Cda spaccato in Generali. Ok a maggioranza alla lista del board

Dopo 4 ore e mezzo di discussione, il 27 settembre il Cda - ad alta tensione – ha approvato a maggioranza la proposta di avviare la procedura per presentare una propria lista per il rinnovo

TRIESTE. Ormai c’è chi la paragona alla battaglia per il Trono di Spade. Sulle Generali la sfida fra Caltagirone-Del Vecchio da una parte e Mediobanca dall’altra ha raggiunto una intensità mai vista. Il 27 settembre il cda, dopo 4 ore e mezzo di discussione ad alta tensione, ha approvato a maggioranza la proposta di avviare la procedura per presentare una propria lista per il rinnovo. Alla fine si è ripetuta la spaccatura già avvenuta in comitato nomine: sono stati 4 i voti contrari e 9 quelli a favore.

Hanno detto no Francesco Gaetano Caltagirone, Romolo Bardin, che rappresenta la Delfin di Del Vecchio, Sabrina Pucci e Paolo Di Benedetto mentre gli altri, a partire dal presidente Gabriele Galateri fino ai due consiglieri di Assogestioni in rappresentanza dei fondi, hanno votato sì al documento.

A Trieste è stata messa a punto una procedura articolata per il rinnovo che affida un ruolo importante di coordinamento al presidente Gabriele Galateri di Genola, così come un confronto e un dialogo costante con gli azionisti e con il mercato. Previsto anche il supporto di head hunter e di consulenti legali per quello che sarà il dossier più caldo, per il Leone, da qui all'assemblea di primavera. Procedura – sottolinea in una nota Trieste - «suscettibile di eventuali adeguamenti che fossero richiesti dalle Autorità di Vigilanza».

Gabriele Galateri, presidente di Generali 

A questo punto i mercati si interrogano sulle prossime mosse dei dissidenti del Patto fra i due maggiori soci privati del Leone, cui ha aderito anche Crt, che si è intanto leggermente rafforzato al 12,56% dopo che Delfin ha arrotondato la propria quota al 5,13.

Con il 4% circa della compagnia assicurativa, la famiglia Benetton rappresenta sempre più l’ago della bilancia. Già nell’assemblea del 2019 Caltagirone definì il cda «l’espressione di un mondo di tre anni fa» per stigmatizzare la mancata rappresentanza nel board del gruppo di Ponzano.

L’approdo finale sarà la prossima assemblea di primavera a Trieste quando le liste per il rinnovo del cda (che sarà composto da 13 membri) potrebbero essere tre: quella dei soci dissidenti, la lista del cda e infine quella di Assogestioni. Ma prima di allora sulla governance si preannuncia una lunga battaglia di logoramento.

E ora? Il conflitto potrebbe anche spostarsi all’assemblea di Mediobanca del 28 ottobre: qui l’industriale degli occhiali possiede il 19% mentre, come osservano gli analisti, Caltagirone potrebbe proiettarsi al 5% grazie all’esercizio delle opzioni comprate a luglio. Il board ieri si è consumato in un clima di muro contro muro dopo il blitz di Piazzetta Cuccia che ha blindato le Generali per riaffermare il suo peso nella governance.

Il primo azionista della compagnia triestina con il 12,8%, ha sottoscritto un prestito titoli della durata di otto mesi relativo a 70 milioni di azioni del Leone in modo tale di potersi presentare all’assemblea della prossima primavera che dovrà rinnovare il cda delle Generali con una quota pari al 17,22% dei diritti di voto. «Un’operazione a tutela dell’investimento in Generali», hanno spiegato fonti vicine all’istituto di Nagel. Ma è chiaro che lo scontro ha raggiunto il calor bianco.

Philippe Donnet, Ceo di Generali 

Nel frattempo in vista dell'assemblea di Mediobanca è emerso che nell'esercizio 2020/21 il compenso dell'amministratore delegato, Alberto Nagel, si è attestato a 4,17 milioni di euro, in crescita del 34% sul 2019/20, principalmente per effetto della componente variabile, quasi raddoppiata a 1,8 milioni di euro grazie ai risultati raggiunti dalla banca, tutti in decisa crescita.

Donnet segue la situazione con molta tranquillità, chiarisce chi gli è vicino, convinto di avere l’appoggio del mercato dove si sottolinea in particolare il rendimento per gli azionisti con un Total Shareholder Return del 108% in cinque anni, più delle altre compagnie europee. Anche se, osservano gli analisti, la compagnia resta sottodimensionata come capitalizzazione rispetto ai 79 miliardi di Allianz e i 58 di Zurich.

E qui si concentrano le critiche dei soci dissidenti che vorrebbero un Leone con un peso maggiore in Europa. Intanto dopo il via libera della Consob partirà il 4 ottobre l’Opa di Generali su Cattolica.

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