Il comitato nomine di Generali presenta a maggioranza la proposta per una lista al cda con la riconferma di Donnet

La proposta, a quanto si apprende, verrà portata all'attenzione del consiglio di lunedì che dovrà esaminarla e a cui spetta decidere sulla presentazione o meno della lista. E ora riflettori sulla famiglia Benetton: il loro 3,9% potrebbe essere decisivo

TRIESTE. Il comitato nomine di Generali ha votato con una maggioranza di 4 voti a 3 una proposta al cda, in agenda lunedì 27 settembre, per avviare la messa a punto di una lista del board con la conferma di Philippe Donnet come Ceo.

La partita è solo all’inizio. Da quel risulta i rappresentanti del Patto tra Del Vecchio-Caltagirone-Crt nel comitato nomine, supportati da pareri legali, hanno contestato sia l'eventuale messa a punto di una task force di indipendenti (ipotesi che pare tuttavia già tramontata) sia il fatto stesso di procedere a maggioranza sulla lista del cda, passaggio su cui avrebbero nuovamente sollecitato un parere della Consob.

Andare a maggioranza sull’approvazione della lista proposta dal consiglio, è la tesi, non sarebbe espressione del cda e il mercato contro alcuni soci, ma far passare la linea di un gruppo di soci contro un altro gruppo di soci. Un lavoro di sintesi che normalmente spetta all’assemblea degli azionisti.

Dal canto suo fonti vicine alla compagnia rivendicano i risultati della gestione di Philippe Donnet e il fatto che i piani proposti dal ceo siano sempre stati votati all’unanimità del board. Rivendicando, altresì, i risultati sia in termini di conti, che di dividendi, che di andamento del titolo.

Tutto attorno a Generali la situazione è in continua evoluzione. A cominciare da quelli nell’azionariato, con l’incursione nel capitale del Leone di Mediobanca che tramite un prestito titoli 17,2% dei diritti di voto in assemblea da contrapporre al patto Caltagirone-Del Vecchio- Crt che ha in mano attualmente il 12,53% del Leone.

Un’operazione che dimostra ad un tempo la volontà di Alberto Nagel di difendere l’investimento di Piazzetta Cuccia nel Leone, ma anche di farlo contraddicendo la posizione storica di Mediobanca che aveva sempre negato la volontà di salire nel capitale di Generali. Tutti segnali che mostrano anche la tensione, altissima, di questa disfida. Gli analisti di Banca Akros, nel ricostruire la vicenda, hanno calcolato che l'operazione di prestito titoli vale quasi 1,3 miliardi di euro e stimano "un costo annuo di circa 20 milioni di euro”. Valori fatti senza considerare possibili minus o plusvalenza nel momento in cui i titoli verranno restituiti.

I riflettori sono ora puntati su cosa faranno alcuni azionisti con pacchetti importanti, a cominciare dai Benetton, che con Edizione tengono il 3,9 per cento di Generali. Da quel che risulta Ponzano Veneto sta riflettendo su come posizionarsi nella partita, senza fretta. Ma i fronti si stanno delineando con la consueta dialettica interna nei diversi rami della famiglia.

Quello che fa capo ad Alessandro e Luciano Benetton sarebbe portata a sostenere il Patto Delfin-Caltagirone-Crt, convinto della necessità di contare di più nelle Generali anche con la richiesta di un rappresentante in consiglio. Una posizione sulla quale sarebbero orientati anche alcuni membri del ramo di Giuliana, il cui ramo originariamente sintetizzato nella holding Evoluzione ora si è scisso in quattro newco, e anche gli eredi di Carlo.

Più attendista invece il ramo di Sabrina e Ermanno Boffa. La tempistica della messa a punto di una strategia precisa su Trieste non avverrà comunque in tempi brevi, Edizione intende mantenere il suo ruolo di terzietà almeno fino a quando non saranno chiuse alcune questioni interne alla holding, a cominciare dalla cessione di Autostrade alla cordata Cdp-Macquarie-Blackstone.

Sul tema non sarebbero intenzionati ad intervenire infine i soci veneti di Ferak, 1,4 per cento del capitale di Generali, che resteranno alla finestra. Sul resto non stupirebbe nessuno se in questi mesi sia Delfin che Caltagirone proseguiranno nell’arrotondamento dei rispettivi pacchetti.