Carige fra Bper, Crédit Agricole e Cerberus: così potrebbe scattare il big bang del credito

Il quartier generale di Crédit Agricole Friuladria a Pordenone

In arrivo il responso del Fitd. Poi Mps, Unicredit, Mediobanca e Generali: tutte partite in grado di ridefinire lo scacchiere

La risposta del Fondo italiano di tutela dei depositi (Fitd) potrebbe arrivare già il 10 gennaio 2022, con l’azionista di maggioranza di Carige che dovrà scegliere tra Bper, il fondo Cerberus e Credit Agricole, che ha il suo cuore italiano a Nord-Est grazie alla controllata Friuladria.

In realtà, l’unica a uscire allo scoperto finora è stata la banca emiliana, chiedendo al Fondo (partecipato dalle banche italiane) che si faccia carico di iniettare nell’istituto ligure liquidità per un miliardo di euro, a copertura delle perdite non ancora emerso, impegnandosi poi a presentare un’offerta d’acquisto al prezzo simbolico di un euro.

Le banche nazionali più grandi sembrerebbero orientate ad accettare, pur di chiudere una partita che si trascina da anni, mentre le piccole temono per le ricadute negative sui rispettivi bilanci.

Quella di Carige è solo una delle partite bancarie che andranno a definirsi nel prossimo futuro in Italia. Dopo la prima stagione di m&a conseguente alla crisi dei mutui subprime e la seconda sulla spinta normativa che ha portato alla conversione delle popolari più grandi da cooperative a società per azioni, ora si tratta di tirare le fila dell’esperienza pandemica, che ha accelerato il processo di transizione digitale e di dar vita a gruppi capaci di mantenersi redditizi anche a fronte di tassi destinati a restare su livelli contenuti ancora per diverso tempo.

Uno dei banchieri più navigati e ascoltati del nostro Paese, l’ad di Banco Bpm Giuseppe Castagna, si è detto pressoché certo che il nuovo risiko si realizzerà entro un anno, un anno e mezzo al massimo. Considerati i tempi lunghi di queste operazioni (comprese anche le fasi autorizzative), questo significa che i primi movimenti potrebbero iniziare a breve.

Proprio il gruppo nato dalla fusione tra il Banco Popolare e la Banca Popolare di Milano è al centro delle ipotesi, soprattutto come possibile acquirente di Montepaschi, una volta realizzato l’aumento di capitale di quest'ultima, che dovrebbe essere portato a termine tra maggio e giugno. Difficile, invece, che torni in auge la prospettiva di un’aggregazione con Bper Banca, dato che l’istituto emiliano pare orientato a stringere sulla Banca Popolare di Sondrio, ora che l’istituto valtellinese ha deliberato la conversione in Spa. Un matrimonio facilitato dal ruolo di Unipol, che ha il 18,9% dell’istituto modenese e il 9,5% di Sondrio.

Nel Triveneto i movimenti sono già in corso, con Sparkasse che ha lanciato un’Opa su Civibank. Il cda dell’ultima banca commerciale indipendente del Friuli Venezia Giulia non si è ancora espresso, mentre tra i soci forti sarebbero emerse perplessità sul prezzo proposto e questo scenario apre le porte a un possibile rilancio da parte dell’istituto bolzanino o all’arrivo di offerte concorrenti.

Per il momento sta a guardare UniCredit, con il nuovo piano industriale che punta a una forte ripresa della redditività all’interno di uno scenario neutro sul fronte m&a. «Non escludo, né pianifico aggregazioni» ha detto in merito il nuovo ceo Andrea Orcel. Il quale invece si è mostrato più netto nell’escludere un possibile interesse verso Mediobanca.

Quest’ultima è chiamata a una prova di fuoco il prossimo 29 aprile, quando si voterà il cda di Generali per i prossimi tre anni. Per la prima volta Piazzetta Cuccia rischia di perdere il ruolo di dominus a Trieste davanti all’avanzata del duo Caltagirone-Del Vecchio, con quest’ultimo da tempo primo azionista della stessa Mediobanca, ma fin qui tenuto ai margini delle decisioni dall’ad Alberto Nagel. Un eventuale ribaltamento in casa Generali avrebbe inevitabili conseguenze anche sugli equilibri dell’istituto milanese, il cui cda è in scadenza nella primavera del prossimo anno.

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