Battaglia sui vertici di Generali, patto Del Vecchio-Caltagirone sull’11% del Leone

I due grandi soci con Benetton puntano a un cambio di rotta. Nel mirino il Ceo, Philippe Donnet. Il 14 settembre si riuniscono i consiglieri non esecutivi della compagnia

TRIESTE. Battaglia finale sul Leone. Francesco Gaetano Caltagirone e Leonardo Del Vecchio sono usciti allo scoperto con un patto di consultazione sull’11% del gruppo triestino con l’obiettivo di un cambio deciso nella gestione.

I due azionisti forti hanno fatto confluire i rispettivi pacchetti azionari in un’intesa vincolante che ha per oggetto «l’obbligo di preventiva consultazione per l’esercizio del diritto di voto» in vista della prossima assemblea.

La Delfin di Del Vecchio e diverse società dell'ingegnere romano, hanno conferito al patto rispettivamente il 5 e il 6% del gruppo. É un vero guanto di sfida gettato nell’arena triestina dove il prossimo aprile l’assemblea dovrà rinnovare i vertici del gruppo guidato dal ceo Philippe Donnet.

Il patto siglato tra i due grandi soci, che non prevede impegni per «l'esercizio di un controllo congiunto o di un'influenza notevole» sulla compagnia, perderà efficacia «alla fine dei lavori» dell’assemblea di aprile.

Martedì il tema della governance sarà al centro di una riunione dei consiglieri non esecutivi per verificare la possibilità di arrivare a una composizione tra le diverse posizioni. Non ci sarà Donnet, in quanto consigliere esecutivo.

La sfida viene lanciata in vista di un cda che si preannuncia risolutivo il 27 settembre quando il consiglio d’amministrazione presieduto da Gabriele Galateri sarà chiamato a decidere sulla presentazione di una lista espressione del cda (in questo scenario ci sarebbe la probabile riconferma dell’Ad) che i soci dissidenti contrastano invece con decisione. Se non si arriverà a un accordo all’interno del board, dovrà essere la prossima assemblea triestina a pronunciarsi. E qui si arriverebbe alla conta finale.

Il confronto è a tutto campo. Al 10,9% delle quote dei due grandi soci si dovrebbero aggiungere l’1,8% di Fondazione Crt e il 4% dei Benetton per un totale del 16,7% del capitale. Più del 12,9% di Mediobanca, che dovrebbe poter contare anche sulla De Agostini (1,2%). Resta poco meno del 70% in mano al mercato. Ma la sfida coinvolge come sempre nella storia del Leone anche il resto della Galassia.

Recentemente l'imprenditore romano ha affiancato Del Vecchio in Mediobanca dove il patron di Agordo con la sua Delfin è anche il primo azionista con il 19% del capitale di Piazzetta Cuccia e Caltagirone dispone del 3%, con opzioni per salire fino al 5%. Donnet, al timone dal 2016, di fronte alle critiche mosse dal fronte Caltagirone-Del Vecchio, ha sempre reagito con aplomb francese forte anche dei risultati. Il manager, che sentito dal presidente Galateri avrebbe manifestato la sua volontà di restare a Trieste, è già al lavoro sul nuovo business plan che sarà diffuso il 15 dicembre e viene già definito molto ambizioso.

Philippe Donnet, Ceo di Generali 

Rispetto alle accuse di scarso dinamismo sul fronte della crescita, si è fatto spesso osservare che le Generali dispongono di quasi un miliardo per eventuali operazioni di acquisizione. Mediobanca, che detiene il 13% del Leone e resta ago della bilancia, finora avrebbe puntato a una soluzione condivisa, anche per scongiurare un muro contro muro in consiglio su Donnet.

Per Piazzetta Cuccia la formula della lista del cda tutelerebbe l’indipendenza delle Generali ma il gruppo dei soci dissidenti spinge per una svolta radicale. L’obiettivo è avviare un cambiamento che porti al vertice un manager in grado di spingere su nuove acquisizioni, accelerare sul taglio dei costi e velocizzare la digitalizzazione del gruppo.

Il patto, secondo il documento, auspica una «più profittevole ed efficace gestione» che «sarà improntata alla modernizzazione tecnologica, al posizionamento strategico dell'impresa, nonché alla sua crescita in una logica di mercato aperta, trasparente e contendibile».

Una partita che ha come epicentro Trieste ma si gioca sull’anfiteatro del Nordest, considerato peso e origine industriale dei protagonisti a partire dal re degli occhiali di Agordo, Leonardo Del Vecchio, diventato primo socio di Piazzetta Cuccia, dei Benetton, e del costruttore, editore e finanziere romano Francesco Gaetano Caltagirone, anche lui con interessi imprenditoriali importanti a Nordest, che chiede un cambio di passo nella gestione della compagnia.

Un cambiamento invocato, si sottolinea in ambienti vicini al costruttore romano che è anche vicepresidente del Leone, da diversi piccoli azionisti della compagnia. Del Vecchio ha auspicato che il Leone deve tornare al ruolo leader di fine anni Novanta. 

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