Generali, partita riaperta: i “pattisti” oltre quota 15%

Si riduce la distanza dal fronte di Mediobanca, che può contare sul 18,69%.  All’assemblea di aprile, gli investitori istituzionali saranno l’ago della bilancia

TRIESTE. Quasi tutto si giocherà intorno al 35,34%, vale a dire la quota del capitale di Generali che fa capo agli investitori istituzionali, tra società del risparmio gestito, fondi sovrani, casse di previdenza e fondi pensione. Ora che le possibilità di ricomposizione tra i contendenti per il controllo del gruppo assicurativo si sono ridotte all’osso, molto dipenderà da chi mostrerà maggiore capacità di convincimento verso gli investitori finanziari.

Da una parte Mediobanca, che può contare su diritti di voto pari al 17,25% del capitale (tra partecipazione diretta e un prestito titoli che vale il 4,43%) e sull’1,44% dell’alleato De Agostini (la società ha avviato la vendita della partecipazione, ma attraverso strumenti derivati ha conservato i diritti di voto alla prossima assemblea) per un ammontare del 18,69%. Dall’altra c’è il patto parasociale composto da Francesco Gaetano Caltagirone, Leonardo Del Vecchio e Fondazione Crt, che ieri ha annunciato di aver raggiunto il 15,171%.

La distanza non è trascurabile – è in ballo una partecipazione da circa un miliardo di euro agli attuali valori del titolo quotato a Piazza Affari – ma da oltre un anno l’imprenditore romano e quello agordino continuano ad accumulare quote. È probabile che da qui al 29 aprile, data in cui i soci saranno chiamati a votare per la continuità del management o per la lista alternativa, proseguiranno su questa strada e quindi le due cordate saranno probabilmente vicine. Ecco allora convincere la quota maggiore di istituzionali potrà risultare decisivo, senza trascurare il 22,89% in mano al retail, che però è una categoria molto frammentata e il cui tasso di partecipazione non è atteso su livelli elevati, specie se la prossima primavera verranno confermate le restrizioni Covid alle presenze in assemblea.

Premesso che tanto tanto i vertici di Mediobanca, quanto Del Vecchio e Caltagirone godono di grande stima tra gli istituzionali, molto dipenderà dai programmi di crescita dei due schieramenti. Qui le strategie di comunicazione diventano decisive. Donnet presenterà il nuovo piano industriale mercoledì 15 dicembre, che sostanzialmente varrà come manifesto della sua candidatura a guidare il gruppo triestino per un altro triennio. I due imprenditori sfidanti aspetteranno il piano per presentare il loro piano alternativo, che verosimilmente confermerà le critiche rivolte alla gestione Donnet, a cominciare dal freno a mano tirato nelle strategie di acquisizione, anche a causa del condizionamento di Mediobanca, che vede alcuni asset del Leone come concorrenti.

A questo proposito, qualche dettaglio è già filtrato nella giornata di ieri, con voci di stampa che hanno indicato tra le priorità di Caltagirone e Del Vecchio un maggiore protagonismo da parte di Banca Generali. La controllata attiva nel risparmio gestito e nel private banking è una gallina dalle uova d’oro per la capogruppo (270,9 milioni di utile netto nei primi sei mesi) e con 82 miliardi di masse in gestione e una grande solidità patrimoniale (Cet1 ratio al 15,2%) potrebbe giocare un ruolo da predatore nel consolidamento che si sta aprendo a livello europeo. Un aspetto cruciale sarà, infine, quello dei nomi. Donnet e la prima linea manageriale in carica godono di grande stima sul mercato. La cordata degli sfidanti dovrà quindi mettere sul piatto nomi di primissimo livello. 

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