L’industria guida la carica di fusioni e acquisizioni

L’analisi di EY: nel Triveneto l’anno scorso 197 transazioni sulle 705 in Italia

Prima l’acquisizione del 24,5%, quindi l’Opa per ottenere la maggioranza assoluta della veronese Cattolica Assicurazioni, condotta in porto da Generali con l’obiettivo di consolidare il primato nel mercato nazionale delle assicurazioni.

L’acquisizione di Impresoft, gruppo It che accorpa una serie di aziende tra cui quattro venete, da parte di Clessidra, uno dei principali operatori del private equity in Italia. Il concorrente Investindustrial che ha rilevato la maggioranza di Bertolaso (Zimella, in provincia di Verona) e Ape Impianti (Negrar di Valpolicella, sempre nel veronese), dando vita a un colosso nella produzione di macchinari per vino e bevande, del quale fa parte anche la trevigiana Della Toffola, già da tempo nel portafoglio della società d’investimento fondata e guidata da Andrea Bonomi.

Sono tre delle operazioni di aggregazione aziendale condotte in porto nel 2021, che hanno visto come target realtà del Nordest. Secondo lo studio annuale m&a di EY, lo scorso anno nell’area vi sono stati ben 197 deal, con la classifica dei settori guidata dall’industria (37% delle aziende acquisite opera nel settore), davanti al consumer (26%), alla tecnologia (9%), al raggruppamento pharma, medical & biotech (8%), quindi a energy & utility (7%).

A livello nazionale, tra fusioni e acquisizioni le operazioni condotte in porto sono state 705, ben il 27,3% in più rispetto al 2020 per un valore complessivo di 85,5 miliardi.

Si tratta del massimo storico, con un incremento di ben 39 miliardi rispetto al 2020, pari al +122,1%. «L’elevata attività è stata una delle risposte alla trasformazione dei modelli di business e delle operations delle aziende, accelerata dalla pandemia, che ha innescato processi di riorganizzazione supportati anche da acquisizioni per dotarsi di nuove competenze, tecnologie, catene di produzione e mercati di sbocco», è la chiave di lettura fornita da Marco Daviddi, strategy & transactions markets leader Europe West di EY.

Così, in una fase di grandi cambiamenti tra l’evoluzione dei gusti dei consumatori e la doppia transizione – ecologica e digitale – le ridotte dimensioni aziendali non sono più un valore competitivo. All’opposto servono spalle robuste per investire sull’innovazione e restare competitivi a livello globale.

L’operazione più grande del 2021 ha riguardato da vicino il Nordest, con l’acquisizione di Autostrade per l’Italia da parte di una cordata guidata da Cassa Depositi e Prestiti per un valore intorno ai 18 miliardi. L’operazione porterà liquidità nelle casse di Atlantia (la holding di controllo di Aspi, che ha come azionista principale la famiglia Benetton), che potrebbe essere investita in nuove acquisizioni.

L’intensa attività di m&a è anche il segnale di un forte segnale di interesse verso l’Italia, e il Nordest in particolare (seconda area per deal dopo il Nordovest trainato dalla Lombardia) da parte degli investitori. In particolare, c’è un grande interesse verso il territorio da parte dei fondi di private equity, che nel 2011 hanno realizzato 41 deal nel Nordest, oltre un quinto del totale italiano.

I fondi puntano su aziende con buoni fondamentali e un’offerta distintiva, mirando ad accelerarne il percorso di crescita soprattutto sui mercati internazionali. Inoltre, rispetto al passato, sono disposti ad aspettare anche sette anni o più prima di cedere la partecipazione.

Infine lo studio di EY stima una crescita dell’economia italiana nel 2021 nell’ordine del 6,4%, un dato superiore da uno a tre decimali rispetto alle stime più recenti elaborate da Prometeia, Istat, Fondo monetario internazionale e persino il Governo. Insomma, ci sono tutte le premesse per un 2022 positivo sia a livello macro, che di nuove aggregazioni aziendali tra l’effetto traino dell’anno che si è da poco concluso (anche se il report segnala un rallentamento a fine 2021 sul fronte delle aggregazioni) e l’arrivo di una fetta importante delle risorse previste dal Pnrr, anche se le incognite non mancano.

Due su tutte: l’andamento dei contagi e quello dell’inflazione, che potrebbero influenzare soprattutto la dinamica di consumi, la componente più colpita dalla crisi pandemica. Intanto c’è anche un alto numero di aziende alle prese con il passaggio generazionale, fase spesso decisiva per definire il futuro in direzione di una cessione o di un’aggregazione.