portato Caltagirone a detenere il 6% del capitale sociale e Del Vecchio il 4,92%.

A sottoscrivere il patto per l’imprenditore dell’occhiale è stata la holding lussemburghese Delfin, mentre per Caltagirone una serie di società del gruppo.  

“Le parti – si legge nell’estratto dell’intesa – hanno convenuto di consultarsi al fine di meglio ponderare i rispettivi autonomi interessi rispetto a una più profittevole ed efficace gestione di assicurazioni Generali, improntata alla modernizzazione tecnologica dell’attività caratteristica, al posizionamento strategico dell’impresa, nonché alla sua crescita in una logica di mercato aperta, trasparente e contendibile”.

Con la firma del patto, i due imprenditori si impegnano a “consultarsi – si legge ancora – in merito alle materie poste all’ordine del giorno dell’assemblea, con particolare riferimento alla nomina del nuovo Consiglio di amministrazione di Assicurazioni Generali. Resta fermo che le parti mantengono piena autonomia rispetto alle decisioni da assumere in vista e nel corso dell’assemblea” e anche “per quanto concerne il diritto di voto”.

Il patto del resto non prevede impegni per “l’esercizio di un controllo congiunto o di un’influenza notevole” sulla compagnia triestina come pure non contempla che possa arrivare dai due imprenditori “qualsiasi indicazione, direttiva o altra forma di influenza sulla gestione” della compagnia o ancora “sulle decisioni” del Cda, restando ovviamente “impregiudicati i diritti spettanti” loro “in qualità di azionisti”.

L’accordo cesserà alla fine dei lavori dell’assemblea di approvazione del bilancio 2021.

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