Generali, i consiglieri per la riconferma di Donnet

Tre ore di riunione informale: voto a maggioranza con il no di Caltagirone e del rappresentante di Del Vecchio

TRIESTE. I consiglieri non esecutivi delle Generali fanno fronte comune a maggioranza per il rinnovo del mandato dell’attuale ceo Philippe Donnet. Una stringata nota diffusa in serata dal Leone, a cui ha partecipato tutto il board senza Donnet, spiega che «i consiglieri non esecutivi di Generali, hanno preso atto della disponibilità del Group Ceo, Philippe Donnet, a ricoprire la carica di ad per un terzo mandato».

Da qui una decisa presa di posizione a favore della riconferma del Ceo. Si è consumato così il primo round all’interno del cda dopo che Francesco Gaetano Caltagirone e Leonardo Del Vecchio sono usciti allo scoperto con un patto di consultazione sull’11% del gruppo triestino (aperto in prospettiva anche ad altri azionisti: i Benetton col 4% e Crt con l' 1,3%) con l’obiettivo di un cambio deciso nella gestione. Sull’altro fronte il 12,9% in mano a Mediobanca favorevole alla riconferma di Donnet. La riunione informale dei consiglieri non indipendenti del gruppo triestino ha portato così allo scoperto le posizioni in campo in cda. Si è chiusa in sostanza con i consiglieri che hanno fatto quadrato su Donnet esprimendo «apprezzamento per il lavoro svolto e i risultati conseguiti dal Ceo».

Nel caso in cui il consiglio uscente proceda alla presentazione di una lista per il rinnovo del consiglio, l’ad -spiega la nota- dovrà essere così incluso nella lista come premessa di una sua riconferma. Il summit è durato circa tre ore in un clima teso appena stemperato dal presidente Gabriele Galateri di Genola all’ultimo piano della Generali Tower. Tutto si è consumato in circa tre ore in una riunione in presenza (sono stati avvistati all’ingresso Clemente Rebecchini e Romolo Bardin, il rappresentante di Del Vecchio) e da remoto.

Hanno detto sì a Donnet 8 amministratori. Contrari invece Francesco Gaetano Caltagirone, Romolo Bardin (Delfin) e Paolo Di Benedetto mentre Sabrina Pucci si è astenuta. A questo punto sarà decisivo il cda del 27 settembre che dovrà discutere l’eventuale messa a punto di una lista del consiglio sostenuta da Mediobanca e prevista dalla governance del gruppo triestino. Se non si arriverà a un accordo all’interno del board, dovrà essere la prossima assemblea triestina di aprile a pronunciarsi.

E qui si arriverebbe alla conta finale. Al momento lo strappo fra i contendenti in questo nuovo scontro sulle Generali sembra difficilmente ricucibile dopo che Caltagirone e Del Vecchio hanno mostrato netta contrarietà alla gestione Donnet al quale viene imputato scarso dinamismo sul fronte della crescita dimensionale del gruppo. A questo punto si aprirebbe la strada alla presentazione di una lista alternativa per il rinnovo del board.

A meno di ricomposizioni dell’ultima ora giudicate molto improbabili, lo scontro fra i due blocchi si ripresenterà in assemblea, dove il 40,31% degli investitori istituzionali sarà decisivo per la vittoria di uno dei due schieramenti. Donnet, al timone dal 2016, ha già iniziato a lavorare sul nuovo piano industriale che sarà diffuso il 15 dicembre e viene già definito molto ambizioso.