Benetton neutrali su Generali: «Fuori dal patto Mediobanca»

La holding della famiglia sugli scontri fra i soci del gruppo triestino: «Volontà di non schierarsi». Del Vecchio: «Modificare lo statuto di Piazzetta Cuccia»

TREVISO. I Benetton escono dal patto di consultazione di Mediobanca e dichiarandosi neutrali nella partita finanziaria che coinvolge le Generali. Con una nota asciutta, ma densissima, la holding di Ponzano Veneto annuncia di aver inviato disdetta dell’Accordo di consultazione fra i soci di Piazzetta Cuccia, sottoscritto in data 28 dicembre 2018 e in scadenza il 31 dicembre 2021.

Mentre per il momento nulla cambia al vertice della holding, dopo il terremoto che ha colpito il presidente e ad di Edizione, Enrico Laghi, agli arresti domiciliari, da lunedì, nell'ambito di un'inchiesta sull’Ilva con l'accusa di corruzione in atti giudiziari in concorso con altre persone.

«La disdetta - si legge nella nota divulgata al termine del cda di Edizione - si colloca nell’ambito del percorso di ridefinizione delle linee strategiche del Gruppo e ha l’obiettivo di mantenere l’assoluta neutralità della visione di Edizione in relazione alle partecipazioni finanziarie detenute (Generali ndr.), con la volontà di non schierarsi nelle attuali vicende che occupano Mediobanca, pur esprimendo pieno apprezzamento per l’attività svolta dal suo management».

La cassaforte della dinasty veneta, come noto, detiene due pacchetti importanti nella partita che unisce Milano con Trieste: il 2 per cento di Mediobanca e il 3,9 per cento di Generali.

La famiglia Benetton intende dunque con questa decisione sottolineare il carattere di terzietà e neutralità nella partita che vede coinvolti i diversi attori. Ribadendo l’assoluta unità della famiglia in questa linea, spiegano fonti vicine.

Il 28 di ottobre c’è l’assemblea di Mediobanca e la famiglia intende dunque avere mani libere per potersi esprimere in assise dei soci.

Una possibilità che qualche ora dopo la nota di Ponzano Veneto ha acquisito ancora più senso.

Delfin, holding della famiglia di Leonardo Del Vecchio, che tiene il 18,896 per cento di Mediobanca ha infatti richiesto una integrazione all’ordine del giorno dell’assemblea di Piazzetta Cuccia. Ovvero: il requisito statutario secondo cui tre amministratori (nel caso in cui il consiglio abbia più di tredici componenti) devono essere dirigenti del gruppo Mediobanca da almeno tre anni e «altresì di incrementare il numero degli amministratori di minoranza», con la previsione che «più liste possano concorrere alla nomina di tali amministratori».

Entrambe le proposte, si legge nella nota, «sono ispirate da principi di buon governo societario e di inclusione».

Aggiungendo oltre che la holding «non prevede né intende revocare l’attuale consiglio di amministrazione prima del termine del suo mandato». E rafforzando ancora il concetto oltre: «la presente proposta non persegue lo scopo di sostituire gli attuali amministratori o manager della banca, quanto piuttosto quello di assicurare che, d’ora in avanti, questi operino all’interno di un quadro di regole di corporate governance coerente con le best practice e siano fortemente incentivati a porre al centro la creazione di valore per tutti gli azionisti, lasciando al consiglio di amministrazione e agli azionisti – come accade in qualsiasi altra società – il diritto di decidere in ultima istanza chi debba gestire la Banca».