Ripartono i controlli dell’Agenzia delle Entrate: nel mirino i crediti d’imposta per R&S

Dopo le continue sospensioni a causa del Covid, riparte la macchina del Fisco. Ecco le sanzioni che rischiano gli imprenditori spiegate da Salvatore Minnella di Noverim

VENEZIA. Dopo le continue sospensioni a causa del Covid, riparte la macchina del Fisco. A dare il via all’ordinaria attività dell’Amministrazione Finanziaria è l’Agenzia delle Entrate che sta procedendo a notificare milioni di atti di accertamento, congelati nel corso del 2020 per l’emergenza sanitaria.

Parallelamente, già da questa primavera il Fisco ha ricominciato i controlli fiscali mediante verifiche e notifiche di migliaia di inviti a comparire e questionari vari.

Pertanto, in un momento così delicato, caratterizzato da una profonda crisi e difficoltà economica per molti imprenditori, purtroppo si assisterà ad un vero e proprio accavallarsi di scadenze e adempimenti tributari vecchi e nuovi.

In questo periodo in cui molte piccole e medie imprese fanno fatica a superare la crisi economica, perché far riprendere i controlli?

Lo abbiamo chiesto a Salvatore Minnella, oggi Responsabile Area Fiscale di Noverim, Società di Consulenza Aziendale.

«L’attività dell’Agenzia delle Entrate – spiega – è finalizzata a combattere i fenomeni evasivi ed elusivi e a favorire l’adempimento volontario del contribuente (o tax compliance). Pertanto, il controllo del regolare adempimento degli obblighi fiscali dei contribuenti rientra pienamente tra i suoi doveri istituzionali».

In che cosa consiste la “tax compliance” e quali sono i vantaggi?

Dal punto di vista fiscale con tale termine si intende l’adempimento spontaneo degli obblighi tributari da parte del contribuente. L’obiettivo della Legge (11 marzo 2014, n. 23) che regola tale materia è quello di agevolare il rapporto Fisco-contribuente, rendendolo più semplice e cercando di stimolare un accordo di cooperazione e collaborazione reciproca. Ciò comporta per i contribuenti che regolarizzano la propria posizione fiscale, il vantaggio della riduzione delle sanzioni e la rapida definizione della loro posizione fiscale.

C’è una categoria di contribuenti che quest’anno rischia maggiormente un controllo fiscale?

Come precisato nella circolare 4/2021 dell’Agenzia delle Entrate l'attività di controllo dell’Ente, sarà indirizzata principalmente verso coloro che realizzano fenomeni di frode, anche attraverso l'utilizzo indebito di crediti d'imposta. Tra questi, particolare attenzione verrà prestata al controllo del credito di imposta per ricerca e sviluppo (D.L. 145/2013).

Su quali elementi si basano principalmente i controlli nei confronti dei soggetti che hanno utilizzato crediti d’imposta per ricerca e sviluppo?

I funzionari del Fisco controllano non solo l’effettività dell’attività di R&S ma puntano a sindacarne anche la spettanza nel merito. La questione più controversa riguarda il requisito della novità. Tale requisito però richiede una competenza tecnica che la stessa Amministrazione finanziaria riconosce di non avere, rimandando tramite la circolare n. 31/E/2020, tale compito al Ministero dello Sviluppo Economico.

Eppure nella maggior parte dei casi, gli Uffici disconoscono la spettanza dell’agevolazione non già per motivi d’ordine contabile-fiscale, bensì adducendo quasi sempre ragioni d’ordine tecnico, determinando così di fatto un eccesso di potere.

Altro fattore che complica la situazione è che l’Agenzia delle Entrate lega il requisito della novità al cd. “Manuale di Frascati” che stabilisce, la metodologia per utilizzare i dati sulla ricerca e sviluppo nei paesi membri dell'OCSE. Tale manuale però non ha un esplicito richiamo nella norma che invece elenca in maniera esaustiva le attività di R&S ammissibili all’agevolazione e quelle che ne sono escluse. Solo con la finanziaria 2019, a partire dal 2020 il legislatore, ritiene opportuno introdurre nel corpo della legge, tale documento che pertanto esplicherà i suoi effetti solo a far data da quest’ultimo anno.

Per quanto concerne invece, il periodo dal 2015 al 2019, Il Manuale rischia di diventare un vero “incubo fiscale” per migliaia di imprenditori e rappresenta l’ennesima zavorra del sistema dell'accertamento sull'innovazione e sullo sviluppo economico.

Quali sono le sanzioni che rischiano gli imprenditori?

Sul piano della legislazione tributaria, il regime sanzionatorio distingue l’indebito utilizzo in compensazione dei crediti d’imposta in “non spettanti” e “inesistenti”. Rientrano nella prima categoria, i casi in cui si rileva l’esistenza del credito d’imposta, il quale tuttavia è utilizzato “in misura superiore a quella spettante o in violazione delle modalità di utilizzo previste dalle leggi vigenti”. In questo caso si applicherà la sanzione pari al trenta per cento del credito utilizzato.

Nella seconda categoria rientrano i crediti “inesistenti”, cioè quelli in cui manca, in tutto o in parte, il presupposto costitutivo e la cui inesistenza non sia riscontrabile attraverso controlli automatizzati. Per questi caratterizzati, di un più grave disvalore dei relativi comportamenti, è prevista la più gravosa sanzione dal 100% al 200% della misura dei crediti stessi. Sul fronte penale, il delitto di indebita compensazione è disciplinato dall’art. 10-quater del D. Lgs. n. 74/2000. La norma sanziona, al primo comma, con la pena della reclusione da 6 mesi a 2 anni, chiunque non versa le somme dovute, utilizzando in compensazione, crediti non spettanti per un importo annuo superiore a 50.000 euro. E al secondo comma, con la reclusione da 1 anno e 6 mesi a 6 anni, chiunque non versa le somme dovute, utilizzando in compensazione, crediti inesistenti per un importo annuo superiore a 50.000 euro.

Cosa prevede la recente sanatoria per l’utilizzo di questi crediti?

Le imprese che hanno utilizzato indebitamente il credito, maturato dal 2015 al 2019, lo possono riversare spontaneamente senza sanzioni ed interessi, evitando anche le sanzioni penali. Strada sbarrata, invece, nei casi in cui il credito d’imposta in compensazione sia il risultato di condotte fraudolente.

Quale consiglio darebbe ad un imprenditore che abbia utilizzato un credito d’imposta per R&S?

Non farsi trovare impreparato! Ovviamente non esistono ricette magiche e ogni caso concreto merita un’apposita valutazione da parte dell’imprenditore assistito dai propri consulenti che in questa materia più che in altre, appaiono indispensabili. A questo punto, le imprese dovranno riesaminare criticamente le attività che hanno originato il credito di imposta per ricerca e sviluppo già utilizzato, sotto il profilo tecnico, fiscale e documentale, alla luce anche di tutte le interpretazioni succedutesi nel tempo e decidere se aderire alla sanatoria o mantenere le proprie posizioni e affrontare un eventuale contenzioso con il Fisco.

Considerate le diverse competenze da mettere in campo, ad esempio, Noverim ha costituito un apposito Dipartimento Fiscale dedicato a questa materia che include figure quali avvocati, commercialisti e ingegneri proprio per gestire al meglio tutti gli aspetti che possono caratterizzare un contenzioso di questo tipo e offrire all’imprenditore una strategia di difesa vincente.