Nuovo terremoto in Generali: dopo Caltagirone si dimette dal Cda anche Romolo Bardin (Delfin)

Il consigliere indipendente ha motivato la decisione riferendosi «alle modalità operative e ad alcune scelte del consiglio» in particolare attinenti «al processo di formazione delle liste. Rammaricato per la decisione il presidente Galateri di Genola, che tuttavia difende l’operato della società 

TRIESTE. Nuova scossa di terremoto in Generali. Dopo il vicepresidente Francesco Gaetano Caltagirone, anche Romolo Bardin, rappresentante dell'azionista Leonardo Del Vecchio, lascia il board del Leone. Lo scontro è ormai completo. Una rottura che si gioca attorno alle strategie e alla futura guida della compagnia triestina.

Giovedì scorso Caltagirone, secondo azionista della compagnia con l'8% circa, annunciando le sue dimissioni aveva espresso una dura critica al Cda lamentando di essere stato «palesemente» osteggiato e impedito dal dare il proprio «contributo critico e ad assicurare un controllo adeguato».

Il 17 gennaio 2022, Bardin, amministratore delegato di Delfin, holding di Del Vecchio, ha motivato la sua decisione facendo riferimento alle modalità operative e ad alcune scelte del consiglio e dei comitati a cui partecipa, con particolare riguardo anche al processo di formazione della lista del Cda per il suo rinnovo, si legge nel comunicato di Generali che ne annuncia le dimissioni. E ancora una volta il presidente di Generali Gabriele Galateri, esprime «rammarico» per le dimissioni, mentre ribadisce che «la società ha sempre condotto la sua attività secondo criteri di assoluta trasparenza e rigorosa correttezza, nell'interesse di tutti gli stakeholder.

Intanto oggi è in agenda una riunione del board del gruppo triestino in cui verrà presentata la cosiddetta long list per il rinnovo del board. Si tratta del primo passo concreto nell'iter che porterà alla definizione di una short list a metà febbraio e, verso metà marzo, la proposta definitiva (da 13 a 17 membri).

Nella long list saranno sicuramente presenti l'attuale presidente Gabriele Galateri e il Ceo Philippe Donnet. Poi si entrerà in una nuova fase. La doppia uscita dal board è una conferma che nell’assemblea del 29 aprile si preannuncia battaglia. I due imprenditori, assieme a Fondazione CrT, formano ormai un Patto che controlla oltre il 16% di Generali e punta in assemblea a nominare un nuovo cda all'insegna della discontinuità, a partire da presidente e Ceo. Entrambi chiedono un cambio di passo alla società anche in termini industriali e per farlo non hanno badato a spese visto che, ad oggi, il loro investimento nelle Generali vale complessivamente circa 4,3 miliardi. Il Ceo Philippe Donnet, al timone dal 2016, è finito da tempo nel mirino di Caltagirone e Del Vecchio, che gli imputano una strategia di espansione poco aggressiva e sono contrari al rinnovo del suo mandato in scadenza ad aprile.

Caltagirone (oggi all'8,04%) e Del Vecchio (che detiene attraverso Delfin il 6,618%) potrebbero peraltro salire ancora, con l'obiettivo di superare il 17,22% di Mediobanca, con la differenza che d'ora in poi potranno farlo senza dovere aggiornare il mercato, ormai quasi quotidianamente, dei loro acquisti per gli obblighi legati agli internal dealing: la prossima comunicazione dei pattisti, se mai ci sarà, avverrà soltanto al traguardo del 20%.

In questo scenario sempre più ago della bilancia potrebbe diventare la famiglia Benetton, che ha il 3,9% co il neo neopresidente della holding di famiglia Edizione, Alessandro Benetton. Anche con l’arrivo del giovane Benetton la linea per il momento non dovrebbe cambiare: l’intenzione è quella di attendere a febbraio il piano e le personalità della lista per decidere se unirsi o meno ai pattisti. In assemblea potrebbe essere decisivi gli investitori istituzionali, con il 35% del capitale e gli azionisti retail (22,5%). Inevitabile che oggi in cda si discuta delle dimissioni di Bardin e Caltagirone e si faranno delle valutazioni sull'opportunità di riportare il numero dei consiglieri a 13, minimo indicato nello statuto.

Caltagirone e Del Vecchio puntano il dito sulla formazione della lista del cda, sostenuta da Mediobanca e nelle scorse settimane oggetto di esame anche da parte della Consob. Piazzetta Cuccia già due anni fa aveva istruito il percorso poi votato da tutti i soci di Generali nel 2020 per passare al nuovo metodo. In Borsa il titolo del Leone ha concluso la seduta in rialzo dello 0,76%, in linea con l'indice (+0,5%). 

p.fiumano@gnn.it