Finest senza confini: 10 milioni di euro per portare le Pmi del Nordest anche in Germania, Usa e Cina

A disposizione un primo plafond, che proviene dagli utili della finanziaria partecipata da Veneto, Fvg e Provincia di Trento, per l’internazionalizzazione delle piccole imprese «tra cui individueremo le gemme di domani»

PORDENONE. Accompagnare le Pmi del Nordest in percorsi di internazionalizzazione anche in Paesi, strategici dal punto di vista del mercato, ma fino a ieri fuori dal perimetro di Finest (la finanziaria per l'internazionalizzazione delle imprese partecipata dalla Regione Fvg, dalla Regione Veneto e dalla Provincia di Trento), come Germania e Stati Uniti.

È questo l’obiettivo dell’iniziativa presentata oggi nella sede di Finest a Pordenone dal presidente Alessandro Minon, dalla vicepresidente Paola Tombolato, dagli assessori Barbara Zilli (Finanze, Fvg) e Francesco Calzavara (Bilancio, Veneto) e da Raffaele Farella (dirigente della Provincia di Trento), che mette a disposizione un plafond da 10 milioni di euro, proveniente da utili accantonati dalla Spa, e non quindi da fondi ministeriali, da destinare - sotto forma di prestito obbligazionario - a iniziative di internazionalizzazione.

Da sinistra Francesco Calzavara, Paola Tombolato, Alessandro Minon e Barbara Zilli

Con un ampio spettro di utilizzo, si va infatti dal sostegno alle esportazioni a investimenti in ricerca e sviluppo, dal potenziamento della capacità produttiva alla digitalizzazione della produzione fino all’acquisizione o alla costituzione di filiali commerciali all’estero, ecc.

«In questo territorio - ha ricordato Minon - il 90% delle imprese hanno meno di 50 dipendenti che necessitano di supporto attraverso soluzioni veloci e a basso contenuto di burocrazia. Finest si rivolge quindi a queste aziende che intendono crescere, incrementare l’occupazione a Nordest, aggredendo i mercati esteri. E siamo certi che, tra queste imprese, troveremo le gemme del futuro».

In questa operazione Finest opera come una merchant bank e va oltre i “confini” che le legge istitutiva del ’91 ha imposto, estendendo l’operatività ad aree molto interessanti dal punto di vista della crescita, come Germania, Stati Uniti e Asia. E non si limita al sostegno, pur fondamentale, qual è quello finanziario, ma mette a disposizione delle Pmi anche la propria competenza e la propria rete di presenza internazionale oggi estesa a 44 Paesi «per accelerare i percorsi - ancora Minon - e mitigare i rischi».

La sede di Finest a Pordenone

«L’Italia riparte dall’export - ha aggiunto Barba Zilli, citando Sace - e Finest ora amplia la platea di Paesi in cui può operare sostenendo le Pmi nei loro percorsi di internazionalizzazione che vedono, nelle esportazioni, un grande elemento di competitività oltre che l’ancora di salvezza del post pandemia, e anche grazie al quale le previsioni di crescita del Pil sono migliori della media nazionale».

«Le Pmi - ha rimarcato Calzavara - sono l'ossatura portante dell’economia del Nordest e stanno dimostrando una grande reattività confermando questo territorio nel ruolo di locomotiva del Paese. Con questa iniziativa Finest dimostra di essere capace di diventare una società in grado di trasformare il proprio oggetto sociale facendolo diventare più contemporaneo e aderente alle necessità delle imprese». Concetto ripreso anche da Farella che ha sottolineato il tempismo dell’iniziativa, che arriva nel momento in cui è iniziata la ripartenza dopo la crisi provocata dal Covid, «in cui è opportuno mettere a disposizione risorse per investimenti mirati allo sviluppo del business in grado di consentire alle imprese di affacciarsi sui mercati che stanno riorganizzando le catene del valore».

e.delgiudice@gnn.it