A gennaio assemblea della holding Benetton: Alessandro verso la presidenza di Edizione

I quattro rami della famiglia hanno dimostrato compattezza. Crescerà nel Cda il numero dei consiglieri indipendenti

TREVISO. Nell’impero Benetton la transizione verso la seconda generazione si sta componendo. I quattro rami della famiglia di Ponzano, già dalla nomina del precedente consiglio di amministrazione, avevano condiviso la necessità di una maggiore compattezza, con l’obiettivo di non disperdere l’enorme patrimonio che sta sotto all’universo di Edizione: con asset per oltre 12 miliardi di euro e praticamente zero debito.

Ora inizia una nuova fase, che dovrebbe portare alla chiamata di Alessandro Benetton come presidente della holding familiare. Una scelta che, per storia e caratteristiche professionali del figlio di Luciano, è stata maturata come esito naturale dopo che i quattro rami sono stati in grado di mantenere unità al proprio interno. Un fatto non banale considerando che i capostipiti Luciano, Giuliana e gli scomparsi Gilberto e Carlo contano in tutto 14 eredi. In agenda la prima data fondamentale per dare corpo al nuovo corso sarà a metà gennaio, in quella sede si riunirà infatti un’assemblea straordinaria per la revisione dello statuto.

Le modifiche statutarie impongono che ogni ramo, pure quello di Giuliana dove, come noto, i quattro figli hanno dato vita ad altrettante holding che tengono direttamente un quarto del capitale di Edizione, esprimano un unico candidato per il board. In sede di assise dei soci, verranno confermate le “partecipazioni strategiche”: Atlantia, Autogrill e Benetton. Inoltre, si aumenterà il numero di membri indipendenti nel Consiglio di amministrazione, che dunque passeranno da 2 a 4, affiancando i 4 espressi dalla famiglia. Ma potenzialmente gli indipendenti possono anche divenire maggioranza, nel caso in cui il board - indicato in un numero variabile tra 8 e 9 componenti - includa anche la figura dell’amministratore delegato.

Edizione da un anno abbondante non dispone di Ceo e nemmeno di un direttore generale. Le deleghe le ha assunte finora il presidente Enrico Laghi, tessitore di rapporti istituzionali e consulente di fiducia della famiglia su importanti dossier del Gruppo, a partire da quello legato alla cessione di Autostrade per l’Italia. Se sarà necessario un ad in futuro è faccenda che si potrebbe porre ad un certo punto. Edizione avrà natura e missione di holding di partecipazioni, con indirizzo strategico sulle maggiori controllate ma anche con pieno rispetto dell’autonomia operativa del management delle singole piattaforme Atlantia, Autogrill, Benetton Group.

Gli aspetti irrisolti saranno affrontati nell’assemblea straordinaria di gennaio. L’attuale board di Edizione non è in scadenza, ma potrebbe forse essere opportuno procedere comunque ad un rinnovo, anche per consentire l’avvio della presidenza di Alessandro. Come verranno distribuiti i poteri, e su quali figure, sono interrogativi che verranno affrontati in un blocco unitario.

L’assemblea di gennaio potrebbe decidere di auto-convocarsi di nuovo a cavallo tra febbraio e marzo. Perché incombono altre cruciali decisioni da prendere. Un capitolo riguarda Atlantia, la holding di partecipazioni nel settore infrastrutture che ha già avviato un cambio radicale del suo modello, dopo l’addio ad Autostrade, che ci perfezionerà entro il 31 di marzo 2022. Il board di Atlantia, oggi guidato da Carlo Bertazzo, storico ex direttore generale di Edizione, va infatti in scadenza ad aprile. I Benetton vogliono un “percorso di mercato” per definire la composizione della lista, anche con l’assistenza di qualificati advisors. Poi c’è il delicato dossier Benetton Group, che ormai da circa un decennio ha infilato una serie di performance non brillanti e necessita di tornare all’utile. L’ex ad di Marcolin Massimo Renon, ora a capo del gruppo dei maglioni colorati, sta conducendo un piano che punta a toccare il punto di pareggio nel 2023. E vede l’anno che si sta chiudendo in linea con il piano.

Altre sono le partite che toccano Edizione. In alcune, come quella che li vede impegnati come azionisti di Generali con il 4 per cento del capitale circa, non saranno i protagonisti in prima linea, ma sono sicuramente degli osservati molto speciali.

Se infatti Leonardo Del Vecchio e Francesco Gaetano Caltagirone procederanno, come tutti si attendono, a comprare, spingendosi sino alla soglia del 10 per cento ciascuno, i Benetton giocheranno il ruolo di fondamentale ago della bilancia nella disfida con Mediobanca per il Leone di Trieste.