Generali, porte girevoli: De Agostini vuol uscire, Caltagirone sale ancora e porta il Patto oltre il 14%

Francesco Gaetano Caltagirone

Grandi manovre nell’azionariato in vista dell’assemblea. Intanto Generali RE compra un edificio direzionale a Londra

MILANO. Proseguono i movimenti tra i grandi azionisti di Generali, che si preparano al braccio di ferro nell’assemblea del 29 aprile. Il tradizionale appuntamento di primavera questa volta non servirà solo per approvare il bilancio e ratificare le decisioni prese altrove, ma anche a capire quale tra i due schieramenti – quello capitanato da Mediobanca e quello del duo Caltagirone-Del Vecchio – avrà la meglio.

L’imprenditore romano ha acquistato altri 3,65 milioni di azioni (pari allo 0,23% del capitale), portando così la sua quota a un passo dal 7,26%. Se si considerano anche le partecipazioni dell’imprenditore dell’occhialeria e dell’altro alleato Crt si arriva al 14,1%. In questo modo si avvicina il 17,22% dei diritti di voto sui quali può invece contare Piazzetta Cuccia.

In realtà, la quota del gruppo triestino detenuta da Mediobanca si ferma al 12,93%, ma in occasione dell’assemblea di primavera arriverà in soccorso anche il 4,42% ottenuto come prestito titoli. L’istituto guidato da Alberto Nagel potrà contare anche sul tradizionale sostegno della De Agostini, che nel medio termine intende disfarsi del suo 1,46%.

Le famiglie Boroli-Drago sono azioniste del Leone dal 2006, quando scambiarono una parte dei proventi della vendita della controllata Toro per una partecipazione a Trieste. Una partecipazione che non interesserebbe più ai piani alti della società di Novara, che nel recente passato ha già dismesso sia il business delle slot machine, il marchio e alcuni asset di Lottomatica (con 950 milioni di incasso), sia la divisione dell’editoria scolastica (157,5 milioni), quest’ultima rilevata da Mondadori. Se si aggiungesse anche la quota in Generali, che oggi vale intorno ai 430 milioni, si raggiungerebbe un bel gruzzolo. Al momento non si sa quali sono gli obiettivi relativi a nuovi investimenti e probabilmente non sono ancora stati definiti, dato che la quarta generazione da poco al comando non appare così unita come quelle passate.

La voglia di discontinuità mette a rischio anche la permanenza dell’amministratore delegato Lorenzo Pellicioli. Al suo posto potrebbe essere promosso Marco Sala, storico manager del gruppo.

Tornando al Leone, ieri la controllata Generali Real Estate ha annunciato l’acquisto da Blackstone Times Square, edificio direzionale ubicato in Queen Victoria Street, nel centro di Londra. L’asset rappresenta il primo investimento diretto per Trieste nella capitale inglese dopo il completamento (nel 2019) dell’edificio One Fencourt in Fenchurch Street, ma in prospettiva sarà tra i mercati sui quali la società punterà con maggiore decisione, come sottolineato dalla guida operativa, Aldo Mazzocco. L’operazione è stata realizzata per conto di due fondi paneuropei gestiti da Generali Real Estate sgr: 50% dal fondo Generali Europe Income Holding, dedicato agli uffici core, e 50% da SC GF Pierre, specializzato nelle polizze unit linked della compagnia assicurativa francese Generali Vie. Per l’operazione, Generali Real Estate sgr otterrà un finanziamento da un pool di banche fino al 50% dell'importo. 

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